Come si diventa Presidente del Consiglio in Italia

La figura del Presidente del Consiglio dei Ministri è prevista dalla nostra Costituzione. Egli viene definito informalmente anche “premier” o “primo ministro”, rifacendosi ad espressioni o figure presenti in altri paesi europei.

Va detto che il presidente italiano non è una specificità tipica. La sua figura ricalca quella del premier britannico, dal momento che l’ordinamento statutario del Regno di Sardegna (Piemonte) prevedeva la figura proprio ricalcando la lunga esperienza britannica. Cavour, ad esempio, fu il primo presidente del consiglio italiano dopo l’Unificazione (1861).

Per tutta la fase iniziale dell’Unificazione il presidente del consiglio è a capo di un organo collegiale, che dipende dalla fiducia delle Camere e dal potere di investitura della monarchia. Ma è solo con il fascismo, con le cosiddette leggi fascistissime del 1925, che viene creata la figura del “capo del governo”, come anche oggi viene definito informalmente dai media.

È con il dopoguerra e con la Costituzione del 1948, quella attualmente in vigore, che ritorna la figura del Presidente del Consiglio dei Ministri. Nell’ordinamento vigente egli compone il governo insieme ai ministri, che deve proporre al capo dello stato, il quale procede alla loro nomina di intesa con il Presidente.

Quanto alle sue funzioni, il presidente del consiglio ha a che fare con un testo molto lacunoso dal punto di vista delle direttive. La Costituzione si esprime in maniera molto larga, dicendo che “deve dirigere la politica generale del Governo”, della quale evidentemente è il primo e più importante referente e responsabile. Inoltre deve mantenere “l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l’attività dei ministri”.

Spesso, premier come Berlusconi e Prodi, che pur godendo di ampie maggioranze parlamentari hanno dovuto affrontare diverse frammentazioni della loro compagine governative, hanno lamentato che il Presidente del Consiglio ha pochi poteri.

In realtà, la costituzione sostanziale suggerisce che le varie leggi elettorali con premio di maggioranza, abbiano attribuito maggior potere al premier, specie quando questi è il capo riconosciuto del partito o della coalizione che rappresenta. È successo ai governi politici di Berlusconi, Prodi e da ultimo Renzi e Conte II. Governi tutto sommato forti, che sono durati diversi anni, ben sopra la media dei governi della Prima Repubblica.

Il presidente del consiglio dei ministri non viene eletto dai cittadini, ma nominato dal Presidente della Repubblica. Questo è dovuto al fatto che nell’ordinamento italiano, l’istituzione più importante è il Parlamento e non l’Esecutivo. Il parlamento ha funzioni di verifica e controllo dell’attività di Governo, cui può concedere deleghe per la presentazione di disegni di legge, ma è l’ultimo giudice della sua permanenza in carica, attraverso lo strumento fondamentale della Fiducia.

Giorgia Meloni, FDI (keystone)

Per l’ordinamento italiano, poi, il Presidente della Repubblica è tenuto ad osservare la centralità del Parlamento, formando un governo fintanto che sia possibile.

Per la nostra Costituzione ogni presidente del consiglio è eletto dal Parlamento e da esso riceve la fiducia e il diritto / dovere di governare. Il premier non è eletto dal popolo, ma nominato dal presidente della repubblica, sulla base delle indicazioni raccolte in seno all’assemblea dei rappresentanti del popolo, dove trova la legittimità.

Dopo le elezioni politiche, le forze sono chiamate alle consultazioni dal presidente della repubblica.

In questa sede i vari gruppi parlamentari comunicano se si è raggiunta l’intesa su un nome in particolare. Il presidente, se non ci sono ostacoli, procede a dare l’incarico.

Questo passaggio è fondamentale perché il Presidente della Repubblica non ha piacere nel mandare una figura allo sbaraglio a cercare voti.

Di norma si agisce in senso contrario: le forze presenti in parlamento si mettono d’accordo su un nome.

Questo nome può essere anche espresso prima delle elezioni politiche, ma è più un tratto di costituzione sostanziale che formale.

