Possibile casus belli della Terza Guerra Mondiale: chi vincerebbe

Quando le nazioni si sono scontrate nel 1914-1918, non sapevano di combattere una guerra mondiale. Si riferivano a quel conflitto come la “guerra europea” o in seguito “la grande guerra”. La prima guerra mondiale, negli auspici dei belligeranti, doveva durare poche settimane, massimo “fino a natale del 1914” e sarebbe stata limitata al fronte occidentale. Poi gli eventi presero una piega differente e il conflitto durò sei anni. Anni duri, di distruzione, lutti, malattie e un generale arretramento della conquiste liberali e civili acquistate negli anni precedenti, che avevano visto, tra le altre cose, l’emancipazione delle masse operaie.

Sorprendentemente la Seconda Guerra Mondiale ricalcò la falsariga dalle prima: errori di valutazione impedirono lo scoppio o che si prolungasse oltre la spartizione della Polonia. E il sistema di alleanze già presente nel primi conflitto, mise in moto i meccanismi che portarono anche qui a un conflitto di 5 anni, molto più esteso e distruttivo. Reso totale dall’asprezza e dalla divisione ideologica tra democrazie e regimi totalitari e il coinvolgimento massiccio dell’URSS, degli USA e del Giappone.

Durante gli anni della Guerra Fredda (dal 1949 al 1989) si è spesso parlato di scoppio della terza guerra mondiale, a causa dell’incubo nucleare, ben rappresentato in film come “Il Giorno Dopo” o “War Games”. Un combattimento vero e proprio si ebbe con la Guerra di Corea, quando il leader coreano Kim il Sung, nonno dell’attuale leader, ottenne l’aiuto di sovietici e cinesi, contro gli Americani comandati dal generale MacArthur. Probabilmente in questo lungo periodo di confronto tra i due blocchi, quello atlantico e quello orientale, il momento di maggior scontro c’è stato durante la Crisi di Cuba del 1962, durata 13 giorni. In quel frangente USA e URSS e di conseguenza i loro alleati europei sono andati molto vicini a uno scontro, che considerando gli armamenti a disposizione, sarebbe stato senz’altro distruttivo, con impiego massiccio di testate atomiche. Durante il sanguinoso conflitto del Vietnam non mancò l’appoggio dei regimi comunisti ai Vietcong.

Secondo quanto riporta Limes, autorevole rivista di affari esteri e diplomazia internazionale, USA e Russia sono andati molto vicini a far scoppiare la Terza Guerra Mondiale nell’agosto del 2008, in seguito all’invasione russa della Georgia nel conflitto in Ossezia del Sud.

Ma dove potrebbe scoppiare la Terza Guerra Mondiale

Se analizziamo i maggiori conflitti, su scala internazionale, fin dall’antichità il casus belli è quasi sempre stato circoscritto a un’area geografica o una singola rivendicazione. Ad esempio, il conflitto globale tra Roma e Cartagine, che coinvolge l’intero bacino del Mediterraneo, nacque per una questione locale in Sicilia con i mercenari Mamertini. La prima guerra mondiale trovò la proverbiale scintilla nei Balcani. La seconda guerra mondiale iniziò per la questione di Danzica, che i Nazisti chiesero indietro ai Polacchi, che si rifiutarono, forti dell’alleanza con la Gran Bretagna. Le zone attualmente calde del mondo sono almeno quattro:

  • L’Indocina e il mar cinese meridionale: qui la Cina sta costruendo isole artificiali dotate di basi aeree al fine di estendere l’influenza militare su una zona che considera di sua pertinenza. È la zona di mare dove avvengono la stragrande maggioranza degli scambi, è un mare pescoso e ricco. Ma in quella zona c’è una cintura di stati tradizionalmente vicina agli Stati Uniti. L’Australia a sud, le Filippine, più a nord Corea e Giappone. Ci sono anche nuovi alleati come il Vietnam, desiderosi di difendere la propria influenza su quei mari. Manovre militari sono avvenute in quella zona, e la Cina sta spendendo miliardi ogni anno per rafforzare la propria flotta, attualmente inferiore a quella americana. Non aiuta nemmeno la guerra commerciale scatenata da Trump per riequilibrare la bilancia commerciale tra i due paesi.
  • Il confine russo-europeo (Ucraina e Paesi Baltici): i rapporti tra UE, UK, USA e Russia dall’altra parte sono molto tesi a causa dell’annessione della Crimea da parte dei russi ai danni dell’Ucraina, sancita da un referendum interno (la Crimea era tradizionalmente russa e ha importanti basi navali nel Mar Nero, l’anticamera del Mediterraneo). Nei paesi baltici, che soffrono la potenza russa, e in Norvegia la NATO ha spostato contingenti e sta costituendo una forza di reazione rapida, per prevenire una possibile invasione russa. I Russi dal canto loro sono ufficiosamente (circostanza sempre smentita dal governo di Mosca) nel Donbass, attraverso milizie irregolari che tentano di staccare questa parte geografica, di lingua prevalentemente russa, dall’Ucraina. UE e USA hanno imposto sanzioni pesanti al governo di Mosca, che ne sta risentendo sul piano economico.
  • Il conflitto in Siria: la Russia, la Turchia, gli USA, la Francia sono impegnati in conflitti incrociati, attraverso milizie di ribelli o regolari, ora contro ora a favore del presidente siriano Assad. In mezzo lo Stato Islamico, quasi sconfitto o comunque indebolito. In questo c’è un continuo regolamento di conti (esempio: i Turchi contro i curdi al confine, sostenuti invece dagli americani, nonostante la Turchia sia un paese NATO).
  • Medio Oriente, conflitto in Yemen. Qui una coalizione guidata dall’Arabia Saudita è impegnata in una guerra dal 2015, inserendosi nel conflitto civile. In realtà questa guerra fa parte della più ampia rivalità tra le due potenze religiose e militari della regione, Arabia Saudita, tradizionale paese sunnita, sede dei luoghi sacri dell’Islam, e l’Iran, il grande stato persiano, dunque non arabo, di religione sciita. In questa diatriba che potrebbe sfociare in un vero e proprio conflitto armato, si inseriscono le strane alleanze tra Sauditi e Israeliani e con loro gli americani, che attraverso Trump, vogliono disconoscere il trattato sul nucleare stipulato con l’Iran al tempo della presidenza Obama.

