Pro e contro del fascismo

Col ritorno in auge della destra nazionalista in Europa (in Italia, Polonia, UK, Ungheria, Germania e Francia per citare alcuni esempi) e negli Stati Uniti (Donald Trump, MAGA, Proud Boys) alcuni temono che possano ritornare delle politiche fasciste. Va detto che quando i partiti nazionalisti hanno preso il potere nei paesi principali, quasi sempre ne è venuta fuori una guerra o delle tensioni.

Noi italiani abbiamo un primato: non abbiamo inventate le dittature totalitarie, probabilmente, ma abbiamo inventato il fascismo. Spesso si dice, senza conoscere i fatti, che se Mussolini non fosse entrato in guerra a fianco della Germania, il Fascismo sarebbe potuto durare quanto Franco in Spagna. Ma in realtà non è così.

All’epoca dell’ingresso in guerra il Fascismo era già in declino, aveva perso la sua spinta propulsiva da anni e la dimostrazione è la disaffezione totale al regime appena crollato, nel 1943, il senso di liberazione anche mentale che dominò le confuse giornate che andarono dal 25 luglio all’8 settembre di quell’anno.

Il Fascismo si dice che però abbia fatto anche cose buone. Ed è normale, essendo stato al potere per venti anni, qualcosa di buono avrà fatto.

Personalità illustri sono vissute durante quel periodo, pensiamo a Enrico Fermi, Guglielmo Marconi, Luigi Pirandello, Concetto Marchesi e altri.

Quando si fanno i pro e i contro del Fascismo bisognerebbe tenere a mente dei cardini fondamentali attraverso il quale possiamo giudicare l’azione di un governo: politica interna e libertà personali, economia e benessere dei cittadini – quindi lavoro, crescita delle attività e dei salari, dei consumi e del commercio – politica internazionale e prestigio del paese.

Se badiamo a questi punti esce un quadro a tinte fosche.

In economia

Dal punto di vista dell’economia il paese sotto il Fascismo non è mai cresciuto veramente. È vero che le condizioni di vita sono migliorate, ma questo miglioramento va ascritto principalmente ai progressi tecnologici.

Il fascismo ha cercato di sostenere una politica sociale, di assistenza alle famiglie, dopo la grande crisi del 1929, ma i principali istituti che lo governavano erano già presenti prima. Gli assegni familiari furono uno strumento nato in quel periodo.

Dal punto di vista però della produzione industriale, non ci furono crescite significative. Il fascismo organizzò l’economia attraverso due cardini: l’interventismo e la libertà concessa agli agrari e agli industriali.

Fu un governo della borghesia, finanziato dal grande capitale, che soffocò i diritti dei lavoratori abolendo le libertà sindacali.

Intervenne quindi per favorire la bonifica e aumentare la produzione nazionale, ma con il risultato di mantenere il paese legato ancora all’agricoltura, piuttosto che agganciarlo all’industrializzazione.

Il vero fallimento fu senz’altro il sistema corporativo, che Mussolini vedeva come una terza via in grado di far andare insieme lavoratori e industriali, con la Carta del Lavoro. Nei fatti però l’interesse nazionale prevaricava i diritti dei lavoratori.

I diritti politici dei cittadini

I cittadini persero anche i diritti politici fondamentali, come quello di partecipare in libere associazioni e partiti, nonché godere di una stampa e di una radio libere. Le leggi razziali furono poi il colpo alla credibilità del regime, emanate per dar corpo al progetto totalitario, nel tentativo di creare un asse ideologico più duraturo con la Germania, che contraddiceva secoli di storia italiana, notoriamente accogliente con gli Ebrei e le minoranze.

I gravi errori di Mussolini

Qui infatti si manifestarono i più gravi errori di Mussolini. Mettendosi a fianco della Germania l’Italia perse immediatamente il vantaggio di essere una potenza equilibrante, vincitrice della prima guerra mondiale.

Questo potere di intermezzo tra Francia e Germania aveva consentito a Mussolini molta manovra in Europa, soprattutto nei Balcani, che di fatto erano diventati un’area di influenza italiana.

L’appoggio dato a Hitler, per motivi ideologici, nel tentativo di controbilanciare la forza della Francia, da sempre ostile a una Germania forte, lo rese di fatto un burattino nelle sue mani, fino all’incredibile farsa dello stato fantoccio della Repubblica Sociale Italiana.

Una politica coloniale e di potenza bocciata dall’inadeguatezza dell’esercito avrebbe dovuto consigliare maggior prudenza e indipendenza, che non ci fu mai, soprattutto dopo la guerra in Africa e in Spagna.

Il paese, prima annoverato tra i 4 grandi, nonostante non fosse minimamente paragonabile a quei paesi per potenza economica, perse una guerra disastrosa, dalla quale seppe riprendersi solo grazie al Piano Marshall e alla contrapposizione tra i blocchi, che gli diede un nuovo ruolo diplomatico, giocato abilmente durante tutta la prima repubblica.

In definitiva. Nel campo dei PRO:

  • Modernizzazione delle infrastrutture del paese (bonifiche, strade, ferrovie).
  • Miglioramento della posizione italiana nel contesto internazionale (fino al 1935).
  • Impulso ad alcune innovazioni tecniche (con dei limiti: Fermi contribuì in modo decisivo alla realizzazione della bomba atomica negli USA, contro l’Italia; Marconi operò principalmente in Gran Bretagna, dove era di casa).

Nel campo dei CONTRO:

  • Aggressione contro Etiopia, una nazione libera, ultimo esempio di colonialismo europeo ormai fuori tempo massimo.
  • Invasione Albania, altro stato sovrano.
  • Asse con la Germania, nazione notoriamente più potente, che mise in secondo piano l’azione diplomatica tanto da non impedire la guerra nel 1939 (Mussolini contava nel suo ascendente su Hitler per ritardarla almeno al 1942).
  • Entrata in guerra in condizioni di totale impreparazione.
    – dichiarazione di guerra a paesi amici come URSS (l’Italia fu tra le prime a riconoscere la nuova entità sovietica). Inghilterra e USA.
  • Le leggi razziali con le deportazioni (non rientravano in alcun programma originale del Fascismo), un’autentica macchia che grava tuttora sul popolo italiano.
  • La conduzione della guerra senza alcuna strategia né obiettivi con annesse figuracce storiche come Taranto, la campagna di Grecia e la pugnalata alla Francia.
  • L’eliminazione delle principali libertà individuali, l’instaurazione di un regime totalitario che contribuì a scatenare una guerra che comportò la perdita di decine di milioni di soldati e civili in Europa.
  • Eliminazione degli avversari politici, tra tutti spicca l’assassinio di Giacomo Matteotti che diede a Mussolini l’occasione per instaurare la dittatura con le leggi del 1925.

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