La grande guerra, la vittoria dimenticata

Lo scorso anno in Francia, Belgio, Regno Unito, Austria, Russia e Germania sono stati celebrati i 100 anni dallo scoppio della Grande Guerra, iniziata con il famigerato attentato di Sarajevo. Una cosa mi ha molto colpito: in tutti gli stadi della Premier League, per molte domeniche, è stato osservato un momento di ricordo per le vittime della guerra. È capitato anche quest’anno in occasione dei festeggiamenti del settantesimo della vittoria nella seconda guerra mondiale. Noi la guerra del 1915-18 l’abbiamo vinta e pure – non si sa per quale motivo – non la stiamo ricordando abbastanza. Non si vedono manifestazioni pubbliche adeguate. Forse bisogna aspettare il 4 novembre del 2018, non so. Ritengo che ciò comunque sia altamente criticabile.

La grande guerra ha avuto degli esiti catastrofici dal punto di vista interno, abbiamo attraversato una crisi simile a quella attraversata dai paesi sconfitti, come l’Austria o la Germania, a causa delle profonde divisioni che avevano accompagnato l’ingresso dell’Italia in guerra. Ma dal punto di vista della politica estera l’Italia entra tra le nazioni vincitrici, ha un peso importante per oltre 20 anni, prima di perdere tutto quello che ha guadagnato a causa della scellerata decisioni diplomatica di allearsi con la Germania, perdendo ogni influenza nel Mediterraneo e nei Balcani.

La grande guerra è stata probabilmente l’ultima tappa del Risorgimento. E non è vero che si è trattata di una vittoria mutilata. Quello che abbiamo ottenuto, in termini territoriali, è assai ampio: il Trentino e il sud Tirolo (di lingua tedesca), parte della Venezia Giulia e Trieste, grazie al trattato di Rapallo del 1920. L’Italia aveva delle pretese anche riguardo ai territori coloniali strappati alla Germania e ai suoi alleati, specialmente in Africa, ma questo si scontrava con le visioni di Wilson e con l’appetito notoriamente vasto di Francia e Gran Bretagna.

La vittoria mutilata rimase un mito fondante del fascismo, ma nei fatti essa non era aderente alla realtà. Il fronte delle Alpi era meno importante di quello occidentale e di quello francese, per ovvi motivi. C’erano meno uomini impegnati e un crollo del fronte francese, avrebbe determinato il crollo di quello italiano, mentre non si può dire lo stesso del contrario.

Però la Prima Guerra Mondiale ha causato oltre 600.000 uomini. Questi caduti non possono essere dimenticati in nome del pacifismo o dell’ideologia anti-bellica che giunge spesso da alcune parti della sinistra più radicale. Certamente la guerra fu una strage e il paese intero era neutralista, però dato che è avvenuta e che l’abbiamo vinta, essa andrebbe ricordata se non altro per quell’inutile sacrificio, che ha spezzato vite e famiglie.

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