Come si diventa Presidente del Consiglio in Italia

Con le elezioni del 4 Marzo 2018 si è determinata una situazione particolare nella quale troviamo un partito e una coalizione che formalmente possono richiedere l’incarico. A decidere però è il Presidente della Repubblica che verificherà, in sede di consultazioni, quali forze politiche hanno le maggiori possibilità di ottenere la maggioranza in Parlamento.

Il governo infatti ha bisogno della Fiducia delle Camere per partire, fiducia che si ottiene solo con un voto a maggioranza all’interno dei due rami del Parlamento. Attualmente le forze rappresentate in Parlamento non hanno la forza necessaria per raggiungere questo numero (315 alla Camera, 155 al Senato).

Va detto che il presidente italiano non è una specificità tipica. La sua figura ricalca quella del premier britannico, dal momento che l’ordinamento statutario del Regno di Sardegna (Piemonte) prevedeva la figura proprio ricalcando la lunga esperienza britannica. Cavour, ad esempio, fu il primo presidente del consiglio italiano dopo l’Unificazione (1861).

Per tutta la fase iniziale dell’Unificazione il presidente del consiglio è a capo di un organo collegiale, che dipende dalla fiducia delle Camere e dal potere di investitura della monarchia. Ma è solo con il fascismo, con le cosiddette leggi fascistissime del 1925, che viene creata la figura del “capo del governo”, come anche oggi viene definito informalmente dai media.

È con il dopoguerra e con la Costituzione del 1948, quella attualmente in vigore, che ritorna la figura del Presidente del Consiglio dei Ministri. Nell’ordinamento vigente egli compone il governo insieme ai ministri, che deve proporre al capo dello stato, il quale procede alla loro nomina di intesa con il Presidente.

Quanto alle sue funzioni, il presidente del consiglio ha a che fare con un testo molto lacunoso dal punto di vista delle direttive. La Costituzione si esprime in maniera molto larga, dicendo che “deve dirigere la politica generale del Governo”, della quale evidentemente è il primo e più importante referente e responsabile. Inoltre deve mantenere “l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l’attività dei ministri”.

Spesso, premier come Berlusconi e Prodi, che pur godendo di ampie maggioranze parlamentari hanno dovuto affrontare diverse frammentazioni della loro compagine governative, hanno lamentato che il Presidente del Consiglio ha pochi poteri. In realtà, la costituzione sostanziale suggerisce che le varie leggi elettorali con premio di maggioranza, abbiano attribuito maggior potere al premier, specie quando questi è il capo riconosciuto del partito o della coalizione che rappresenta. È successo ai governi politici di Berlusconi, Prodi e da ultimo Renzi. Governi tutto sommato forti, che sono durati diversi anni, ben sopra la media dei governi della Prima Repubblica.

Il governo non viene eletto dai cittadini, ma dal Presidente della Repubblica. Questo è dovuto al fatto che nell’ordinamento italiano, l’istituzione più importante è il Parlamento e non l’Esecutivo. Il parlamento ha funzioni di verifica e controllo dell’attività di Governo, cui può concedere deleghe per la presentazione di disegni di legge, ma è l’ultimo giudice della sua permanenza in carica, attraverso lo strumento fondamentale della Fiducia.

Paolo Gentiloni, presidente del consiglio
Paolo Gentiloni, presidente del consiglio

Per l’ordinamento italiano, poi, il Presidente della Repubblica è tenuto ad osservare la centralità del Parlamento, formando un governo fintanto che sia possibile. Chi critica Mattarella per non essere andato alle urne, quando è caduto il governo Renzi, dovrebbe capire che è la Costituzione che gli richiese l’incarico con riserva a Gentiloni (o chiunque sia). E che non è vero che Renzi non era stato eletto dal popolo, in quanto per la nostra Costituzione ogni presidente del consiglio è eletto dal Parlamento e da esso riceve la fiducia e il diritto / dovere di governare. Il futuro premier, sia esso Luigi Di Maio o Matteo Salvini o chi per loro, non è eletto dal popolo, ma dai suoi rappresentanti.

Come abbiamo visto, il Governo si insedia attraverso un percorso fatto di prassi e di regole normative. Il presidente della Repubblica avvia le consultazioni tra i gruppi parlamentari, ovvero sonda l’interesse di tutti a formare un governo e ascolta le proposte provenienti dal parlamento (positive o negative o di totale disinteresse). Sentite queste, tira le fila delle consultazioni e affida un incarico, dicendo in sostanza al premier incaricato, di trovare l’accordo con le forze disposto a sostenerlo in parlamento e presentare una lista di ministri. Una volta trovata la quadra, il presidente della repubblica procede alla nomina, in quanto – si dice – il premier incaricato “ha sciolto la riserva”, ha cioè messo insieme la sua maggioranza (in termini pratici). Solo col giuramento del premier e dei ministri il governo entra formalmente in carica. Rimane il punto che esso a questo punto deve presentarsi alle Camere per la ratifica della fiducia, che non è affatto scontata.

I requisiti politici per diventare presidente del consiglio, può diventarlo un cittadino italiano che goda di tutti i diritti politici, anche non eletto tra le file dei parlamentari, stanno quindi tutti nella capacità di avere una maggioranza che sostiene il suo Esecutivo. Che gli vota la fiducia e lo sostenga durante il suo mandato. Senza la maggioranza può venire meno il rapporto di fiducia, portando alla caduta del Governo.

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