Filosofie orientali e buddhismo

Filosofie orientali e buddismo

Pensiero filosofico non vuol dire soltanto pensiero greco o pensiero occidentale. E’ errato ritenere che solo gli occidentali siano stati in grado di pensare o che solo loro sappiano pensar bene. Anche le filosofie orientali hanno una lunghissima tradizione che va conosciuta e rispettata. Certo, è normale che in tanti punti le filosofie orientali sembrano molto lontane dal nostro modo di pensare e di guardare alla vita ma le domande che nel corso dei secoli si sono posti gli occidentali sono le stesse dei popoli orientali. La differenza sta, ovviamente, nelle risposte. Ogni popolo ha una sua tradizione ed una sua storia, dunque un suo modo di considerare la vita ed i suoi misteri. Me maggiori informazioni si veda qui.

Il buddhismo tra le filosofie orientali

Quando si parla di buddhismo il riferimento, immediato, va a Siddharta, nome con il quale ci si riferiva a Buddha. Quest’uomo ha vissuto nella parte settentrionale dell’India intorno alla metà del sesto secolo a.C. Quella di Buddha sembrava un’esistenza normale, basata molto sul lusso, ma un giorno la sua vita cambiò. Egli incontrò un vecchio, un malato, un monaco ed un morto. Praticamente fece, per la prima volta nella sua vita, conoscenza di cosa volesse dire il termine sofferenza.

Fu così che comprese che la vita che stava vivendo non gli apparteneva. Si ritirò in un luogo privato dove cominciò a meditare al fine di avvicinarsi alla verità. Per ben sei anni, dall’età di 29 a 35 anni, visse in una foresta indossando un abito giallo cercando, senza riuscire a trovarle, le risposte di cui aveva bisogno. Fu così che decise, una notte, di fermarsi sotto un albero e di non spostarsi da lì fino a quando non sarebbe arrivata la risposta che attendeva. Iniziò una lunga battaglia contro tutti gli aspetti negativi e le tentazioni della vita terrena fino a quando non giunse l’illuminazione. Da quel momento in poi visse solo ed esclusivamente per portare agli altri abitanti dell’India settentrionale il suo messaggio di felicità. Egli ha lasciato quattro verità fondamentali che sono:

  1. il dolore esiste
  2. il dolore è determinato da una causa
  3. il dolore può essere sconfitto
  4. un metodo adeguato permette di superare il dolore

Il dolore fa parte dell’Universo e, dunque, non può essere eliminato alla radice. La causa del dolore, secondo Buddha, è il desiderio dell’uomo. Annientando il desiderio è possibile superare il dolore. C’è uno stato in cui l’uomo ha la possibilità di liberarsi da ogni desiderio e che si chiama Nirvana. Per sconfiggere il desiderio la strada da percorrere è quella dell’ottuplice pensiero, ovvero:

  1. retta fede
  2. retta parola
  3. retta azione
  4. retta vita
  5. retto sforzo
  6. retto ricordo
  7. retta concentrazione

E’ questo il sentiero che permette di conoscere bene il proprio Io, di diventare saggi e di scacciare l’ignoranza. L’obiettivo ultimo è il Nirvana, ovvero lo stato in cui ci si libera dalle sofferenze e dal samsara, ovvero da quel ciclo di nascite e rinascite di cui parlavano anche gli induisti. Nel Nirvana si raggiunge la pace e la serenità interiore, ma in questa vita non in una vita futura. In questa filosofia non c’è un Dio, l’uomo deve salvarsi soltanto puntando sulle sue forze.

Dopo la morte di Buddha il buddhismo assunse diverse forme:

  • Piccolo Veicolo
  • Grande Veicolo
  • Zen

Il Piccolo Veicolo si riferisce ad un gruppo di monaci che vivono in base a quanto professato da Buddha durante la sua esistenza. Il Grande Veicolo parte da una fase successiva, ovvero dal momento in cui Buddha è morto e il buddhismo ha cominciato a diffondersi in maniera massiccia. Lo Zen si è sviluppato in Giappone. E’ una forma di meditazione e di concentrazione che aiuta a vedere bene dentro di noi per scoprire la vera natura dell’essere. Per lo Zen non ci sono dei, non si va alla ricerca dell’immortalità. E’ un sistema di vita basato essenzialmente sul quotidiano. Il Nirvana, per chi segue lo Zen, si raggiunge in vita.

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