Perché i romanzi distopici hanno successo

In principio fu 1984. Il grande romanzo di George Orwell rimane tra i più letti, venduti e tradotti della storia. Ha reso popolari i termini come “Grande Fratello” e “Settimana dell’Odio”, definendo i canoni del romanzo distopico. La distopia, come suggerisce il nome, è il contrario di Utopia. Questo termine deriva da un libro di Thomas More, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto descrivere la società perfetta. Tanto che il sostantivo utopia e l’aggettivo utopico vengono definiti in termini positivi, come un sogno irraggiungibile tuttavia. Il romanzo distopico parte da premesse totalmente opposte.

distopiaSono romanzi nei quali la società descritta è per nulla auspicabile, proprio come in 1984. Nel suo romanzo Orwell sottolineava i caratteri negativi del socialismo reale: il culto della personalità, la mania di controllo, la libertà schiacciata dell’individuo. Tanto che questo sistema si insinua all’interno di un rapporto sentimentale, distruggendolo dal suo interno. Il controllo delle masse è un tema molto caro alla narrativa distopica e si può dire che essa abbia veramente messo le radici, quando l’uomo ha conosciuto i totalitarismi. Il carattere fortemente anti-libertario e oppressivo delle dittature degli anni Trenta ha portato gli scrittori e gli intellettuali a riflettere su quelle società e sui pericoli derivanti da quelle attuali.

Infatti, le distopie attuali prendono spunto dai problemi della società moderna: inquinamento e riscaldamento globale, razzismo, traffico mondiale di droga, droghe artificiali e nuove dipendenze, teoria del complotto e controllo della mente. Questi temi però vengono portati all’esasperazione, modificando il livello di pervasione che essi hanno nelle nostre vite.

Ultimamente il romanzo distopico sta riscuotendo un grande successo, prova ne sia l’adattamento cinematografico di opere di autori quali Suzanne Collins, P.D. James, Philip K. Dick. L’interesse del pubblico è rinnovato dalla rete e dalla sete di informazione. Spesso gli autori sono molto furbi, dal punto di vista commerciale, nell’introdurre elementi cospirativi, per rendere attuali le società descritte.  Le caratteristiche basilari della narrativa distopica si fondono nel romanzo post-moderno, ma spesso si rimane chiusi dentro un circuito di intrattenimento. Ovviamente la narrativa di qualità, quella fatta di storie e personaggi memorabili, trova un posto da sé che va ben oltre il genere. Spesso i romanzi rinunciano a una visione descrittiva della società per addentrarsi nella psiche umana, focalizzandosi sulle scelte dei singoli, che grazie alle loro azioni sono in grado di aprire una crepa nel muro dell’oppressione. Spesso le società rinunciano ad opprimere, ma non permettono l’affermazione dell’individualismo nelle forme più piene. In qualunque forma essi si presentino, sono comunque molto amati dal pubblico, sollecitando la domanda degli editori verso nuove opere impregnate di originalità.

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