Gli ultimi anni di Andreotti

GIULIO ANDREOTTI © ELISABETTA VILLA
Giulio Andreotti
Giulio Andreotti nell’immaginario collettivo popolare ha rappresentato da sempre l’uomo di potere. La dimostrazione non sta solo nel soprannome (Divo Giulio, come Cesare), ma anche nella pubblicistica satirica che lo ha visto sempre rappresentato come Belzebù, un essere a metà tra il sacro e profano, seppure versato al male, capace di tessere le fila del potere per anni. Recordman di presidenze del consiglio, Andreotti ha incarnato perfettamente lo spirito del politico da sotterfugio, finendo per essere accusato di reati molto gravi. Nonostante abbia ricevuto incarichi importanti negli anni ’70 (fu presidente del consiglio del compromesso storico), è negli anni ’80 che raggiunge il culmine del proprio potere. Eletto parlamentare europeo nel 1989, fu ancora ministro degli esteri nel secondo Governo Craxi, dopo il primo incarico, in quanto politico italiano più rispettato e conosciuto all’estero. E fu riconfermato in questa posizione fino al 1989, al governo De Mita. Poi fu lui stesso a formare il suo sesto governo, che si dimise a fine marzo del 1991. Nello stesso anno fu nominato da Cossiga senatore a vita. A capo del suo settimo governo, che a differenza dei precedenti non comprendeva più il partito repubblicano, rifiutò di controfirmare il messaggio del Presidente della Repubblica Cossiga alle camere, in cui la costituzione era definito un abito vecchio da trasformare. Nel 1992 fu l’anno della svolta.

Dopo la chiusura anticipata delle camere da parte di Cossiga (con sue dimissioni) nel corso della campagna elettorale, mentre esplodeva lo scandalo di Tangentopoli, l’eurodeputato Salvo Lima, notissimo referente di Andreotti in Sicilia, venne assassinato a Palermo, poco prima delle stragi mafiose contro i giudici Giovanni Falcone a maggio e Paolo Borsellino a luglio e della nomina di Giancarlo Caselli a procuratore generale di Palermo. Nel marzo 1993, fu arrestato il finanziarie andreottiano Ciarrapico e Andreotti negli stessi giorni ricevette un avviso di garanzia per tangenti e violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti ae la notizia di una richiesta della procura di Palermo all’autorizzazione a procedere contro di lui per associazione di stampo mafioso. A questa grave accusa Andreotti rispose rinunciando all’immunità parlamentare e subito dopo il Senato concesse l’autorizzazione a procedere. Nel marzo 1995 Andreotti è stato rinviato a giudizio per i reati, fino a venire assolto per i fatti susseguenti il 1980. Fu coinvolto anche mandante dell’omicidio Pecorelli, ma assolto in primo grado con annullamento della sentenza di corte d’Appello che lo aveva poi condannato.

Andreotti fu candidato del centrodestra all’elezione della presidenza del Senato nel 2006, partecipando sempre ai voti dell’aula in qualità di senatore a vita.

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