Il teatro dell’assurdo

Il periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale e gli inizi degli anni ’50, costituiscono il sottofondo storico in cui operano i drammaturghi del teatro dell’assurdo. A breve distanza di tempo vengono rappresentati i maggiori lavori teatrali dei componenti della nuova avanguardia, Ionesco, Beckett (Aspettando Godot), Adamov. La definizione di teatro dell’avanguardia viene dal saggista Martin Esslin, che riscontra un percorso artistico unico, un movimento che coinvolge anche esponenti come Dino Buzzati, Jean Tardieu, Boris Vian. I motivi che convergono nelle opere del teatro dell’assurdo trovano riscontro nell’uso, seppur diverso da autore a autore, di immediate immagini poetiche realizzate al di fuori della struttura narrativa tradizionale, prendendo le mosse da Pirandello. La struttura dei dialoghi operata da questi drammaturghi per veicolare il proprio scetticismo e l’opprimente incertezza senza soluzione nei confronti di un mondo assurdo, è quella della non comunicazione. Significativo è l’utilizzo di un linguaggio deprezzato e svilito nel suo valore di veicolo di trasmissione di pensiero: e tuttavia l’uso di questo, che pure risulta un denominatore comune, rimane l’elemento distintivo degli scrittori di questa tipologia di teatro. In Beckett l’utilizzo del nonsenso in Aspettando Godot ha la funzione di calare l’umanità nell’incomprensibile, nella difficoltà a comprendere la realtà. Mentre Ionesco e Pinter per esempio rappresentano una umanità posta sotto la minaccia costante della quotidianità e della banalità, alla ricerca di veri motivi di soddisfazione per continuare a vivere.

I personaggi del teatro dell’assurdo recitano in forma di anti-commedia che riscrive i canoni del linguaggio prettamente teatrale. Usano spesso assonanze, rime, ripetizioni prive di significato, versi, dando luogo a una recitazione disarticolata, priva di un quadro di riferimento, nel quale qualche critico ha voluto vedere un rimando all’esperienza esistenzialista di Sartre e Camus. Al di là però dei possibili riferimenti ad altri movimenti, il teatro dell’Assurdo rimane, con le visibili tracce ancora oggi ben impresse, come una risposta concreta e coerente, estremamente riuscita, ai mutamenti e sociali dell’epoca dell’industrializzazione e del consumismo

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