L’immediato secondo dopoguerra italiano

L’Italia uscì distrutta dalla seconda guerra mondiale nel 1945. La Liberazione a Milano, il 25 aprile, fu l’ultimo capitolo di una guerra non voluta dalla popolazione, dolorosa e luttuosa, che alla fine aveva messo contro italiani di diverso orientamento. Le truppe naziste in ritirata compivano stragi ed efferatezze, appoggiate dalle bande di repubblichini, che nelle intenzioni di Mussolini e Graziani, avrebbero dovuto formare un esercito regolare, in grado di affiancare la Wehrmacht. Ma era una pia illusione.

I danni del secondo conflitto mondiale

Lo scenario politico resisteva comunque alle macerie incredibili, morali e materiali, che insistevano in più parti del paese, rovinate dalla guerra. Fu quindi un periodo di contrasti molto aperti, ma anche di grande tensione ideale, come è testimoniato dal grande cinema neo-realista dell’epoca, culminato nel progetto di riscrivere la Costituzione e uscire definitivamente dal Fascismo. I problemi immediati che si ponevano all’attenzione delle forze politiche combattenti nelle formazioni partigiane, di ispirazione comunista, cattolica, socialista, liberale ed azionista, riguardavano tanto la forma costituzionale, quanto la creazione di nuove istituzioni liberali, che abolissero ogni forma di autoritarismo e totalitarismo derivato dall’esperienza fascista. C’era anche da risollevare il morale al paese, ricostruirlo economicamente e materialmente, per porre rimedio all’enorme distruzione portata dalla guerra nel nostro territorio, dal 1943 al 1945.

Divisioni tra le forze partigiane

Nel frattempo, però, emergevano sullo sfondo le prime divisioni tra le forze che prima erano alleate nello sforzo comune: una frattura profonda si stava insinuando tra le forze di ispirazione cristiana e quelle di sinistra. Questo stato di cose veniva aggravato dalla presenza in massa di brigate comuniste e socialiste dotate di armi, accumulate durante il periodo della Resistenza e non ancora consegnate all’indomani della Liberazione, nonostante l’obbligo di smobilitazione immediata ordinato dalle truppe di occupazione anglo-americane. Nell’aria c’era un che di rivoluzionario, verso il quale le masse proletarie, uscite spossate dalla guerra, premevano per abbattere le deboli strutture del fiacco stato monarchico. Il realismo del Partito Comunista Italiano, legato a Stalin, fece in modo che non ci fu alcun tentativo rivoluzionario: gli Alleati non lo avrebbero mai permesso e Stalin stesso non voleva ridiscutere il delicato equilibrio raggiunto tra le varie sfere di influenza nelle conferenze di pace con Roosevelt, Churchill e poi Truman. Tuttavia i partiti di sinistra ambivano a un grande rinnovamento materiale, economico e ideale del paese, grazie all’esperienza maturata al fronte o dietro le linee durante la resistenza, assumendo posizioni di aperta critica contro le posizioni dei moderati. Richieste che presto avrebbero iniziato a essere pressanti, sfociando in una legislazione sociale che ne proteggesse i diritti e le aspirazioni.

Il neorealismo

ladri-di-bicicletteIl cinema e la pittura diedero ampio spazio a questa Italia. La corrente del neorealismo venne riconosciuta nel suo valore storico, artistico, anche all’estero, grazie all’opera dei grandi maestri del cinema italiano come Rossellini, De Sica, Germi, De Santis, Zampa, Visconti e il primo Fellini. In queste opere, alcune delle quali considerate dei capolavori della storia del cinema mondiale, vengono rappresentate delle storie di eroi comuni, spesso interpretati da attori di strada. Si scorge la speranza nel cambiamento, la voglia di ricostruire moralmente il paese, la disponibilità ad analizzare il tessuto sociale nel quale si muovono delle masse ancora in ginocchio per la guerra. I drammi, le vicissitudini di un popolo intero alla ricerca di una via di uscita, con un atteggiamento quasi laico e un occhio attento all’infanzia. Un racconto veritiero e appunto realista, che restituisce l’immagine migliore di un paese che a stento si muove tra le macerie fumanti.

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