Perché Mussolini scelse la non belligeranza

Mussolini stringe la mano a Chamberlain, dietro Goering e G. Ciano.
Mussolini stringe la mano a Chamberlain, dietro Goering e G. Ciano.

Nel 1939, durante tutta l’estate, gli sforzi di Mussolini e di Ciano furono tesi a evitare che scoppiasse la guerra tra la Germania e gli Alleati. Il motivo dietro questo intenso, ma inutile lavorio diplomatico, non era pacifista. La retorica bellica del Fascismo aveva trovato ampio sfogo durante la campagna d’Etiopia e il successivo intervento nella guerra civile spagnola. Ma proprio queste due guerre avevano svuotato le casse dello stato, nonché le riserve necessarie per poter portare avanti un combattimento prolungato su più fronti. Il patto d’Acciaio con la Germania, cui il duce si era inevitabilmente legato per opportunismo e condivisione di ideali, era solo previsto a scopo difensivo. Nel 1939 le riserve belliche dell’Italia erano sparite: mancavano munizioni, riserve aurifere, materie prime, riserve di carburante. Soprattutto, l’impegno in guerra aveva tolto all’Italia la capacità di innovare nel settore bellico. La prolungata crisi economica non aveva permesso stanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di nuovi armamenti. I corpi militari erano consci di questa generale arretratezza, ma il regime preferiva operazioni di propaganda, come “i successi dell’ala italiana”. Nel 1939, nei fatti, avevamo i peggiori aerei delle quattro potenze europee: usavamo dei biplano, mentre gli altri paesi avevano costruito caccia sempre più veloci e agili.

La Regia Marina era il fiore all’occhiello delle nostre armi. Costruita in rapporto di parità con quella francese, per stazza e numero di unità poteva rivaleggiare con la flotta del Mediterraneo di Sua Maestà. Hitler se ne era convinto dopo aver assistito a delle esercitazioni sul golfo di Napoli: se l’Italia avesse tenuto a bada il saliente Mediterraneo, egli avrebbe potuto gettarsi con maggior forza nelle battaglie campali sul fronte orientale e occidentale. Non fu poco lo sconforto che prese i maggiorenti del regime, all’annuncio del patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop, che diede modo a Hitler di rivolgersi alla Francia, una volta ultimato il lavoro sporco in Polonia. Mussolini era ancora convinto di poter riprodurre il dispositivo di Monaco, e furono fatte enormi pressioni da Londra, affinchè il Duce intervenisse presso la Cancelleria. Ma Galeazzo Ciano, inviato a Berlino in tutta fretta, sul finire di agosto del 1939, conobbe l’amara verità: la Germania si preparava alla guerra. Mussolini era convinto che sarebbe stata rapida, ma per quel momento scelse di non partecipare: era impreparato dal punto di vista tecnico e militare, e forse anche mentale. La guerra gli toglieva ogni spazio di movimento diplomatico, improvvisamente, con la minaccia terminata, e passati agli atti, il suo ruolo diminuiva e non poco. Già un anno prima a Monaco, salutato come pacificatore, era stato costretto a mediare presso Hitler in un ruolo di subordinazione. La neutralità o meglio “non belligeranza” significava che non avrebbe preso parte alla guerra, mentre comunque sosteneva lo sforzo tedesco (tanto che Hitler richiese manodopera italiana per le fabbriche tedesche). Nel 1940, all’entrata in guerra, Mussolini si illuse che l’Inghilterra avrebbe accettato lo status quo. Ma sia egli, che il suo alleato, si sbagliavano.

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