Snowden e Assange sono due eroi del nostro tempo?

Spesso nel cinema gli hacker vengono considerati degli eroi puliti, senza macchia, che lottano contro il potere, la macchina del sistema che stritola. È stato così fin dagli albori della cinematografia dedicata al settore, come il fantastico War Games, il primo film a rappresentare gli hacker come una forza in grado di interferire nei processi governativi conosciuti e sconosciuti. La serie Mr. Robot ci dà un’idea così come la trilogia Matrix ci racconta della forza evocativa e dirompente della ribellione al codice, operata da Neo e dagli altri. Oggi nella cronaca politica la figura dell’hacker è tangibile: si parla spesso di Anonymous, un benemerito gruppo internazionale che si batte per cause di valore, così come di Assange e Snowden, che in una maniera o nell’altra ci stanno mettendo a disposizione informazioni e hanno fatto in modo che tutti sapessero qual era il livello di controllo governativo sulla nostra vita privata.

Ma figure simili possono essere considerate positivamente. In questi giorni nelle sale italiane sta arrivando Snowden, il film che Oliver Stone ha dedicato all’informatico statunitense che ha collaborato in qualità di consulente della NSA. Julian Assange, tutt’ora accusato di stupro da una corte svedese e rifugiatosi nell’ambasciata ecuadoriana di Londra, durante la campagna elettorale per le presidenziali americane, è stato accusato dagli esponenti del Partito Democratico USA di essere una marionetta al servizio di Putin. Accusa che sembra avere dei riscontri, secondo i giornali americani.

snowdenSnowden mise a disposizione del grande pubblico informazioni che pensa fossero di pubblico interesse, in modo molto neutrale, ponendo l’attenzione sulla liceità di alcuni comportamenti governativi, come il fatto che la principale agenzia sulla sicurezza nazionale americana spiasse i capi di stato e di governo dei paesi alleati. Assange ha fatto di Wikileaks inizialmente un grande porto franco dove reperire le informazioni sui cablogrammi spediti dalle ambasciate ai loro referenti nonché agli scambi di mail di cui l’organizzazione è entrata in possesso. Quest’ultima però non è apparsa molto neutrale ed è stata accusata dal New York Times di essere al soldo della Federazione Russa, danneggiando Hillary Clinton e tentando di interferire pesantemente sulla campagna elettorale. Snowden insomma appare molto più ingenuo e idealista di Assange, ed è per questo che spesso ogni tanto si sentono voci circa un perdono presidenziale, che Obama ancora ieri 22 novembre 2016 ha ribadito di non voler concedere, in quanto le sue rivelazioni hanno messo a repentaglio la vita di numerosi agenti sotto copertura americani. Assange è un profilo più inquietante se vogliamo o comunque meno rassicurante, che viene ripreso sotto falso nome nell’ultimo romanzo di Jonathan Franzen “Purity”.

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