Elezioni USA 2016: i programmi di politica interna dei candidati

Le elezioni americane si avvicinano e i candidati Hillary Clinton e Donald Trump approfittano di ogni occasione e circostanza per convincere gli elettori indecisi. Ma quali sono le piattaforme programmatiche sulle quali si sono confrontati? Quali sono le differenze principali tra i due candidati?

Anzitutto Donald Trump è un debuttante nella politica, ma è sempre stato un personaggio pubblico, presente nel dibattito politico e nei finanziamenti ai candidati (ad esempio aveva appoggiato Bill Clinton). È un ricco imprenditore attivo nel settore immobiliare, che ha diversificato negli anni i propri investimenti. Hillary Rodham Clinton è l’ex first lady degli anni Novanta, consorte del presidente Bill Clinton, uno dei più apprezzati dalla storiografia e dagli accademici americani. Avvocato di successo, senatrice e poi segretario di Stato nell’amministrazione Obama prima di Kerry.

Reuters.com
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Dopo tre confronti che secondo i critici hanno visto Hillary trionfare, fino ad arrivare a un +10 nei sondaggi su base nazionale, ora le distanze si sono accorciate. Merito dell’indagine FBI sull’uso di server privati e non protetti per l’invio di mail, da parte dell’allora segretario di stato. Un’indagine che non riguarda direttamente la Clinton, ma il marito di una sua collaboratrice. Inoltre pesano nel dibattito le scomode rivelazioni di Wikileaks, sempre contro la Clinton, tanto che si sospetta che Assange sia diventato un burattino nelle mani di Putin, interessato a far vincere Trump che non ha una politica muscolare come la Clinton nei confronti della Russia.

Ma veniamo alle idee dei candidati e ai loro programmi.

I Democratici vogliono perseguire la politica di Obama, per quanto riguarda l’annoso tema della politica sanitaria e dell’assistenza. L’Obamacare ha esteso l’area di assistenza, ma per i democratici tutti gli americani devono avere un’assistenza sanitaria base. Per i Repubblicani l’Obamacare è un male, bisogna ripartire da zero, devono essere i privati, cioè medici e pazienti, a sapere di cosa hanno bisogno, bisogna ridurre le cause, diminuire i costi e assicurare comunque la salute.

Grandi sono le differenze dal punto di vista dell’immigrazione. Trump ha spesso evocato il “muro” contro l’immigrazione illegale nel confine con il Messico, riducendo le quote di immigrazione dai paesi caldi, dove ci sono guerre (spesso sparlando a proposito della fede religiosa). Per la Clinton l’immigrazione passa attraverso il principio che è responsabilità del governo federale vigilare sui confini nei confronti di lavoratori privi di documenti, che non sono in grado di ottenere un lavoro, imparare la lingua e ubbidire alle leggi.

L’ambiente è sempre un tema caldo: per i Democratici ormai non si può più rimandare la conversione dell’economia americana verso un modello ecosostenibile. Diminuire la dipendenza dalle energie fossili, cercando di limitare il ricorso a quelle di estrazione americana. Per la Clinton è strategico preservare la qualità delle acque, dell’aria e dare alle future generazioni un paese salubre. Per i repubblicani di Trump l’America deve far ricorso alle proprie fonti energetiche per diminuire la dipendenza economica dal paese dall’estero. Bisogna supportare le attuali fonti con la produzione di energia pulita da fonti rinnovabili, rendendo più puliti e sicuri i processi di trasformazione di petrolio e carbone. Essi sostengono anche l’oleodotto Pipeline, che dovrebbe attraversare alcuni territori del Dakota concessi ai nativi americani.

La politica economica è il punto nevralgico della politica interna: Obama può dire di aver superato in modo concreto la crisi, rilanciando l’economia, dando nuovi posti di lavoro e raggiungendo tassi di crescita che in Europa possiamo solo sognarci. Nonostante la grande crisi del 2007-2011. Per i Democratici è bene continuare a favorire il ceto medio, creare posti di lavoro sulle infrastrutture, sul ricorso alle energie rinnovabili, alle nuove tecnologiche, dando una mano anche alle piccole imprese. Per i Repubblicani non ci vuole una politica dirigista, bisogna diminuire il controllo statale, liberalizzare più settori aiutando semmai le imprese a innovarsi e che non ci debba essere una politica di sussistenza ma di creazione di opportunità.

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