A spasso nella storia

A spasso nella storia

A spasso nella storia

Quando si parla della storia si fa riferimento ad ogni processo di sviluppo e il termine può quindi essere applicato a tutti i fenomeni della natura: in senso stretto la storia è la scienza che studia lo sviluppo della società umana come un processo unitario, coerente in tutte le sue pur varie manifestazioni. La storia in questo senso ha sempre avuto cultori: gli antichi abitatori delle caverne che cercavano di dipingere attraverso figure simboliche le imprese vere o leggendarie del loro antenati o le proprie, facevano della storia. Ogni esposizione storica é — di solito — fatta secondo determinati criteri che costituiscono la filosofia della storia, cioè la riflessione sulla natura, sulle cause, sugli effetti degli umani avvenimenti.

La storia nell’antichità

Precedentemente può essere considerato padre della storia il Vico li quale anzi — contrariamente all’opinione del filosofi e all’impostazione di tutti i sistemi filosofici dell’età moderna — ritenne che solo dei fatti umani (e non delle cose) si potesse fare la storia. Comunque dall’antica Grecia al sec. XVIII gli storici furono numerosi, appunto perché l’esigenza di raccontare le proprie vicende è naturale nell’uomo, ma questi storici non erano legati ad un sistema ideologico complesso come avvenne poi nella modernità: essi si limitavano ad esporre i fatti.

E s’intende che anch’essi seguivano un determinato indirizzo politico o culturale: lo storico rifletteva le idee dl un determinato gruppo politico, di un principe. La complessità del lavoro storico consiste appunto in questo: nell’essere capaci di creare l’elemento soggettivo da quello oggettivo.

La storia moderna

Come disciplina la Storia si può ancora definire come l’esposizione delle condizioni ed azioni umane d’importanza sociale, considerate nel loro ambiente, nel loro sviluppo e nel loro rapporto.  II grande sviluppo della storia, come scienza, come dottrina storiografica, si è avuto nell’800, grazie all’idealismo postkantiano, all’hegelismo e alle sue derivazioni, tra cui il meniamo, il positivismo, il neo-idealismo. Prima di elencare brevemente i maggiori storici dell’umanità, dovremo rispondere a una domanda: a che serve la storia?

Fin dai tempi più antichi la storia ha avuto un carattere pragmatico, educativo: é stata considerata magistra vitae. All’inizio dell’età contemporanea, invece, questo fine didattico della storia è stato messo in dubbio o addirittura negato come Mettimi:divo. Rousseau, per esempio, pensava che la storia fosse dannosa per la vita dello spirito, perché esposizione delle malvagie azioni degli uomini, contraria ai sentimenti di fraternità dei popoli, di umanità, e quindi esiziale (proprio per questa convinzione nel 1795 l’insegnamento della storia venne soppresso nelle scuole primarie francesi). Tuttavia tale concezione venne superata presto, com’era giusto, e oggi l’insegnamento e lo studio della storia vengono considerati universalmente necessari:  l’esperienza della storia imponente e solenne per la sua antichità e per la sua universalità, non può essere vana, il fine pragmatico ha spesso deformato il lavoro dello storico: la storia considerata come scienza, non si pone tale fine, che é secondario: essa si pone il fine di investigare le vicende dell’umanità e di trovare in cote un filo conduttore che le spieghi e illumini.

Metodologia della storia

Per scrivere della storia è necessario seguire determinati criteri, che costituiscono la metodologia: il procedimento dello studio storico e in gran parte frutto del buon senso, dell’ingegno naturale, del criterio e dell’ordine, della pazienza nell’indagine dei fatti, nella valutazione degli elementi che costituiscono il materiale storico, nello spirito di sintesi, nella capacità di esporre.

La metodologia storica consta di 4 parti: l’euristica, la critica, la sintesi e l’esposizione. l’euristica è la disciplina storica che si occupa della ricerca, cioè della raccolta del materiale di studio necessario alla trattazione di un argomento. Il materiale storico comprende le fonti e la bibliografia. Le fonti possono essere avanzi (resti materiali, rozzi o lavorati. lasciati dagli uomini e attestanti l’attività umana: ogni pietra scheggiata. osso lavorato, resto di abitazione, ecc., costituisce un avanzo) e testimonianze iscritte e non scritte: esse sono dovute alla volontà consapevole dell’uomo). Le testimonianze possono essere mute, cioè non scritte e non parlate, come i costumi, i riti, le feste, le opere d’arte senza iscrizioni; orali, come le tradizioni non scritte, i canti popolari, i proverbi, i racconti popolari, ecc.; e scritte che sono le fonti storiche vere e proprie e comprendono decine di categorie, da quelle narrative a quelle storiche propriamente dette. E sono fonti storiche le iscrizioni delle piramidi, le tavolette babilonesi, le tavolo greche, i codici medievali. ecc. La quantità delle fonti scritte è enorme e un primo elenco riempirebbe pagine e pagine.

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