L’invasione americana di Grenada

Fu Margaret Thatcher a dire queste parole: “signor presidente, devo ammettere che sono molto infastidita”. Che cosa aveva infastidito così tanto la Lady di Ferro da esternare la sua irritazione?

La risposta a questa domanda va cercata in ciò che avvenne nel Mar dei Caraibi il 25 ottobre del 1983. Un autunno piovoso in Gran Bretagna, una notte movimentata per l’amministrazione americana guidata da Ronald Reagan. Alle prime luci dell’alba una piccola isola fu circondata da undici navi da guerra americane, sul terreno apparvero le ombre lunghe degli elicotteri mentre nel cielo gli aerei lasciavano lunghe scie di paracadutisti.

I soldati atterravano a migliaia, per terra o per mare, Rangers, Marines, corpi speciali. Ea la prima operazione anfibia e aviotrasportata dai tempi della Guerra nel Vietnam, conclusasi dieci anni prima con la fuga dei soldati americani. Cominciò in questo modo l’invasione di Grenada, appartenente al Commonwealth, l’associazione degli stati indipendenti posti sotto la corona britannica. Data la sintonia tra i due leader liberali e conservatori, l’incidente durò lo spazio di uno scambio di battute, ma vi si sperimentò un metodo di controllo dell’informazione e fu la prima volta che gli americani misero a segno una vittoria militare, dopo lo smacco di Hanoi.

Perché Reagan intervenne?

grenadaReagan è passato alla storia come un guerrafondaio, ma in realtà è stato uno dei pochi presidenti americani a non impegnare il proprio paese in una guerra guerreggiata, come ha fatto il successore ad esempio. Le cose a Grenada aveva iniziato a complicarsi già nel 1979, quando il leader di una formazione marxista, Maurice Bishop, aveva deposto il presidente in carica Gairy, con un colpo di stato. Il governo appena insediato con la forza non nascose affatto le simpatie personali per Cuba, Bishop era un amico fraterno di Fidel Castro, e gli Stati Uniti iniziarono a guardare con sospetto ciò che avveniva nel loro tradizionale giardino di casa. La costruzione di un aeroporto internazionale a Grenada, un’isola che non movimentava questo tipo di traffico, fece venire il sospetto che stava per ripetersi la sgradevole faccenda dei missili di Cuba. L’URSS al tempo era appena uscita dalla stabilità della lunga dittatura di Brezhnev e stava cambiando leader, faticando a trovare una soluzione. Nel frattempo però aveva invaso l’Afghanistan e nulla garantiva sul nuovo corso voluto dall’élite di Mosca. La situazione precipitò il 19 ottobre del 1983: un nuovo colpo di stato guidato da un ex alleato di Bishop, mise in pericolo le relazioni dello stato con vicini caraibici. C’erano molti studenti americani nell’isola e gli americani erano ancora scossi dall’attentato di Beirut. Intervenire era dunque una logica conseguenza. Nell’invasione persero la vita 19 soldati americani, 45 di Grenada e 25 cubani arrivati in aiuto del partito marxista. Tra i civili si contarono 24 vittime. Il successivo intervento di Reagan riguardò la Libia, coinvolta nel terrorismo internazionale, con bombardamenti partiti dalle portaerei stanziate nel Mediterraneo.

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