Perché l’Italia è un nano diplomatico

Nel 1938 alla conferenza di Monaco il ruolo di Mussolini fu importante per “salvare” temporaneamente la pace. Fu l’ultima volta in cui il nostro paese esercitò un ruolo importante nello scacchiere internazionale. Prima del Fascismo anche dopo la Prima Guerra l’Italia aveva una posizione invidiabile: partecipava a tutte le decisioni che contavano ed era tra le quattro potenze vincitrici della Guerra, insieme a Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Una posizione di privilegio che non corrispondeva all’economia del paese, ma a una forza militare non trascurabile, che poggiava principalmente su una fanteria numerosa e ben armata (al tempo) e una Marina in grado di dettar legge nel Mediterraneo.

missioniesteroUn secolo dopo il nostro paese è ancora fuori dal Consiglio di Sicurezza Permanente dell’ONU e non ha riconquistato un posto di primo piano, dal punto di vista politico, nello scacchiere internazionale. Le riunioni Francia-Germania sull’UE (il cosiddetto direttorio) sono solo una conferma, così come il fatto che con l’Iran hanno negoziato il gruppo dei 5+1, nel quale erano presenti Germania, Francia, Regno Unito, ma non noi. Come mai l’Italia ha perso tanto prestigio e tanto peso? La verità è che dal 1970 la nostra posizione in seno alla comunità internazionale è migliorata. Negli anni ’80 l’unico vero sussulto lo avemmo con il NO di Craxi agli Americani, a Sigonella, per il caso del sequestro dell’Achille Lauro. Gli anni ’90 sono stati quelli dell’impegno militare, culminato con i bombardamenti della Serbia per la guerra in Kosovo, diretti da basi italiane, con aerei italiani, a guida Nato. Senza l’appoggio italiano quella operazione sarebbe stata impossibile. In seguito all’undici settembre l’Italia ha partecipato sotto egida ONU alla missione in Afghanistan e soprattutto – in modo indipendente – con alcuni alleati, ha sostenuto la guerra in Iraq, mandando truppe e mezzi di controllo del territorio, dopo le operazioni belliche. Questo impegno su più fronti, che ha fatto dell’Italia il terzo paese al mondo per numero di soldati impegnati in missioni all’estero, non ha portato alcun reale beneficio alla crescita del peso del nostro paese.

Il perché non pesiamo più come prima è evidente: abbiamo perso anzitutto potenziale economico, la nostra crescita si è esaurita, la grande industria manifatturiera, tra le più grandi al mondo, sta subendo l’aggressiva concorrenza dei paesi asiatici e ha perso posizioni rispetto alla Germania, leader in Europa nel settore. La fine della Guerra Fredda, iniziata con la Distensione, ha tolto peso al nostro paese, sede di importanti basi NATO e paese “di frontiera” con bombe nucleari condivise. Il saliente Mediterraneo non è uno scacchiere per giochi politici, ma umanitari. Quando i giochi politici ci sono stati, vedi la rimozione di Gheddafi in Libia, siamo stati scavalcati dalla Francia accettando di bombardare a malincuore uno storico alleato (e perdendo ulteriormente peso). Negli ultimi anni abbiamo provato a spostare le attenzioni verso la Russia, rispetto agli USA, col risultato di accrescere la nostra dipendenza energetica da paesi che hanno difficoltà a mantenere rapporti stabili con la comunità internazionale. Infine, la nostra cronica incapacità di rimanere uniti, di vivere sempre dentro una instabilità politica, pregiudica le scelte in politica estera, che non vengono quasi mai prese in considerazione, in quanto giudicate poco importanti e non sensibili per l’elettorato, cui ci si rivolge – da tutte le parti – in termini demagogici e populisti.

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