La nascita della Cassa per il Mezzogiorno

In questi giorni il governo Renzi sta discutendo della possibilità di istituire un ministero del Mezzogiorno che si preoccupi di convogliare nel giusto modo la ricca torta dei finanziamenti europei per le opere infrastrutturali del sud Italia. Questo dicastero era diventato una sorta di agenzia governativa dopo la stagione di Tangentopoli, che aveva aperto la strada alla dismissione delle partecipazioni statali e allo scioglimento dei ministeri collegati. La questione meridionale affonda le radici nell’unità d’Italia, ma ebbe particolare risalto nel secondo dopoguerra, quando il governo guidato De Gasperi istituì la Cassa per il Mezzogiorno.

Gli anni del centrismo, caratterizzati da governi monocolore democristiani furono contrassegnati da una significativa attenzione verso il divario Nord-Sud. I governi guidati da De Gasperi, protagonista assoluto di questa prima fase repubblicana, puntavano molto sul Meridione, nel tentativo di veicolare verso questa area disagiata degli investimenti, attraverso strumenti di natura fiscale e creditizia, offrendo all’iniziativa privata una serie di agevolazioni per attirarne progetti e mire di espansione. Non era del tutto estraneo a questa vicenda il miraggio per gli imprenditori del Nord di guadagnare condizioni di lavoro più adatte a una maggiore produzione, con una ricaduta occupazionale sull’intero territorio meridionale. A questo scopo, nel 1950, il governo istituì la Cassa per il Mezzogiorno, volta a finanziare lo sviluppo delle aree depresse, cominciando prima dal settore agricolo e delle infrastrutture e poi espandendosi fino inglobare anche il settore industriale, sfruttando gli aiuti americani del Piano Marshall. Grazie alla Cassa per il Mezzogiorno si avviò una grandiosa opera di bonifica di intere zone paludose e acquitrinose, costruzione di acquedotti, dighe, strade, linee ferroviarie, case coloniche e stalle. Per i privati ci furono finanziamenti a tasso di interesse estremamente ridotto e vantaggioso, per la costruzione di nuove fabbriche e nuovi impianti, portando alla creazione di “Poli di Sviluppo”, sorta di distretti industriali tematici dedicati a una specifica produzione e all’indotto.

Queste progettazioni tuttavia vennero messe in opera senza tener alcun conto della realtà locale, spesso in zone del tutto inadatte a generare un indotto o un aumento della domanda nella zona. È l’epoca della grandi cattedrali nel deserto e dei poli chimici, petrolchimici, dell’acciaio.

Lo sforzo economico, comunque, anche se con limiti e numeri al di sotto delle aspettative, a causa della dispersione degli investimenti e dalle lacune professionali e culturali, contribuì comunque a creare le prime infrastrutture indispensabili per lo sviluppo economico del Meridione. La disoccupazione che si era mantenuta su livelli inaccettabili calò drasticamente nel decennio successivo, facendo partecipare anche quest’area storicamente disagiata ai benefici del boom economico, nonostante il divario con l’altra parte d’Italia rimanesse sostanzialmente invariato.

(Visited 57 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *