Studio e sport fra luogo comune e realtà

Fra le scene a proposito delle quali qualsiasi appassionato di sport potrà sicuramente dire di aver assistito, una in particolare spicca per la sua frequenza: un atleta, dei giornalisti, una domanda, un errore grammaticale e il gioco è fatto. Le occasioni nelle quali uno sportivo si sia messo in luce per un qualche tipo di errore sono molteplici, fino a diventare dei veri e propri tormentoni: tutti ricordano le interviste al limite del surreale e i modi di dire di Trapattoni, o gli errori di Antonio Cassano. Proprio il numero di queste scene, e la frequenza con la quale si presentano, ha fatto sì che nel tempo prendesse forma la figura dello sportivo ignorante, scarsamente scolarizzato e che, in maniera inversamente proporzionale al suo talento sportivo, spicca per la poca dimestichezza con l’istruzione. Anche a causa del sentire comune che vede le esigenze del mondo dello sport agonistico come inconciliabili con quelle dei più alti livelli di istruzione, il tratto dell’ignoranza oggi è comunemente associato al profilo di un atleta di alto livello. Eppure, esistono numerosissime eccezioni che dovrebbero rendere evidente come quanto detto, e percepito, sia da considerare come niente più che uno stereotipo.

 

Partendo proprio dallo sport in Italia più seguito, il calcio, emergono subito delle storie che si discostano dal luogo comune: se è vero che, un po’ per motivi statistici, un po’ per motivi di copertura mediatica, proprio dal mondo del calcio arrivano i maggiori esempi di errori grossolani, si segnalano ancora con più forza gli esempi opposti. Per esempio, il difensore della Juventus Giorgio Chiellini è riuscito a coniugare alla perfezione il suo lavoro da calciatore ad alti livelli con il percorso di studio: laureato in economia, nel 2017 ha ulteriormente conseguito la laurea magistrale, il tutto rimanendo sempre un punto di riferimento sia nella Juventus che nella nazionale, della quale dal 2018 è capitano. Prima ancora è stato Guglielmo Stendardo a segnalarsi per la dedizione al campo da gioco e allo studio: protagonista di una carriera nella quale ha giocato, fra le altre, per Sampdoria, Lazio e Atalanta, è laureato in giurisprudenza, esercita la professione di avvocato e ha persino insegnato all’università LUISS. Nel 2012, in occasione dell’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, ha dovuto rinunciare alla convocazione per un Roma – Atalanta, suscitando persino le critiche dell’allora allenatore.

Negli Stati Uniti il binomio sport e istruzione è cosa nota anche grazie a numerosi film sugli sport a stelle e strisce; in ogni caso, è interessante notare come nel mondo del poker, ad esempio, alcuni fra i nomi più noti provengano proprio da alcune università ben conosciute, fra le quali la Hardin Simmons University e la Wisconsin University. Proprio degli USA è tipico il modello di borsa di studio sportiva, che permette a molti atleti di proseguire il proprio percorso di studi coniugandolo alla carriera agonistica: una formula simile sta prendendo piede anche in Italia, dove stanno aumentando i corsi di istruzione che prevedono la figura dello studente atleta con sperimentazione di una disciplina nazionale unica.

Guardando ad altri sport sui quali indugiano molto meno i riflettori, i casi di sportivi con un brillante percorso formativo alle spalle sono comunque numerosi. Nella F1 è nota la figura di Sergey Sirotkin, attuale terzo pilota Renault e laureato in ingegneria, cosa che lui stesso ha dichiarato avergli permesso di focalizzarsi su specifici aspetti delle auto. Uno dei volti storici nonché primatista dell’atletica italiana, Pietro Mennea, era invece dottore in ben quattro discipline: poteva infatti vantare una laurea in scienze politiche, in giurisprudenza, in scienze motorie e in lettere. L’anno scorso uno studio ha evidenziato come, nel mondo della pallavolo, la percentuale di atleti laureati sia molto alta: fra le serie A1 e A2 si parla di oltre il 20% di pallavoliste laureate, mentre in Superlega i colleghi maschi laureati si fermano poco sotto il 25%. Similmente, un rilevamento effettuato in occasione degli ultimi Giochi Olimpici del 2016 ha fatto emergere che, fra gli atleti italiani impegnati, il 13% era in possesso di una laurea.

Infine, una figura su tutte forse è in grado di rompere lo stereotipo dello sportivo poco acculturato: Sòcrates. Il centrocampista brasiliano, passato alla Fiorentina fra il 1984 e il 1985, venne così chiamato dal padre appassionato di filosofia greca, e si laureò in medicina; ciononostante, preferì portare avanti la professione di calciatore. Solo nel 1989, una volta deciso di sfilarsi definitivamente le scarpe da calcio, si dedicò alla professione di medico, esercitata fino al 2011: probabilmente è sua la storia più emblematica di come, nel mondo dello sport, possano mettersi in luce dei veri e propri intellettuali.

(Visited 9 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *