La barba: da moda hipster a fenomeno generazionale

Stiamo vivendo l’epoca d’oro della barba: gli hipster di tutto il mondo l’hanno resa popolare, imponendola come effettiva moda, anche per i più giovani (con risultati spesso grotteschi). Famosi attori, sportivi, politici l’hanno fatta crescere per assumere un tono più maturo, c’è un cestista americano, tra i migliori in assoluto, James Harden che è addirittura soprannominato The Beard, il Barba. E che dire dell’ondata islamista in Medio Oriente (ok, stiamo esagerando qui), la barba è un precetto da seguire per tutti i maschi dall’età puberale in poi. Ma dove affonda il fascino della barba, ammesso che lo abbia, pensando soprattuto al fatto che essa è stata spesso esecrata e associata a diversi stati d’animo che dopo vedremo?

Nei secoli, in tutte le sue forme, corta, lunga, folta, rada, la barba è stata associata a valori come la saggezza, l’anzianità, il potere, l’ufficio religioso, l’appartenenza a corpi speciali oppure come segno di protesta, perciò a volte celebrata, ossequiata, ma anche combattuta. Ancora frequente fino a tutto l’Ottocento e quasi dimenticata nel Novecento, è tornata di moda solo nella fase di massima protesta giovanile, a cavallo tra la metà degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta. Emblematica in questo caso la famosa versione dei Beatles barbuti, nella copertina di Let it Be (uscito nel ’70, ma del 1969). Allo stesso modo in America impazzavano i Beach Boys trasformatisi da ragazzoni tutto surf e corpi depilati in barbuti rivoluzionari.

beatles-tittenhurst-1969L’uso di radere la barba è molto antico. Già nell’antico Egitto a possedere delle barbe erano solo le divinità, mentre i Faraoni portavano una barba finta (spesso il celebre pizzetto allungato che si vede nelle maschere funerarie). I Sumeri si radevano sempre, anche i Greci amavano radersi, ma ritenevano la barba un simbolo di sapienza, tanto che i filosofi la lasciavano sempre crescere (come è il caso delle raffigurazioni scultoree di Socrate, Platone e Aristotele). Venendo dalle nostre parti, gli Etruschi si rasavano sempre, l’uso entrò a Roma solo nel III secolo a.C. Alcuni attribuiscono a Scipione l’Africano (peraltro calvo) l’uso di radersi completamente alla greca, comunque è certo che i giovani romani si facessero la barba solo quando era degna di nota e spesso la portassero corta. Da Adriano a Costantino gli imperatori portarono la barba, celebre quella di Marco Aurelio, peraltro filosofo e considerato anche un saggio. La barba era naturalmente tipica del mondo barbarico e fu di moda per tutto il Medioevo, spesso appannaggio di magistrati, anziani e cavalieri. Ricomparve in forma di pizzo nel Quattrocento, la moda in quel caso prevedeva la barba rasata sui lati, accresciuta sul mento e i capelli lunghi fino alle spalle (come si vede nei ritratti e nelle raffigurazioni pittoriche dell’epoca).

Un secolo dopo la barba era sinonimo di virilità, sapienza e forza: i capelli si accorciano e la barba diventa più lunga, come dimostrano alcuni dipinti di Michelangelo. Nel Seicento e Settecento la parrucca prese il posto dei capelli, al massimo era un pizzo appena accennato, appuntito, nel viso incipriato. A partire dall’Ottocento tutti i ribelli, i patrioti e i rivoluzionari sparsi per l’Europa portavano baffi e barba lunga (esempio Mazzini e Garibaldi), a volte con basette molto pronunciate come è il caso di Cavour o più elegante come è quella di Giuseppe Verdi. Nel Novecento prevale ancora l’uso dei baffi arricciati e spessi e della barba di complemento molto minimalista. Portano i baffi Hitler, Chamberlain e Stalin, ma per gli uomini di potere è uso non portare la barba, spesso assunta però da medici e professori in segno di saggezza (ad esempio i filosofi Croce e Gentile avevano o baffi o barba). Nella seconda parte del Novecento stride il contrasto tra due giovani: J.F. Kennedy e Fidel Castro, questi a capo dei “barbudos” i contadini della rivoluzione cubana, barbuti per vocazione e per protesta. La barba come detto all’inizio è simbolo di protesta e si diffonde tra i giovani dell’università, spesso conferendo ad essi molti più anni di quelli che hanno. Oggi è una moda diffusa tra i giovani, curata nei minimi dettagli, con un’esagerazione tale da non essere più considerata propriamente maschile o “virile”.

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