Trading online: perdite, panico e fiducia

Investire in titoli sui mercati azionari a volte può non essere semplice neanche per gli operatori più accorti e professionali. Il comportamento assunto dei trader istituzionali nell’acquisto e vendita dei titoli differisce molto da quello del comune risparmiatore, il quale agisce spesso in modo impulsivo. Nel momento in cui quindi un risparmiatore decide di investire in titoli di borsa è necessario, tra le tante cose da sapere, riuscire ad acquisire quella mentalità attraverso cui è possibile affrontare il trading e il mondo degli investimenti in generale seguendo un corretto approccio psicologico-comportamentale. L’importanza di tale fatto risulta chiaro se si pensa ad esempio che molte delle perdite nel trading non sono causate da una inefficienza del sistema di trading, ma ad una reazione emotiva che spinge il trader ad agire in maniera controproducente.

Fiducia del trader nei propri titoli

Un meccanismo molto studiato dalla psicologia sociale è quello che vede l’investitore fresco di acquisti come molto ottimista circa l’andamento futuro delle proprie azioni. Ciò scatena da un lato una decisa corsa all’acquisto, che fa bene agli indici di borsa, dall’altro crea troppe speranze sul valore futuro di un singolo stock di azioni. Nel tempo l’investitore, soprattutto se viene ben consigliato, imparerà a capire cosa determina il prezzo di un’azione e cosa aspettarsi da un tipo di investimento.

I titoli oscillano, bisogna riconoscere il trend

Quando si investe in borsa la prima cosa da domandarsi è: perché sto facendo questo investimento? Quale è il mio reale obiettivo? Un investimento, per definirsi tale, deve generare un ritorno economico. È vero che la Borsa ci ha abituati a cattivi e buoni investimenti e che investire in titoli, di aziende, enti o fondi, non sia affatto una passeggiata, ma la verità è che con la diffusione del trading online, l’acquisto e la vendita di azioni in tempo reale su più mercati a tutte le ore, ha assunto le caratteristiche di un gioco simile all’azzardo. Per questo motivo conviene sempre di più conoscere la materia che si sta trattando: non solo il mercato azionario, ma anche come si evolvono i titoli, quali sono le variabili in gioco da prendere in considerazione nel momento in cui si decide di acquistare o vendere, come sviluppare delle strategie di trading efficienti basate sull’utilizzo dell’analisi tecnica ed algoritmica affinché si possano generare regolarmente profitti.

Secondo gli esperti, saper riconoscere i movimenti di prezzo non è affatto semplice, tuttavia è possibile riuscire a sviluppare dei sistemi che abbiano una comprovata aspettativa matematica positiva (a favore del trader). Tra i molteplici sistemi di trading e strategie utili alla generazione dei profitti, non possiamo non ricordare i sistemi trend follower (inseguitori di trend), in grado di riconoscere il trend del mercato, il principale alleato del trader, quello che fa guadagnare veramente.
Un esperto di trading può certamente aiutare a riconoscere questi momenti di prezzo, fondamentali per la generazione di profitti. Esistono molti servizi di consulenza e formazione in materia di trading in grado di offrire corsi (anche online) di trading professionali, tra i migliori quello proposto da ishowtrading.com.

investimenti in borsaGli studi sulla crisi del 1929 o del crollo del 1987 (lunedì nero) hanno dimostrato che a fare più danni non è stato lo scollamento tra economia reale e Wall Street, quanto quello tra reale andamento del mercato (in ascesa da anni) e panico degli investitori di piccolo taglio, cioè i risparmiatori. Nel caso del 1987 eravamo di fronte all’esordio dei trader robotizzati, quelli che oggi sono i software e le piattaforme di trading, per cui ci fu un certo congestionamento, con un ingorgo nelle vendite e nel conseguente panico, riprodottosi al quadrato. La borsa della Nuova Zelanda perse il 60% del valore in titoli, Wall Street addirittura il 22% (un quinto delle quotazioni nel più grane mercato finanziario del mondo).

Secondo gli analisti la causa fu la sopravvalutazione dei titoli da parte dei possessori, che pensava di essere entrati in possesso di biglietti della lotteria, utilizzando poi lo strumento degli ordini automatici via computer (al posto dei classici broker), col risultato che tanti di essi, alla fine della giornata, si ritrovarono con un pugno di mosche in mano.

La storia degli investimenti in borsa, insomma, ci dice che sono le bolle speculative a causare problemi, così come l’eccesso di fiducia e quello di sfiducia. Ad esempio, nel 2000 c’era troppa fiducia sulle aziende della new economy appena quotate, che riuscivano a raggiungere una capitalizzazione mai vista. La Tiscali di Renato Soru a un certo punto in borsa superò la capitalizzazione della FIAT, che al tempo aveva circa 200 mila operai e dipendenti in portafoglio. La bolla scoppiò quando ci si rese conto che dietro tante di queste aziende non c’era alcuna realtà economica e molto dell’entusiasmo era basato sull’eccessiva fiducia nei servizi via internet. Per inciso, dopo il crollo del 1987, Wall Street ebbe un immediato rialzo del 6%.

La crisi economica del 1929 (video)

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