Pro e contro dell’immigrazione in Italia

Non c’è dubbio che il tema della sicurezza e dell’immigrazione incontrollata abbia contribuito a determinare lo schiacciante risultato delle elezioni italiane del 2018. Lo stesso può dirsi per il risultato del referendum sulla Brexit, nonché della vittoria di Trump negli USA contro le politiche di apertura dell’amministrazione Obama. In tutti questi casi, per la popolazione è sembrato che il governo, anziché preoccuparsi della crisi che ha investito il ceto medio o comunque una larga fascia di famiglie che prima riuscivano a cavarsela e poi sono state messe in ginocchio, si stesse preoccupando più di chi veniva da fuori che di chi ci abitava.

pro e contro dlel'immigrazioneVera o falsa che fosse questa preoccupazione, il tema rimane ed è fortemente sentito. Questo per un semplice motivo. Se arriva un immigrato è assai probabile che la comunità se ne occupi da sola, senza che intervenga in alcun modo lo stato con i suoi apparati periferici e centrali. Se gli immigrati sono 10 in genere interviene il Comune o la Circoscrizione e questo basta a integrarli. La comunità assolve al suo compito dandogli da lavorare, spesso in posizioni umili che noi non facciamo più. Quando gli immigrati però diventano 100 e deve occuparsene lo Stato, per ovvii motivi collegati all’organizzazione e alle risorse economiche e umane, il problema non è solo di chi deve essere accolto ma anche di chi deve accogliere. Per questo motivo oggi vincono le forze politiche che si preoccupano anche di accoglie. Il ragionamento, che piaccia o no, non fa una piega.

Detto ciò, le immigrazioni sono sempre esistite. Le grandi migrazioni dei popoli verso l’Impero Romano, non ci crederete mai, hanno consentito allo stesso di durare due secoli più del necessario. Quando le strutture interne sono crollate, quelle periferiche non sono più riuscite a regolare il sistema e le migrazioni si sono trasformate in invasioni vere e proprie, spesso di popoli asiatici prima ancora che le popolazioni germaniche, che vivevano da secoli ai confini di Roma, rappresentando di rado un problema e molto più una RISORSA.

A proposito di risorse o meno, dunque, quali sono i pro e i contro dell’immigrazione, con particolare riferimento all’Italia.

I vantaggi per il paese ospitante come l’Italia

  1. L’economia  di mercato non è un sistema impermeabile in condizioni nelle quali merci e persone circolano liberamente: i posti di lavoro e la domanda e l’offerta sono fluide. Le aziende possono utilizzare la forza lavoro dei migranti per assegnare posti di lavoro vuoti. Anche nelle economie floride non si raggiunge mai la piena occupazione.
  2. In un paese che invecchia come il nostro, l’arrivo di popolazione giovane può dare linfa alle strutture complessive del paese. Va ricordato che la demografia impatta notevolmente sul welfare state: pochi giovani e molti vecchi significa che oltre che l’impoverimento complessivo del paese, dal punto di vista genetico, anche nell’incapacità dello stesso, nel presente, di far fronte a problemi come i costi della sanità che aumentano con l’aumentare della fascia di anzianità; le pensioni che devono essere pagate dalla forza lavoro attuale, che non vedrà ricompensato il suo sacrificio nel futuro, considerando la perdita costante di popolazione attiva.
  3. In un momento di crescita economica la forza lavoro fresca contribuisce al sostentamento della stessa crescita. Dal momento che non c’è mai occupazione totale, crescendo economicamente si può comunque contare su una forza che non verrà mai meno.
  4. C’è un vantaggio evidente nell’arricchimento culturale. La diversità non porta problemi, se viene integrata. I principali imperi della storia sono stati tutti multiculturali: l’impero persiano mescolava genti di tutti i paesi. L’impero romano è stato il più grande esperimento di melting-pot culturale della storia. All’approvazione della Constitutio Antoniniana di Caracalla, tutti gli abitanti dell’Impero, dalla Britannia all’Iraq attuale erano cittadini romani, senza alcuna distinzione di razza, lingua e religione. Lo stesso si può dire dell’Impero Britannico: quando la Gran Bretagna ebbe necessità di uomini e risorse per la sua sopravvivenza, tutti i popoli dei Dominions contribuirono allo sforzo. Gli Stati Uniti possono essere considerati un moderno impero con tratti molto peculiari: ma basta guardare i cognomi di tanti dei personaggi più influenti in ogni settore, per capire quale sia stato l’apporto delle comunità straniere in termini di ingegno e creatività. Uno degli inventori di Google è nato in Russia e con Google ha dato potere all’America, non alla Russia. Steve Jobs era di ascendenze siriane. Inutile parlare dei tanti discendenti irlandesi, tedeschi e italiani che hanno dato lustro e ricchezza gli USA. Donald Trump stesso è di origini tedesche, mentre Obama è di origine keniane. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza del paese ospitante, non di quello di provenienza.
  5. La scuola come sistema globale, di crescita e apprendimento, tende a essere svilita dal calo demografico. I governi, interpretando la scuola come un costo, tendono a imporre tagli all’insegnamento usando la scusa dei pochi scolari. Un’immigrazione costante aiuta a mantenere alta la percentuale di scolarizzazione, conservando un asset decisivo per il futuro del paese.

