La Carboneria, come è nata e come si sviluppa

carboneriaTutti a scuola ricordiamo almeno qualcosa della Carboneria, una società segreta che agiva con intenti liberali e patriottici, sviluppatasi in Italia durante il periodo della Restaurazione successiva alla caduta di Napoleone e dei Regni da lui creati. Secondo la storiografia la Carboneria, almeno al principio, fu un’organizzazione sociale di mutuo soccorso tra militare di ranghi inferiori, nata nell’Italia del Sud. Nell’esercito napoletano, durante il regno di Murat e Gioacchino Napoleone, essa divenne quella che conosciamo: un’associazione segreta con scopi dichiaratamente antinapoleonici e con tendenze costituzionali e patriottiche, che ne consentirono una diffusione rapida nel resto della penisola. Questa trasformazione dovette però avvenire in modo più sfumato, intorno al 1809, negli ultimi anni del dominio napoleonico. Non sono mancati gli storici che hanno visto nella massoneria la genesi della carboneria, in seguito alla scissione tra i “muratori” che pretendevano di lavorare alla costruzione del tempio di Salomone, ovvero al tempio della virtù, mentre altri non si accontentavano di ricostruire, ma volevano ridurre il tutto in carbone, dopo un grande fuoco purificatore. Altri storici pensano che la carboneria nascesse in seno ai movimenti di ispirazione borbonica e inglese, quindi schiettamente anti-napoleonica. Già largamente sviluppata negli ultimi anni del regno di Murat, la Carboneria era destinata a trovare nuova forza dal disagio e dai fermenti che animavano i vari ceti sociali in seguito alla restaurazione, guardata con molto sospetto. La borghesia aveva la sensazione di essere caduta dalla padella alla brace. Se è vero che con Murat e Gioacchino essa aveva sostituito nei centri di comando la vecchia nobiltà borbonica, è anche vero che Napoleone, pian piano, era andato imponendo dei governi accentratori. Con la Restaurazione l’accentramento era tornato, ma in mano alle vecchie famiglie nobiliari. Si unirono alla carboneria, pertanto, nobili delusi dal cambiamento, borghesi illuminati e liberali, clero in condizioni di vita precarie, tutti animati da motivi differenti, ma con l’unico desiderio di fare qualcosa per cambiare la situazione. La carboneria mantenne sempre una notevole diffusione tra i soldati di rango inferiore, che nell’epoca napoleonica avevano potuto diventare ufficiali, se lo dimostravano sul campo. Il programma politico carbonaro era molto moderato, tanto che si fondava sulla richiesta di una monarchia costituzionale, ovverosia di una monarchia sottoposta a un controllo del Parlamento, sulla base di norme statutaria chiare, recepite anche dal sovrano, di cui non si contestava il diritto a regnare. Nel centro-nord il movimento però assunse una chiara tinta anti-asburgica, perché si lego alle istanze più profondamente patriottiche, legate a istanze di forte riforma sociale.

Riti e cerimoniale per iniziati

Si entrava nella Carboneria secondo un complesso cerimoniale che ricordava da vicino quello della massoneria. Il neofita in genere veniva condotto con una benda sugli occhi presso diverse stanze, rispondendo a una serie di domande con formula fissa, prestando infine giuramento. Una volta giurato, veniva sbendato e fatto firmare. Solo allora poteva essere edotto dei vari segni di riconoscimento tra “cugini” (così si chiamavano tra loro gli aderenti alla setta), nonché i riti e la simbologia, tipica di una società segreta. La simbologia della carboneria era molto complessa. Scopo era quello di liberare la “foresta dai lupi” e conseguentemente carbonizzare gli uomini, educarli alla virtù di cittadini, svegliarli, mantenendo un’impronta umana come quella di Gesù Cristo (si scorge in questi accenni il tentativo di non inimicarsi il potente stato pontificio). Al vertice della gerarchia carbonara c’era l’alta e potentissima assemblea, da cui dipendevano tutte le assemblee provinciali.

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