Perché Cuba e Stati Uniti erano nemici

11prexy2-articleLargePrima di Fidel Castro a Cuba c’era la dittatura di Batista, che si alienò ben presto il sostengo della popolazione sia per il suo feroce dispotismo, sia per la completa corruzione. Il movimento che doveva abbatterlo sorse però tra le classi borghesi. Fidel Castro era un giovane avvocato che iniziò una prima insurrezione nel 1953, fallendo. Quattro anni dopo si diede alla macchia, iniziando una guerriglia contro il governo del dittatore, diventando ben presto il centro dell’opposizione, nella Sierra Maestra. Il movimento del 26 luglio, come si chiamò l’eterogeneo gruppo guidato da Castro, seppe realizzare una giusta sintesi tra la borghesia e i contadini, promettendo delle riforme social di ampia portata. Batista provò a modificare il corso della storia alzando le paghe agli operai e ai militari, da cui dipendeva, ma estese lo stato d’assedio e le misure di coercizione. Dopo le elezioni del 1958, che videro un successo molto risicato del candidato vicino a Batista, Castro si decise a sferrare l’ultimo attacco generale contro il regime. Batista ormai non aveva più vie di scampo e fuggì dall’isola, lasciandola in mano alle forze castriste. Fidel attuò immediatamente la riforma agraria promessa, cercando di sollevare il tenore di vita miserevole in cui vivevano le masse delle campagne, sottoposte all’oppressione del latifondo e della monocoltura.

Nel 1959 fu promulgata la legge sociale fondamentale del nuovo regime, in base al quale l’1% dei proprietari terrieri smise di possedere il 50% delle terre, con una grande opera di ridistribuzione. L’energia e la rapidità del governo rivoluzionario nell’attuare le promesse riforme gli alienarono presto le simpatie della borghesia, prendendo di sorpresa gli Stati Uniti, che fino a quel momento non osteggiavano apertamente Castro. Le grandi compagnie straniere, che controllavano i raccolti di zucchero e le esportazione del poco petrolio prodotto sull’isola, nonché l’erogazione di energia elettrica, smisero di sostenere Castro, che peraltro virò immediatamente verso il socialismo e in particolare sull’URSS. Lo spostamento nel blocco sovietico colpiva interessi stranieri, soprattutto quelli americani, e ne determinò un gravissimo attrito. In campo interno Castro impresse una svolta socialista all’economica, collettivizzando la produzione, mentre le elites studentesche e liberali, le gerarchie ecclesiastiche diedero vita alla prime forme di dissenso, che si manifestarono in modo plastico nell’emigrazione verso la Florida.

Fu proprio con gli esuli cubani che gli Stati Uniti, sotto la presidenza Eisenhower decisero di rovesciare immediatamente Castro. Il progetto prevedeva un’invasione di Cuba da parte di un esercito di esuli armato dalla CIA e dalla marina americana, in grado di rovesciare il potere di Fidel, grazie all’aiuto di presunte masse scontente. Il progetto passò sotto le mani di Kennedy, che peccò di eccessiva fiducia nell’operato della CIA e causò il cosiddetto incidente della Baia dei Porci, con il fallito sbarco e l’opposizione reale, sentita, delle masse contadine, grate a Castro per le riforme introdotte nel paese. I rapporti da allora si sono interrotti, ponendo le basi per un embargo americano contro l’economia cubana, tuttora perdurante. Li ha ripresi Obama con il disgelo attuato con Raul Castro, l’attuale presidente di Cuba, fratello minore di Fidel, con la visita storica del 21-22 Marzo 2016.

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