Se delle forze di una coalizione si mettono d’accordo sul nome più votato o su un capo politico poco cambia: la persona indicata dovrà comunque ricevere la fiducia in Parlamento ed è dal Parlamento che si parte (e al quale si arriva).

A tutti gli effetti non esiste alcuna differenza nel valore della legittimità.

Se un sistema è rappresentativo (cioè il potere del popolo si esercita attraverso una delega concessa ai rappresentati, ovvero i deputati e i senatori), il potere si trasferisce dal popolo ai delegati e da questi al governo. Il presidente della repubblica ratifica questa trasmissione di poteri che ha necessità delle forme, per essere valida.

Se un sistema prevede l’elezione diretta, la trasmissione del potere alla figura eletta, ad esempio il presidente della repubblica, come negli USA o in Francia, avviene direttamente, senza intermediari. Ma questo passaggio non è più legittimo di altri fintanto che esistono le forme di tutela (le garanzie costituzionali).

Infatti, la storia ha dimostrato ampiamente che anche il passaggio diretto della trasmissione del potere da popolo a presidente, può essere molto meno legittimo. Basti pensare all’uso dei plebisciti nell’epoca del Fascismo.

Nota poi come anche nelle repubbliche presidenziali, il potere del parlamento è sempre di bilanciamento e controllo, e il parlamento è sempre rappresentativo (cioè il potere del popolo si esercita per mezzo dei suoi rappresentanti democraticamente eletti).

Lo stesso meccanismo si è ripetuto ovviamente durante la formazione del governo Conte I, del governo Conte II con uno schieramento sostanzialmente opposto al primo e con il governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi. Questo perché la Costituzione ha valenza di norma principale e stabilisce precisi passaggi e doveri in ordine alla formazione del governo.

Come abbiamo visto, il Governo si insedia attraverso un percorso fatto di prassi e di regole normative.

Il presidente della Repubblica avvia le consultazioni tra i gruppi parlamentari, ovvero sonda l’interesse di tutti a formare un governo e ascolta le proposte provenienti dal parlamento (positive o negative o di totale disinteresse).

Sentite queste, tira le fila delle consultazioni e affida un incarico, dicendo in sostanza al premier incaricato, di trovare l’accordo con le forze disposto a sostenerlo in parlamento e presentare una lista di ministri.

Una volta trovata la quadra, il presidente della repubblica procede alla nomina, in quanto – si dice – il premier incaricato “ha sciolto la riserva”, ha cioè messo insieme la sua maggioranza (in termini pratici).

L’incaricato può anche accettare l’incarico senza riserva, se l’indicazione è chiara e c’è l’accordo sulla formazione del governo.

Solo con il giuramento del premier e dei ministri il governo nelle mani del Presidente della Repubblica, il governo entra formalmente in carica. Rimane il punto che esso a questo punto deve presentarsi alle Camere per la ratifica della fiducia, che non è affatto scontata.

I requisiti politici per diventare presidente del consiglio

Può essere nominato presidente del consiglio un qualsiasi cittadino italiano che goda di tutti i diritti politici, anche non eletto tra le file dei parlamentari.

La sua fortuna politica dipende dalla capacità di avere una maggioranza che sostiene il suo Esecutivo. Che gli vota la fiducia e lo sostenga durante il suo mandato.

Senza la maggioranza può venire meno il rapporto di fiducia, portando alla caduta del Governo.

Negli anni della Seconda Repubblica, dove vi sono partiti più fragili, che guadagnano e perdono consenso in modo molto rapido, perlopiù personalistici, si è accentuata la tendenza a proporre incarichi ai leader designati dai partiti.

Portando dunque all’indicazione del presidente del consiglio nel simbolo elettorale. La realtà dice poi che la Costituzione conta più di queste trovate elettorali e alla fine viene scelta la figura che è in grado di mettere d’accordo più forze, anche sul piano politico.

Letture consigliate…

Il Presidente della Repubblica in Italia

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