Marco Pannella (1930-2016)

Marco Pannella, scomparso ieri pomeriggio, 19 maggio 2016, è stato un grande protagonista della vita politica italiana. Pur non essendo mai stato al potere, avendolo anzi volutamente rifiutato, ha lasciato un segno tangibile nella nostra società, vantando successi che altri politici con molto più potere nelle loro mani, possono solo sognare. Una carriera politica intensa, combattiva, all’insegna della disobbedienza e dei diritti civili. Pannella ha contribuito a smuovere centimetri di polvere dalle nostre tavole imbandite di perbenismo, conservatorismo e tradizione ultrasecolare, di natura cattolica, bigotta, retriva, contraria a ogni reale principio di libertà. Il merito storico di Pannella è stato quello di svecchiare la società italiana, la famiglia, allineandola ai tempi che cambiavano. Prima dell’ascesa dei Radicali l’Italia, nonostante fosse già diventata una potenza economica in forte ascesa, aveva una società familiare degna di un paese arcaico, contadino. Pannella fu combattivo e liberale fin dal principio, scindendosi proprio dal PLI per formare il Partito Radicale, un nuovo soggetto politico che non si riconosceva né nella tradizione liberale classica, né nel scoliamo e soprattutto non accettava l’idea di partito, ma si identificava più come movimento transnazionale.

marco_pannellaGià nel 1962, appena trentaduenne, promosse una visione in senso non conformista del Partito Radicale, allontanandosi dalla classica struttura dei partiti tradizionali, aprendolo a più apporti culturali e respingendo le dottrine ideologiche. Nel rivendicare i diritti civili e politici, quali la libertà di pensiero e di espressione, l’obiezione di coscienza, il diritto a un’informazione alternativa alla RAI, il divorzio e l’aborto, attraverso l’adozione di pratiche non violente, Pannella si distinse tra tutti i leader politici italiani per prendere l’iniziativa in modo diretto, personale, senza compromessi, spesso mettendo a repentaglio la propria salute o la propria libertà personale: manifestazioni non autorizzate, autodenunce e soprattutto gli scioperi della fame sono sempre andati nella direzione di smuovere le coscienze prima che le acque, coinvolgendo il pubblico in tutte le sue animate manifestazioni. Si dimise da segretario del partito nel 1967, ma tornò in auge durante le campagne vincenti per la libertà di divorzio e di aborto di cui fu uno dei più convinti ed efficaci promotori, impegnandosi al contempo in problema dal sapore internazionale: no alle missioni di guerra, si alle trattative di pace, no al finanziamento pubblico dei partiti, si alla depenalizzazione del consumo di droghe. Lo strumento principe di questo impegno è stato il referendum, con il quale ha saputo modificare assetti che sembravano immutabili, spesso trovando alleati insospettabili di tutti gli schieramenti. Provocatorio e incostante ha saputo organizzare intorno al partito radicale una base di consensi necessaria a farlo sopravvivere, anche quando gli altri partiti venivano polverizzati dalla perdita di consenso seguita al crollo della prima repubblica. Un uomo che ha vissuto tante battaglie – talvolta giuste, altre volte sbagliate – ma sempre combattute in buona fede senza secondi fini.

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