Il 1856: un anno decisivo verso l’Unità

Dopo la Guerra di Crimea il Regno di Sardegna ritiene di potersi giocare delle carte. E Cavour lo fa al Congresso di Parigi, tenuto dal 25 febbraio al 16 aprile. Si tratta di un importante avvenimento: la prima vera riunione congressuale tra paesi europei successivo al congresso di Verona del 1822. Si può dire che questo Congresso segnò la fine del concerto europeo maturato all’indomani della Battaglia di Waterloo, con la sistemazione delle annose questione maturate durante le guerre napoleoniche nel Congresso di Vienna. Il Congresso della Restaurazione delle grandi monarchie europee, del soffocamento delle aspirazioni libertarie provocate dalla diffusione degli ideali della Rivoluzione Francese attraverso le vincitrici e fresche armate della Francia rivoluzionaria.

Il congresso di Parigi del 1856

congresso-di-parigiTuttavia questo congresso non raggiunse l’obiettivo di stabilire una pace di lungo corso, come dimostrerà l’acuirsi delle tensioni tra Prussia e Austria prima e Prussia e Francia dopo. La Russia fu obbligata a rientrare nei ranghi, a smetterla di considerare il Mar Nero come un proprio giardino, diminuendo sia le mire sull’Impero Ottomano, oramai al tramonto, sia quelle sui Balcani, nei quali continuavano ad accendersi gli spiriti nazionalisti. Il potenziale bellico dello zar fu ridotto, soprattutto per quanto riguardava la flotta e ciò consenti comunque alla Russia di dedicarsi alla politica interna, nella quale rimanevano irrisolte le spinose questioni riguardanti la pesante arretratezza economica e la spaventosa incapacità di mantenere standard produttivi agricoli di un certo livello. Le quattro guerre che si svilupparono successivamente a questo congresso non ne decretarono solo il fallimento: nacquero due nuovi stati, la Germania come Impero Germanico retto dal kaiser prussiano e l’Italia. Stati giovani e popolosi con un grande passato alle spalle, che volevano recitare una parte di primo piano nella politica mondiale. Insomma, muoversi sulle orme di Francia, Inghilterra e Spagna creando colonie e aprendosi a nuovi mercati. Il Congresso di Parigi fu il fallimento personale di Napoleone III che più di tutti lo aveva voluto per dimostrare il ruolo egemone della Francia, che da sempre aveva ambito a regolare la politica degli stati della Germania e quindi non tollerava il crescente predominio prussiano. L’Austra poi era stata costretta a riconoscere il ruolo paritetico dell’Ungheria e doveva far fronte ai moti insurrezionali delle varie etnie raggruppate sotto l’unica prestigiosa corona degli Asburgo.

Le richieste di Cavour e del Regno di Sardegna

Per quel che riguarda il piccolo regno sabaudo, ammesso dopo trattative a dir poco faticose su un principio di parità con le altre grandi potenze, il risultato del Congresso non fu del tutto negativo. Questo grazie al brillante intervento di Camillo Benso Conte di Cavour. Egli sperava in compensi territoriali per il suo regno, in rassicurazioni sincere sul ritiro delle truppe austriache e francesi dal territorio italiano e nell’impegno reale delle potenze liberali, particolarmente l’Inghilterra, a farsi carico dell’annosa “questione italiana”. Quello che ottenne non fu molto se non una generica dichiarazione contro lo Stato Pontificio e il Regno dei Borboni, visti come paesi arretrati e oscurantisti. Tuttavia, sebbene rientrasse da Parigi senza aver raggiunto quegli obiettivi che si era posto con la partecipazione alla Guerra di Crimea, poteva a questo punto proporre all’opinione pubblica l’alternativa dell’egemonia piemontese rispetto al partito dei mazziniani, considerati poco affidabili.

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