La scelta di campo atlantica del nostro paese

Uno dei lasciti più importanti della seconda guerra mondiale è sicuramente il decentramento del potere dall’Europa verso Occidente ed Oriente. Da sempre considerata centrale, nel corso di una lunga storia che va dall’Impero Romano fino all’occupazione della Polonia, l’Europa attraverso i suoi grandi stati nazionali uscì in un cumulo di macerie, dalle quali non poteva che conseguirne un forte ridimensionamento del suo ruolo strategico, politico, militare ed economico. Prima del secondo conflitto mondiale, la Germania era diventata rapidamente la seconda potenza economica e militare e con le occupazioni poteva tranquillamente rivaleggiare con gli Stati Uniti. Alla fine della guerra, sia l’impero britannico, che il Reich tedesco erano ridimensionati. Il ruolo della Gran Bretagna e del suo grande impero era destinato a calare, grazia alla politica dei presidenti americani, mentre prepotente si stagliava ad est la forza dell’Unione Sovietica di Stalin, che era stata la prima decisiva avversaria e vincitrice di Hitler. E l’Italia? Tradizionalmente posta al centro del Mediterraneo, nel saliente meridionale, stava in una sorta di zona di confine, molto delicata. L’allineamento alle forze della Nato non fu un fatto semplice, De Gasperi lo volle dopo il grande successo elettorale del 1948, anche perché gli Stati Uniti erano gli unici in grado di fornire quegli aiuti materiali di cui avevamo disperatamente bisogno per uscire dalla crisi.

Presso gli alleati però l’Italia godeva di ampia disistima, soprattutto presso il Foreign Office inglese, che pensava di dover escludere il nostro paese tanto dall’Unione Europea, quanto dal Patto Atlantico. Poca disponibilità mostrava anche il nuovo presidente Truman, che riteneva fosse più saggio che l’Italia non entrasse nella firma del patto originario della Nato e probabilmente non averlo in futuro. Questa generale sfiducia proveniva dai frequenti cambi di alleanza del nostro paese, che era stato inaffidabile tanto per le potenze centrali, quanto per le democrazie occidentali. Neppure il governo italiano voleva schierarsi troppo, cercando di attestarsi su una posizione di neutralità, per prevenire problemi con ambo le parti e capire come muoversi. Ci fu anche un aspro contrasto tra i sostenitori dell’atlantismo e i suoi detrattori in Parlamento. Le sinistre pensavano che il Piano Marshall fosse un tentativo di colonizzare l’Europa. Ma cosa convinse in seguito gli Alleati ad accettare l’Italia? La risposta va cercata in campo occidentale nella posizione assunta dalla Francia del generale De Gaulle, che minacciò la non adesione all’alleanza, qualora non fosse stata esclusa l’Italia. Nel nostro paese, in seguito all’adesione al piano di aiuti americano, i rapporti con l’URSS furono quasi compromessi, facendo pensare – una scelta poi rivelatasi decisiva per la ripresa – che la nostra economia si sarebbe potuta rivitalizzare solo attraverso massicci aiuti degli americani.

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