Il 1968, un anno di tumulti e contraddizioni

Il 1968 a livello internazionale è stato un anno fondamentalmente di lutto: il doppio assassinio di Martin Luther King e del senatore Bob Kennedy hanno funestato l’America. Nel Vietnam del Sud il 31 gennaio, primo giorno del Tet, ha inizio la grande controffensiva dei Vietcong, i militanti comunisti che mirano a riunificare il paese. Questa avanzata li porterà negli anni a conquistare la capitale del Sud Saigon, assediando l’ambasciata americana. Il 31 marzo, in risposta, il presidente americano Johnson, ormai prossimo alla scadenza del mandato, annuncia la cessazione di sospendere i bombardamenti sul Nord e di non ricandidarsi. A maggio iniziano a Parigi i primi colloqui di pace tra le parti, ma gli accordi hanno uno stallo. È in mezzo a questi colloqui che avviene la prima tragica morte: l’assassinio del leader del movimento per i diritti dei neri Martin Luther King, premio Nobel per la pace, non violento. Segue a ruota quella del candidato Kennedy, già ministro della giustizia e fratello minore di JFK, assassinato cinque anni prima.

In Cecoslovacchia si apre una crepa nel sistema comunista. I leader dei dissidenti capeggiati da Alexander Dubcek danno vita alla “primavera di Praga”, una campagna di riforme volte a trovare una via di socialismo più umana, aperta ai bisogni reali della gente, più libera dal controllo sovietico. Questo tentativo pacifico viene soffocato dalla repressione di Mosca, che arresta tutti i dirigenti del nuovo corso. In Italia il partito comunista condanna l’intervento militare, dando la stura alla ribellione degli atenei. Il movimento studentesco inizia le prime agitazioni a Roma, Pisa, Torino e Trento. Il 1° marzo si verificano dei vallegiulia, nei pressi della facoltà di Architettura, con la polizia. La protesta si estende a macchia d’olio alle altre università che vengono occupate, in primavera (il maggio del ’68) agli studenti universitari si affiancano quelli delle superiori. Le agitazioni sono presenti ovunque in Europa, la più importante delle quali, appoggiata da molti intellettuali come Sartre, è a Parigi. Gli epicentri delle rivolte sono alla università di Sorbona e a quella di Nanterre, con scontri durissimi con la polizia in tenuta anti-sommossa. La rivolta contagia anche le fabbriche, paralizzando il paese. De Gaulle, muovendosi da uomo con un alto senso della democrazia e delle istituzioni, decide di sciogliere le camere e dare voce al paese. La sinistra viene sconfitta, punita proprio da quei settori di antagonismo, che in altri paesi daranno luogo a forme più o meno virulenta di opposizione, sfociando nel terrorismo. Ad ottobre, a Città del Messico, alle Olimpiadi segnate dal famoso gesto dei pugni tesi degli atleti neri americani, la polizia massacra gli studenti. In Italia ci sono le elezioni e come in Francia, il fronte unitario dei socialisti perde colpi, mentre il PCI avanza.

(Visited 53 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *