Mussolini e la Caduta del Fascismo

perché italia entra seconda guerra mondiale

Da un punto di vista storico la caduta del Fascismo si fa risalire alla seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio del 1943. In quell’occasione i membri di questo organo che si era riunito l’ultima volta alla fine del 1939, votarono un ordine del giorno presentato da Dino Grandi, già ministro degli Esteri, per fare il punto della situazione sull’andamento della guerra. Al momento della riunione gli Alleati avevano sbarcato le loro truppe in Sicilia e si apprestavano a risalire la penisola, mentre la Germania stava perdendo tutte le posizioni conquistate in URSS. Mussolini non voleva concedere la riunione, ma si arrese per l’evidente piega drammatica degli avvenimenti, tra i quali il bombardamento di Roma.

2629711091_cc0dfc386c_bQuesta la data simbolo, ma cosa portò alla caduta del Fascismo. La vulgata dice che il Fascismo sia caduto per gli errori marchiani nella gestione della guerra. Gli storici sono propensi a ritenere però che esso avesse perso la propria forza impulsiva da molto prima e che si avviasse comunque a una graduale perdita di consenso. Mussolini impose il totalitarismo negli anni dal 1930 al 1935, gli anni del “Consenso” come li ha definiti De Felice, culminati con l’Impero. Ma non deve ingannare questo dato di consenso. Esso c’era, molti italiani, soprattutto i giovani, erano intimamente fascisti, ma il punto è che il mondo stava cambiando. Mussolini ad esempio non comprese la portata di Hitler. Egli vedeva la diplomazia come un gioco principalmente europeo, non rendendosi conto che Stati Uniti e Giappone erano ormai potenze superiori a quelle europee. Era convinto che Hitler gli stesse prendendo il ruolo di guida del Fascismo internazionale e perciò lo volle con sé, indicandolo come allievo nella ricerca di una terza via. Non rendendosi conto insomma dell’evidente disparità di forze tra Italia e Germania, tutta a favore di quest’ultima. La sua guida morale – riconosciuta in modo genuino da Hitler – valeva nulla di fronte alla potenza economica e poi militare tedesca.

Mussolini entrò in guerra per un calcolo bieco, convinto del fatto che l’Italia stesse perdendo l’occasione storica di sedersi ancora al tavolo dei vincitori, liberata del contrasto con il nemico naturale (la Francia, più per questioni coloniali che per una vera rivalità commerciale e politica) fatto fuori dagli alleati tedeschi. Il calcolo meschino di alcuni migliaia di morti da portare al tavolo della pace, doveva avere delle nefaste conseguenze. Come Hitler, Mussolini avocò a sé la direzione della guerra, senza indicare alcun reale obiettivo strategico, muovendosi qua e là, spesso motivato da ragioni di gelosia, di invidia nei confronti del suo ben più potente e ingombrante alleato. Non conseguì alcun obiettivo strategico: il tentativo di costituire un’area egemonica nei Balcani fu spazzato via nella grottesca avventura greca e il tanto acclamato Impero, che aveva costituito l’acme del suo successo personale, fu travolta da truppe coloniali inglesi nel giro di poche settimane. A questo si aggiunse, militarmente, il disastro in Russia, a seguito di una spedizione italiana che Hitler stesso non aveva richiesto né sollecitato. Morirono a migliaia e la responsabilità di queste morti inutili, più inutili delle altre già cagionate dalla guerra in Africa, ricadde interamente sul Duce.

Era ovvio che il malcontento dilagasse: la sensazione di rovina divenne evidente con i furiosi bombardamenti sulle città, che non risparmiarono i civili, già prostrati dai razionamenti. All’interno della casa regnante dei Savoia iniziarono a manifestarsi i primi dubbi, i primi tormenti che poi colpirono Mussolini. Egli si fece arrestare senza combattere: anzi, durante i trasferimenti a Ponza e La Maddalena dichiarò di mettersi al servizio dello stato e del Re e di ubbidire al nuovo Governo Badoglio. Il fascismo cadde per le sue contraddizioni interne e perché aveva cercato fuori, una risposta all’esigenza di rinnovamento che veniva dall’interno, contrassegnato da un’economia stagnante e dalla mancanza di vitalità culturale e politica.

(Visited 83 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *