L’Italia di Depretis e Crispi

Nel 1876 il governo passò alla Sinistra, con Agostino Depretis. La Sinistra storica mise mano ad alcune importanti riforme, come quella dell’istruzione elementare obbligatoria e quella elettorale, che estendeva il diritto di voto a tutti gli italiani maschi, di almeno 21 anni, che sapessero leggere e scrivere e con una base di reddito. Gli elettori passarono così a circa due milioni e mezzo. Fu poi abolita la tassa sul macinato e furono iniziati i lavori per un catasto generale, sulla base del quale sarebbe stato finalmente possibile avviare un sistema di tassazione dei proprietari terrieri. In campo economico il governo Depretis si schierò per il protezionismo, il cui effetto fu di incoraggiare i settori più intraprendenti della borghesia industriale del Nord, ma di penalizzare le aziende agricole del Sud che producevano per i mercati stranieri. Per contare nella scacchiera internazionale anche l’Italia si vide costretta a uscire dal suo isolamento e a ritagliarsi un proprio dominio coloniale. Accettò pertanto la proposta di Bismarck di aderire alla Triplice Alleanza e, forte di questa, mosse i primi passi sul terreno coloniale. Nel 1882 lo Stato acquistò dalla compagnia di navigazione Robattino la baia di Assab. Di qui mossa alla conquista di Massaua, avamposto per l’Etiopia. Il tentativo però non riuscì: a Dogali cinquecento soldati italiani furono massacrati dagli Etiopi.

Nel 1887 la guida del governo passò al siciliano Francesco Crispi, ex repubblicano e numero due dei garibaldini. Crisi si fece assertore di una politica forte all’interno e di prestigio nei rapporti internazionali. Ma i suoi sogni di razza si scontrarono con la realtà di uno stato giovane, impreparato per le conquiste oltre mare, afflitto dalla miseria e dalla disoccupazione, con un tasso debordante di analfabetismo. Per rafforzare l’apparato statale Crispi attribuì maggiori poteri alle forze di polizia, accentuò il potere dei prefetti e varò un codice penale, in cui fu abolita la pena di morte. Di contro adottò una forte azione repressiva nei confronti dei movimenti operai e verso le organizzazioni di estrema sinistra. La politica di prestigio cui Crispi ambiva in campo internazionale, lo portò a consolidare l’alleanza con Bismarck e ad accentuare l’ostilità verso la Francia. In questi anni ci fu infatti la guerra doganale con quest’ultima, che rese ancora più grave la miseria dei lavoratori agricoli e provocò un esodo senza precedenti dalle campagne. Ma l’aspetto più importante della politica estera crispina fu senza dubbio costituito dalle imprese coloniali, costose e di scarsa fortuna. Nel 1889 l’Italia favorì l’ascesa al trono d’Etiopia del negus Menelik; questi in cambio sottoscrisse il trattato di Uccialli, per il quale l’Etiopia diventava un protettorato italiano. Nello stesso anno cominciò la conquista della Somalia, i cui costi, contrastati con un aumento delle tasse, fecero cadere il governo Crispi.

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