I contro dell’immigrazione in Italia e negli altri paesi

  1. Entrando nel merito del lavoro, gli immigrati possono fare concorrenza interna non tanto perché “rubano il lavoro agli italiani”, ma perché sarebbero disposti, data la natura del mercato del lavoro, basato sulla libera offerta, ad accettare stipendi più bassi e condizioni salariali peggiori. In ciò potrebbero spingere i datori di lavoro e le imprese a offrire condizioni di lavoro sempre più misere anche ai locali, generando un peggioramento complessivo dei salari e quindi ritorcendosi contro alla lunga su intere aree dominate da scarsa occupazione, isolamento e spopolamento.
  2. Le imprese, puntando su una forza lavoro meno qualificata, potrebbero fallire i loro obiettivi di espansione basati su un sano ricorso a una maggiore produttività, a una migliore formazione, a una costante innovazione portandole a perdere competitività nel mercato internazionale. La globalizzazione di fatto comporta il ricorso all’abbassamento dei costi di produzione, che possono essere abbassati anziché delocalizzando oppure offrendo lavoro a immigrati, agendo sulla ricerca e l’innovazione.
  3. I migranti possono essere sfruttati. Infatti, non è un caso che nei grossi flussi migratori si registrino autentici fenomeni di schiavismo moderno. Numerosi i casi acclarati e condannati di sfruttamento della prostituzione, tratta di umani anche per il mercato degli organi, sfruttamento di forza lavoro minorile, capolarato, reclutamento nella criminalità organizzata e comune.
  4. Se l’occupazione di posti di lavoro residuali dipende dai flussi migratori, qualora questi diminuissero il modello potrebbe saltare e di fatto bisogna scommettere nella sfortuna degli stati da cui essi arrivano per avere manodopera a buon mercato.
  5. A livello culturale le integrazioni non sono mai state facile tra popoli di diverse etnie, tradizioni, lingue e religioni. Quando si fa il paragone tra immigrazione degli italiani e immigrazione verso l’Italia, dicendo che anche noi eravamo migranti e che alla fine ci siamo integrati, bisogna sottolineare che non è andata così soprattutto agli inizi. L’ostilità verso gli immigrati italiani era fortissima e di fatto, facendo comunità tra di loro, essi, come gli irlandesi, tendevano a ghettizzarsi. Il caso Sacco & Vanzetti è un esempio magistrale di discriminazione basata sui pregiudizi razziali contro gli italiani. Non è capitato solo negli USA ed è capitato anche tra italiani, durante le immigrazioni dal Sud al Nord nel secondo dopoguerra. In sostanza, quando gli immigrati tendono a ghettizzarsi, a stare insieme, a creare interi quartieri e non mescolarsi (perché non ce la fanno o non gli viene permesso) prima o poi la pentola che bolle fa saltare il coperchio. Il terrorismo in Europa nasce soprattutto in contesti come questi. Uno dei motivi per cui in Italia ci sono stati meno problemi, dipende dal fatto che non abbiamo vaste comunità di immigrati ghettizzate. Ma questo non può essere escluso per il futuro e servono politiche di controllo e di integrazione per evitarlo, osservando le situazioni a livello locale. Stanziando risorse e formando personale adatto a gestire i flussi.
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