Francesco Giuseppe dopo l’unificazione dell’Italia

asburgo

La disfatta del 1866, durante la guerra Austro-Prussiana, portò a una severa riorganizzazione dello stato Austro-Ungarico retto dagli Asburgo, che venne perciò considerato come composto da due entità parificate guidate dallo stesso monaco, riconosciuto come Imperatore in Austria e Re in Ungheria. Questo fatto divenne maggiormente importante con la salita al trono di Francesco Giuseppe, nel fatidico anno 1848. Giudicato uomo poco abile, burocrate mediocre e privo di immaginazione, egli era forse il sovrano perfetto per un periodo simile, perché era comunque prudente, coscienzioso e non lontano dalle aspirazioni del suo popolo. L’imperatore – detto Kaiser, da Cesare – incarnava il mito asburgico e si considerava l’ultimo discendente del Sacro romano impero, spezzato dalle armate di Napoleone. Francesco Giuseppe era convinto che per i territori danubiani, i Sudeti e le terre intorno ai Carpazi, oggi facenti parte di Ungheria, Moravia, Boemia e alta Romania, non ci fosse stata epoca migliore di quella che stessero vivendo. Era quello il tempo dei valori saldi e sicuri, del senso dell’onore e della rispettabilità, dell’attaccamento agli affetti familiari e alle tradizioni, del rispetto per le forme e per le gerarchie, insostituibili strumenti di ordine e di pace. C’era la credenza, praticamente rimasta immutata fino allo scoppio della prima guerra mondiale, che certi rapporti di forza, cementati nei secoli, dovessero perpetuarsi ancora nonostante gli scioperi, le rivolte, gli attentati e un sempre più diffuso senso di insicurezza che fece nascere il terrorismo, così come le aspirazioni indipendentiste di molti paesi del delicato settore balcanico.

Un burocrate pedante

La laboriosa pedanteria dell’imperatore, arrivato alle soglie della prima guerra mondiale, col suo carico di ricordi, esperienze e repressioni suggeriva il mito dell’ordine burocratico e del silenzioso riserbo, come ha notato Claudio Magris. La sua uniforme gallonata e la rigida etichetta aprono le celebrazioni dei balli di corte, le carrozze fastose, la rivista dei titolati giovani ufficiali. Un mondo fermo a un secolo prima, improntato a una forma che doveva essere stata spazzata via dalla rivoluzione francese e che nemmeno le guerre di indipendenza italiane avevano scalfito. Tuttavia dovevano essere le forze più irrazionali presente all’interno dell’Austria asburgica a far venire fuori un imperialismo e un nazionalismo esasperati, che finiranno per scontrarsi in un tragico epilogo, a Sarajevo, nell’estate del 1914.

Imperialismo e nazionalismo

È stato giustamente affermato che le richieste di ultimatum dell’Austria-Ungheria alla Serbia fossero oltremodo pesanti, benché la Serbia si attivasse per soddisfarle praticamente tutte, a parte la composizione dell’inchiesta. Ma quanta boria ci sia stata da parte dell’Austria? Sicuramente l’imperatore austriaco pensava di potersela giocare con la Russia, nei Balcani, solo grazie all’appoggio del Kaiser Guglielmo. Ma il modo in cui l’Austria ha combattuto la prima guerra mondiale rivela una totale mancanza di realismo, che portò allo scioglimento di quello che per secoli era stato il più grande impero europeo.

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