Il 1861 l’anno di Cavour

Il 1861 è l’anno di nascita del Regno d’Italia, dello stato unitario formatosi a seguito dei moti insurrezionali e dei plebisciti degli anni precedenti. Nel 2011 l’Italia ha celebrato i 150 anni dell’Unità con iniziative legate appunto ai Luoghi della Memoria, particolarmente legati all’esperienza risorgimentale. L’esperienza del Risorgimento si concluderà però dopo circa un quindicennio, con la liberazione del Veneto, ancora in mano austriaca nel 1866, e la breccia di Porta Pia nel 1870, che consente di prendere Roma e di farne la legittima capitale (nel frattempo spostata da Torino a Firenze, in una tappa di avvicinamento alla sede storica per vocazione). Secondo taluni storici il processo risorgimentale si chiuse solo con l’affermazione di Vittorio Veneto nel novembre del 1918, in quel caso l’Italia assunse – più o meno – in confini che oggi conosciamo. Nel 1861 Trento e Trieste, che divennero uno slogan importante per gli interventisti della Prima Guerra Mondiale, rimasero escluse dal processo di Unificazione e chiesero a gran voce di poter entrare.

Il 1861: un imprinting che dura nel tempo

Le decisioni assunte nel fatidico 1861 condizioneranno la politica interna ed estera del nuovo stato unitario, almeno fino alla prima guerra mondiale. Nonostante ai più appaia una scelta irrinunciabile, l’estensione della pubblica amministrazione piemontese e l’unificazione doganale non rendono semplice l’unificazione, anzi. In particolare il modello francese adottato da Cavour riesce indigesto nel Meridione, aumentando quel divario storico tra le due zone geografiche, che si fa sentire ancora ai giorni nostri. Mancano al SUD le infrastrutture necessarie e anche la volontà politica di creare buongoverno, visto che il clientelismo si espande, insieme e fenomeni di recrudescenza formati dal brigantaggio. Vero è che l’Unificazione fornisce gli elementi per creare uno stato nazionale moderno, che in poco tempo si allinea alle grandi potenze europeo, uscendo dall’isolamento politico successivo alla caduta di Napoleone III e alle difficoltà con l’Austria-Ungheria.

Riforme e miglioramenti economici

Il paese inizia dal 1861 un percorso di grande ammodernamento industriale, migliorano la produzione tessile e quella agricola, e le condizioni di vita media sono nettamente in salita. Rispetto ai paesi del Nord Europa l’Italia rimane un paese arretrato e l’arretratezza è ben presente nella mente di Cavour tanto che essa, può essere descritta in dei dati molto stringenti ed eloquenti. La Gran Bretagna ha un PIL superiore del 130% rispetto al nostro, la Svizzera il doppio, Belgio e Francia praticamente sugli stessi livelli. La Germania, una nazione in via di formazione, che si trovava nelle stesse condizioni dell’Italia, ma stretta nel cuore dell’Europa dall’egemonia francese ed austriaca, produce comunque il 15% in più. La percentuale di occupati dediti all’agricoltura rappresentano in Italia il 70%, mentre in Gran Bretagna essi sono appena il 20% e in Germania il 50%. Le riforme messe in moto nel corso degli anni porteranno mutamenti evidenti nella società italiana. Per questo motivo aumenta la scolarizzazione (grandi classici come Cuore e Pinocchio appartengono al primo periodo unitario) e la partecipazione delle masse alla politica attiva. Iniziano a formarsi i primi partiti e il suffragio viene via via esteso a sempre più persone, con degli effetti benefici sulla qualità dei governi e dell’amministrazione. Cavour, il grande ispiratore dell’unità d’Italia, diventa anche il primo presidente del Consiglio, ma non potrà godere a lungo dei frutti della sua opera, perché morirà nello stesso anno.

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