L’avanguardia artistica prima e dopo la Grande Guerra

L’inizio del Novecento è un periodo di grande fermento culturale e artistico, non solo in letteratura, ma anche nelle arti figurative. E’ in questi anni che nasce una pittura improntata a una feroce critica contro la società borghese del secolo precedente, come dimostra l’avanguardia artistica francese delle “belve” (fauves), che ambivano a rappresentare il mondo interiore in modo violento, selvaggio, oltre ogni impostura, liberandosi dei confini troppo vincolanti del Naturalismo, rompendo gli schemi della pittura classica. Questo movimento ebbe una vita agitata e breve e vide in Henri Matisse l’esponente di punta. Con questo pittore già si afferma una violenta rappresentazione della propria vita interiore, che interpreta la vita quotidiana sconquassata dai propri pensieri, dalla proprio visione, una spontaneità raggiante, che si esprime in contrasti armonici, una pittura istintiva. Non è un caso che in questo periodo si hanno le prime sperimentazioni sulla psiche, con la scuola di Vienna, Freud e i primi tentativi sistematici di comprendere i meccanismi mentali che stanno dietro le decisioni più ordinarie e ripetitive. Analoghi tentativi pittorici sorgono in Germania, l’espressionismo si divide in due principali gruppi, quello denominato del Ponte e quello facente capo al grande pittore russo Vasilij Kandiskij.

dadaismo

Picasso e il cubismo

Il grande avversario bellico della Germania è la Francia. La voglia di rivincita dei Francesi è enorme dopo l’incredibile smacco subito a Sedan nella guerra del 1870-71; i piani bellici del generale Joffre sono improntati a un’offensiva su larga scala, sperando che la Germania resti invischiata sui due fronti. Questa animazione si produce anche nella scena parigina degli anni precedenti il conflitto. Il cubismo nasce in mezzo a incomprensioni e veri e propri scandali, assumendo però un ruolo di primo piano assoluto. Picasso e Braque dettano le linee di questa scandalosa rivoluzione, che darà il via al filone dell’arte moderna e contemporanea, ora vituperata, ora esaltata. L’esperienza del grande conflitto mondiale ebbe delle conseguenze sul campo artistico, lo influenzò ampiamente, generando una visione caotica del mondo, un ultimo assalto al predominio della borghesia, che con la belle epoque non era riuscita a evitare l’immane macello.

Il dadaismo

Il dadaismo, tra queste correnti, si presenta dunque con spirito di ribellione e di denuncia contro la guerra, contro la civiltà delle macchine responsabile di aver generato i mostri da trincea, come i mitra e i primi rudimentali carri armati. Anche lo sguardo ironico, sarcastico, nel voler negare alla realtà ogni ideale, questo pure è il dadaismo, che abbandona ogni idea di ordine e aderisce più che altro a stravaganti rappresentazioni casuali, diffondendosi anche in altri paesi coinvolti nel conflitto. L’arte è quindi un gioco di provocazioni, di rimandi apparentemente scollegati, che invece si tengono insieme nella volontà di affermare il primato dell’individuo, della necessità di distinguersi da questa epoca irregimentata, fatta di trincee e mutilazioni, una spaventosa mostra di orrore che anche gli italiani al fronte hanno conosciuto. In Italia, nel frattempo, il Futurismo si consumava prima di lasciare il passo a un’ondata di malcontento che sfocerà, senza aneliti artistici, ma con una disperata voglia di cambiamento, nelle settimane di tumulti e scontri. La strada per il Fascismo è aperta e il disordine artistico rientra nei canoni di una retorica troppo gonfia per apparire sincera.

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