Perché è nato il divario Nord Sud

Il divario Nord-Sud del nostro paese è stato un tema sempre presente nell’agenda di tutti i governi unitari, affrontato con più o meno sagacia e interventismo, abilità e intelligenza. Oggi si dice che la distanza tra le parti dell’Italia, in termini di indice di sviluppo e industrializzazione sia aumentata, ma in realtà non è così. C’è maggior divario a livello occupazionale e probabilmente di costo della vita, ma al principio dell’Unità le cose erano ben diverse: allora il Nord stava conoscendo lo sviluppo industriale e l’agricoltura meccanizzata, mentre il SUD aveva a malapena un’agricoltura estesa in poche aree, nonostante gli sforzi di modernizzazione, rappresentati al meglio dalla prima ferrovia Napoli-Portici. Fu il primo programma di spesa pubblica dei governi post-unitari ad aumentare il divario. La spesa avvantaggiò le regioni del centro-nord, mentre il Meridione, che pure era sottoposto alle stesse tasse, non ne trasse beneficio. Ciò provocò un diffuso malcontento tra le popolazioni meridionali, alimentato anche dai contraccolpi negativi della politica liberistica adottata dal governo: molte imprese del Sud, private di colpo della protezione loro offerta dal regime doganale del vecchio stato borbonico, ne furono danneggiate.

A questo si aggiunse la delusione dei contadini poveri e dei braccianti, per la mancata ridistribuzione delle terre demaniali, usurpate dai latifondisti. Le popolazioni meridionali si trovarono a essere governate da personale in maggioranza piemontese, estraneo alla loro realtà e ai loro interessi. Ecco perché a partire dal 1861, bande di contadini armati preso la via delle montagne, dando vita al fenomeno del brigantaggio. in parte esso fu sostenuto dal clero e da quanti volevano il ritorno dei Borbone. Contro i briganti il governo inviò l’esercito, che occupò militarmene tutto il Meridione, imponendo la legge marziale e dando vita a una vera e propria guerra civile. Alla fine del 1864 il brigantaggio era sconfitto, ma la miseria e l’oppressione erano rimaste uguali.

Oggi gli economisti ritengono che se il Sud avesse un livello di occupazione simile al Nord, l’Italia sarebbe la seconda economia europea dietro la Germania e non la quarta, come accade ora. Ma le differenza tra Nord e Sud non sono solo storiche e culturali. Il settentrione ha un vantaggio dovuto alla sua conformazione e alla sua posizione. Anzitutto, il baricentro dei traffici nei secoli si è spostato dal Mediterraneo verso il Nord Europa. La Pianura Padana è diventata perciò la frontiera del centro-europa in termini commerciali. In secondo luogo: la ricchezza dei terreni ha consentito l’espansione dell’agricoltura, alimentata dalle acque delle Alpi e da un clima più piovoso. È vero che al Sud ci sono terreni molto fertili, soprattutto quelli di origine vulcanica, ma piove meno e c’è minor disponibilità di acqua per le irrigazioni e alimentare le fabbriche (si pensi al tessile, che ne richiede tantissima). Inoltre la conformazione geografica ristretta del SUD non facilita le comunicazioni, rende più difficoltosa la costruzione di infrastrutture civili, mentre al NORD la grande spianata della valle del Po è facile da domare, inserendosi in una rete europea che facilita gli scambi e i commerci.

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