Va inoltre presa in considerazione l’ipotesi che la politica isolazionista di Trump, se venisse rieletto nel 2020, ancora possibile visto che ha molta presa su un partito repubblicano in crisi di identità, favorisca la rottura delle tradizionali alleanze. In particolare dell’asse tra le democrazie occidentali (UE e USA) rinsaldato dalla NATO. Il Congresso americano, temendo che Trump possa uscire dall’Alleanza, ha chiesto e ottenuto che sia lo stesso, con voto bipartisan e molto largo a poter decidere su una questione tanto delicata.

Ma chi vincerebbe la terza guerra mondiale?

Dipende dagli schieramenti. Ma se fossero quelli attuali, ipotizzando l’impiego di armamenti convenzionali e non nucleari, basati sulla velocità iper-sonica dei vettori e sulla capacità di impiego in zone distanti dalla madre patria, non c’è dubbio che la NATO sia nettamente avvantaggiata.

Va anche considerato che la Russia è un paese complessivamente debole dal punto di vista economico: le sue ricchezze sono le fonti energetiche da fossili come petrolio e gas naturale, soprattutto. I suoi principali acquirenti sono i paesi europei. Si troverebbe dunque a fare la guerra ai suoi partner commerciali con il rischio di essere avvolta in una spirale insostenibile di spese militari. Il rapporto tra la capacità economica di Francia, Germania, Italia, Spagna e i paesi fondatori dell’Unione (includendo la Gran Bretagna ormai uscita dall’UE) rispetto alla Russia è di 10 a 1 e non sembra affatto scendere. Perciò la capacità produttiva dell’UE basta da sola, se unita, a contrastare un eventuale attacco russo. Non nell’immediato però: la Russia dispone di migliaia di carri armati efficienti e potenti in grado di spadroneggiare nelle pianure dell’Ucraina, della Polonia e della Germania. La Nato comunque fa da ombrello ed entrando in campo l’intero sistema difensivo, in grado di scardinare con la superiorità aerea l’eventuale attacco russo, la situazione volgerebbe a vantaggio del fronte occidentale.  Si vocifera poi che i nuovi armamenti di difesa anti-aerea schierati in Siria, siano stati gravemente messi in difficoltà da Israele. Va aggiunto che però il presidente attuale degli USA è un elemento di instabilità molto forte, anche maggiore della Russia, su scala mondiale, considerando la sua politica commerciale.

In casi come questi a fare la differenza è il quando: se la guerra scoppiasse entro il 2030 gli USA avrebbero ancora un sostanziale vantaggio tecnologico e militare sulla Cina, il vero avversario. Tuttavia la Cina è circondata da alleati americani, il che ne limita molto la capacità espansiva, dato che queste alleanze vanno dall’India, fino al Vietnam, l’Australia risalendo per Corea del Sud e Giappone.

L’Unione Europea ha avviato i primi passi per una reale difesa comune, nel tentativo di costruire una forza di intervento rapido alternativa alla NATO. Germania e Francia spingono verso questa direzione, l’Italia del governo Conte per ora è rimasta fuori, ma prima o poi rientrerà nel gioco, disponendo di un’ampia forza navale capace di presidiare il Mediterraneo.

Gli Stati Uniti, con la loro potenza economica e la capacità di spesa (recentemente sono stati ordinati 710 miliardi di dollari di nuovi armamenti) unità all’influenza economica delle sue importanti multinazionali, sono destinati ancora a recitare un ruolo da protagonista. La capacità di proiezione della flotta, tramite delle nuovissime portaerei nucleari, è insuperabile e consente agli USA di colpire duramente in qualunque angolo del mondo.

C’è solo da sperare in un futuro di pace invece. Grazie all’Unione Europea, abbiamo conosciuto decenni di crescita economica e sociale che sarebbe grave perdere per degli stupidi egoismi nazionali, che nella storia hanno solo causato morte e distruzione.

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