L’età della pietra e il biface

Età della pietra e biface

Età della pietra e biface

Alcuni ritrovamenti recenti hanno aperto la strada a nuove teorie sull’evoluzione tecnologica dell’uomo.

Strumenti litici risalenti a 325.000— 335.000 anni fa sono stati rinvenuti presso il sito di Nor Geghi in Armenia. A far notizia non è tanto il ritrovamento in sé – per quanto questo abbia un indiscusso valore archeologico – quanto piuttosto le implicazioni storiche che ne derivano. Gli utensili, recuperati in ottime condizioni grazie alla lava che ne ha preservato l’integrità proteggendoli dall’azione di agenti atmosferici, sono stati ottenuti mediante la cosiddetta tecnica biface, una versione antecedente e più semplice del metodo levallois. Cosa significa tutto questo? Per comprendere la portata della scoperta, bisogna procedere per gradi e capire di che tecniche stiamo parlando.

Che cos’è la tecnica biface?

Il biface o bifacciale è uno strumento litico, simile ad un’ascia, risalente ad un periodo della preistoria noto come Acheulano (750.000-120.000 anni fa). Ha una base arrotondata che ricorda la forma di una mandorla. La tecnica, utilizzata dai nostri predecessori per ottenere questi strumenti che servivano per lo svolgimento delle più disparate attività, dalla caccia alla difesa personale, è nota come tecnica bifacciale. L’evoluzione è rappresentata dalla cosiddetta tecnica di levallois, risalente al Paleolitico medio (300.000-320.000 anni fa). Il nome deriva da un sobborgo di Parigi Leva llois-Perret, dove nel secolo scorso sono stati rinvenuti molti esemplari di utensili di tipo levallois. Questa metodica ha permesso di ottimizzare l’efficacia funzionale degli strumenti, caratterizzati da margini sottili ed acuminati impiegati come coltelli raschiatoi e come punte di lance e frecce. La paternità della tecnica di levallois è sempre stata attribuita alle popolazioni africane che, con i loro spostamenti, hanno contribuito alla diffusione in Eurasia. E qua viene il bello. Già, perché il recente rinvenimento di strumenti di tipo bifacciali in Armenia dove precedentemente erano stati rinvenuti anche utensili levallois, lascerebbe pensare che la tecnica levallois si sia evoluta dalla bifacciale non in seguito alla diffusione delle popolazioni locali, bensì allo sviluppo locale. Lo studio smonterebbe quindi la tesi secondo cui le evoluzioni tecnologiche siano avvenute in seguito a flussi migratori dei nostri predecessori africani. I contesti ambientali – Africa ed Eurasia – sono profondamente diversi ed è affascinante pensare che gruppi geograficamente così distanti abbiano condiviso le medesime conquiste tecnologiche, a conferma del fatto che l’affermazione biologica e sociale dell’uomo non conosce confini.

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