Scegliere un nome che rimanga nella memoria

Chi comprerebbe un disco di Rosalino Cellamare? Di Adelmo Fornaciari? Forse nessuno. Ron e Zucchero invece hanno venduto milioni di copie, grazie anche alla magia di un nome d’arte indovinato. Negli anni 80 del secolo scorso Donatella Rettore ne fece un manifesto cancellando via il nome Donatella. Per non dire di Madonna, che ha preferito un approccio più diretto per cancellare nome e cognome. Anche lontano dai riflettori, un nome deve stare bene, influenza la vita, attrae o respinge gli altri.

salvalaggio01gDare il nome a un bambino sembra facile, ma non lo è affatto. Quelli più in voga al momento? Secondo l’ISTAT per le donne Sofia, Giulia, Aurora, Giorgia e Martina. In discesa Emma, Chiara e Sara, mentre salgono le Greta, le Noemi e le Anna a fronte di un cedimento dei nomi tradizionali. Nel caso dei maschietti il grosso boom è per il classico Francesco, spinto dal successo del nostro Pontefice, mentre resta stabile Alessandro al secondo posto, con la risalita di Lorenzo e Leonardo. Mattia, Matteo, Gabriele e Andrea sono in discesa. Pietro, Simone, Giovanni e Luca un tempo scelti tantissimo ormai si attestano oltre la ventesima posizione, come scende anche Marco. Negli anni ’90 erano tra i nomi più gettonati.

In Italia la tendenza a chiamare tutti i bimbi allo stesso modo è netta, anche se non mancano le influenze dovute alla musica, al cinema e di recente alle serie TV. Secondo gli esperti del settore: il patrimonio onomastico nazionale, ce fino al principio degli anni ’60 si era mantenuto stabile intorno ai quattromila nomi, già nel corso della fine del secolo scorso si era ridotto a non più di mille. Le preferenze poi si sono andate restringendo a una trentina di nomi assolutamente normali, che rappresentano, statisticamente, una bella fetta di percentuale dei bambini nati nell’ultima generazione. Pochi dunque i bambini che non si chiamino Alessandro, Lorenzo, Mattia o Francesco. Rarissimi i casi di recupero di nomi tradizionali che si passavano da nonno a nipote. L’aspetto più interessante è dato dal fatto che i nati sono comunque pochi, quindi non siamo di fronte a un’armata Zombie che cammina tutta con lo stesso nome, ma ci siamo quasi. Nel frattempo sono ricche le pubblicazioni online e di libri che consigliano quale nome scegliere. Sono lontani i tempi delle baruffe paesane dei personaggi di Giovanni Guareschi, con il sindaco comunista Peppone, che voleva chiamare il figlio Lenin Libero Antonio. Dopo una scazzottata vinse il focoso don Camillo e pertanto il figlio si chiamò Camillo Libero Antonio. Una leggenda metropolitana diceva che Nantas Salvalaggio doveva il suo strano nome (che non può avergli nuociuto durante la crescita professionale) si chiamasse così perché il padre intendeva chiamarlo Satana, e di fronte alle resistenze dell’impiegato dell’anagrafe, abbia poi ripiegato sull’anagramma. Secondo il giornalista era una storia messa in giro da quella vipera di Indro Montanelli. Umberto Bossi, al culmine della sua ascesa politica, chiamò il figlio Eridano, come l’antico nome del Po. Scegliere un nome non è facile, ma non dovrebbe essere una inutile condanna per il figlio.

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