La guerra civile americana: le cause del conflitto

In un’epoca in cui il razzismo sembra essere tornato di moda, non è male andare ad analizzare uno degli eventi moderni maggiormente legati ad esso. La guerra di secessione è ancora oggi considerata negli Stati Uniti l’evento più traumatico e importante della storia del paese, persino superiore all’impegno nella Guerra del 1941-1945 o del successivo intervento in Vietnam o Iraq. Nel 1961, in occasione del Centenario della dichiarazione di Secessione, furono conteggiati oltre 110 mila studi in proposito e la ricerca continua ancora, sulla base di analisi, approfondimenti e nuove scoperte. Subito dopo il conflitto le prime opere furono quasi esclusivamente di parte. Il Nord accusava il Sud di voler mantenere lo schiavismo come base per la sua economia. A vent’anni dal conflitto, una volta che si inizia a ragionare a mente fredda, che la guerra fosse stata causata unicamente dalla diversità profonda dei due territori, destinati a scontrarsi proprio per la visione opposta della società. Nei primi decenni del ‘900, fermo restando il concetto dell’inevitabilità della Guerra Civile, si mise in luce, da un lato l’importanza dell’estensione della schiavitù nei territori dell’Ovest, dall’altro la considerazione che il Sud fosse attardato, antiquato. Inoltre si indagò sulle cause sociali della guerra, proposta anche come “seconda guerra di rivoluzione americana”, nella quale capitalisti e lavoratori insieme combattevano contro gli aristocratici, latifondisti e schiavisti del Sud.

Dopo il primo conflitto mondiale viene affermandosi un’altra teoria secondo la quale la guerra non era inevitabile: lo schiavismo era fuori tempo massimo e già in America i suoi presupposti potevano essere messi in discussione. Tanto che gli studi del periodo si focalizzarono sulla responsabilità del conflitto, sul fatto che compissero madornali errori che portarono, sull’onda del fanatismo, artiche perdite nonché a porre questioni così pregiudiziali da dover essere risolte solo con il conflitto.

320px-Battle_of_Chattanooga_IIINel Secondo dopoguerra, anche sull’onda del nascente movimento dei diritti civili, la questione della Schiavitù è tornata al centro degli studi, in particolare sul fatto che i latifondisti del sud erano molto più refrattari a concedere libertà agli schiavi. I piantatori soprattutto che avevano fatto della schiavi la spina dorsale del loro sistema economico, vedevano in essa un motivo di “resistenza” rispetto al fatto che il Nord avesse la maggior concentrazione di industrie, ricchezze e fabbriche. Inoltre il Nord beneficiava dell’immigrazione europea, che per certi versi (all’inizio soprattutto irlandese, olandese e tedesca) suppliva alla mancanza di “schiavi”. La figura centrale della Guerra di Secessione, a parte i generali di ambedue gli schieramenti (Lee e Grant su tutti), rimane il Presidente Abraham Lincoln. La sua volontà ferrea di evitare una guerra civile, che doveva portare a quasi un milione di morti e feriti, tra militari e civili, si scontrò da subito con la realtà: gli stati sudisti non erano disposti a trattare sulla questione. Nel 1862 fu promulgato il primo Proclama di Emancipazione che liberava gli schiavi sui territori della Confederazione, seguito nel 1865 dal XIII Emendamento, che metteva fuori legge lo Schiavismo.

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