Goffredo Mameli e l’inno dell’Unità

Goffredo Mameli

Goffredo Mameli

Goffredo Mameli: il poeta dell’inno

Poeta e patriota, Goffredo Mameli compose versi d’amore ispirati da una passione infelice; ben presto la situazione politica della patria attirò la sua attenzione e nel 1847 entrò a far parte di un’accademia letteraria che ebbe però quasi sempre intendimenti politici. Animato da ardente amor patrio, compose delle lodi, come quelle A Carlo Alberto; La battaglia di Marengo; Ai Fratelli Bandiera, il famoso inno Fratelli d’Italia, musicato dal Novaro e divenuto poi l’Inno di Mameli, che infiammarono l’animo del popolo. Da Genova, dove con discorsi e con l’azione incitava gli Italiani alla lotta per la libertà, passò a Milano, assolvendo incarichi militari e partecipando a fatti d’arme nella Lombardia. S’incontro con Giuseppe Mazzini, quindi, tornato a Genova, divenne uno dei più accesi seguaci di Garibaldi, che più tardi raggiunse a Ravenna con i resti della colonna mantovana. A Roma, dopo la fuga di Pio I, tenne infiammati comizi, divenendo luogotenente di Garibaldi e combattendo a Palestrina, a Velletri, al Gianicolo dove rimase ferito a una gamba e per sopravvenuta cancrena morì dopo un mese. I giorni della morte furono contemporanei a quelli in cui Roma veniva assediata, durante quello che fu uno degli ultimi momenti di vita della Repubblica romana. La morte di Mameli è stata per molto tempo oggetto d’indagine da parte degli storici che si sono chiesti se Mameli fu colpito da un commilitone oppure da un colpo di fucile sparato dall’esercito francese. Le ipotesi più accreditate sostengono che Mameli sia caduto sotto i colpi francesi. Comunque andò, quel che è certo è che i suoi compagni lo soccorsero immediatamente trasportandolo al Trinità dei Pellegrini, che all’epoca era un ospizio, ma le sue condizioni non lasciavano immaginare niente di positivo.

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