Differenza tra media tradizionali e new media

Negli ultimi venti anni la comunicazione è cambiata in modo radicale. La rivoluzione di Internet, che sancisce l’inizio dell’era digitale, avviata negli anni ’90, ha preso completamente piede negli anni Duemila, fino a trasformare l’intero modo in cui comunichiamo.

Come in altri settori, Internet ha consentito di eliminare l’intermediazione tra pubblico e produttore di contenuti e informazioni, consentendo al vecchio consumatore e fruitore di notizie di trasformarsi – grazie ai social media – in distributore delle stesse.

Con risvolti positivi e negativi.

Vediamo ora le differenza tra mass media tradizionali e new media.

Quali sono i media tradizionali

I mass media tradizionali sono i mezzi di comunicazione di massa che erano già diffusi e presenti prima dell’avvento di Internet.

La loro diffusione era così massiva, da diventare dei canali pubblicitari per le aziende.

Quando si parla di media tradizionali ci si riferisce a:

  • Radio
  • Televisione
  • Giornali (quotidiani)
  • Periodici e riviste

A metà degli Novanta del secolo scorso e fino agli anni Duemila, questi erano i media dominanti per quanto riguarda due aspetti:

  1. La loro diffusione tra il pubblico.
  2. La raccolta pubblicitaria (cioè quanti ricavi riuscivano a fare attraverso gli annunci e gli spot pubblicitari).

Ovviamente c’erano e tutt’ora ci sono differenze nei media tradizionali. Ad esempio, alla tv analogica (il cui segnale viene trasmesso via etere) si affianca la tv satellitare, per poi arrivare alla tv digitale.

I quotidiani di maggior diffusione escono in formato tabloid e il formato a nove colonne – anche per contenere i costi – è sempre meno popolare.

Escono riviste specializzate dedicate a hobby, interessi, specifici argomenti.

 

La radio passa da una dimensione pubblica a una mista, con tante radio private che si diffondono in tutto il mondo. Ma anche in questo caso esistono radio dedicate a temi e argomenti.

Insomma, il pubblico sa cosa aspettarsi: nei media tradizionali l’informazione e la propagazione dei contenuti, inclusa la loro produzione, avviene tramite l’impiego di professionisti del settore.

I contenuti e le notizie viaggiano dal produttore al consumatore, secondo una logica verticale. I creatori di contenuti fanno quello di mestiere, le agenzie stampa raccolgono le notizie, i giornali e le tv le pubblicano e le commentano, il pubblico semplicemente ascolta o legge.

I nuovi media

I nuovi media sono invece caratterizzati dall’impiego della tecnologia digitale, segnatamente di internet.

L’avvento di internet ha cambiato lo scenario del mondo dell’informazione e della comunicazione, ma il cambiamento è avvenuto in due fasi.

All’inizio anche il web era appannaggio dei professionisti, proprio come accadeva con i media tradizionali. Per cui, c’erano pochi siti costruiti da media tradizionali, aziende e appassionati di informatica e primi esperti del linguaggio di scrittura (html).

Successivamente, intorno al 2002, c’è stato il passaggio al web 2.0 caratterizzato dal contenuto generato dagli utenti.

Aumentando la velocità di navigazione e la diffusione, Internet stava entrando progressivamente in tutte le cose.

Nascono quindi i nuovi media legati all’uso del web.

  • Le versione digitali dei media tradizionali (in Italia ha iniziato l’Unione Sarda).
  • I forum e i board di discussione.
  • Le bacheche annunci.
  • Infine i blog che hanno consentito la prima vera partecipazione di massa del pubblico nella rete (il www o World Wide Web).

Il successivo passaggio è stato quello dei social media, che è avvenuto parallelamente all’enorme innovazione tecnologica portata dagli smartphone, favorita anche dall’aumento della velocità e della stabilità delle connessioni, dal relativo basso costo degli abbonamenti flat (a tariffa fissa, senza limiti di consumo).

I social media network sono dei siti (poi applicazioni) che permettono agli utenti di gestire un proprio profilo personale, nel quale possono condividere ai propri contatti ogni genere di contenuto. Da foto a video, da file audio a notizie e così via.

La portata rivoluzionaria si intuisce subito perché gli utenti possono navigare sul web senza sosta, con uno strumento tecnologico di uso quotidiano come il cellulare, a costi bassi.

E in più possono produrre contenuto e diffondere notizie senza che sia necessaria alcuna conoscenza tecnica, come avveniva all’inizio.

Si diffondono le piattaforme blog e arrivano sempre più canali social media.

  • Google diventa il motore di ricerca basato su algoritmi di maggior diffusione e consente di scovare siti, grazie alle ricerche degli utenti, sganciandoli dal meccanismo del passaparola e delle directory compilate a mano.
  • WordPress è un’applicazione open source che permette di gestire un proprio blog, pubblicare contenuti e punti di vista in semplicità e immediatezza, usando un proprio dominio internet. Gli utenti possono aprire dei blog gratuiti su servizi come WordPress.org, Blogger, Livejournal e in Italia Splinder.
  • Facebook nasce nel 2004, ma si diffonde a livello planetario nel 2007-2008 incidendo anche sulla vita democratica di alcuni paesi, come dimostra il caso delle elezioni americane vinte da Obama o della Primavera Araba. Diventa il protagonista assoluto del nuovo mondo dei social media, grazie al quale una massa enorme di utenti comuni è attiva sul web e non più passiva.
  • YouTube arriva poco dopo, nel 2005, e viene poi rilevato da Google che lo fa diventare un enome portale di contenuti video. Oggi viene usato sia per fruire di contenuti, sia per produrli e molti content creator ne hanno fatto una professione.
  • Nel 2007 viene presentato l’iPhone, il nuovo smartphone della Apple. La grande novità è data dal fatto che non possiede tasti. Questo consente di avere un display molto grande, che consente di navigare sul web, vedere i contenuti, ascoltare musica. Viene presto imitato da Samsung e altri concorrenti.
  • Arrivano Twitter e Instagram. Twitter è un servizio di micro-blogging che consente di pubblicare stati d’animo, reazioni, pensieri e diffondere contenuti in pochi, ma efficaci caratteri (all’inizio erano 140).
  • Reddit diventa il luogo di discussione più popolare del web, il sito dove nascono e si diffondono nuovi generi di comunicazione come le GIF animate, i meme, le sottoculture pop dedicate a fenomeni come le serie TV e le saghe cinematografiche (Star Wars, Marvel, Il Trono di Spade).
  • I servizi di streaming video fanno una seria concorrenza alla tv e al cinema, in particolare alla tv. Arrivano nelle case applicazioni e servizi come Netflix, Amazon Prime Video, Disney + e altri. Naturalmente anche questi negli anni si trasformano, diventando produttori di contenuti.
  • Instagram porta con sé l’ennesima rivoluzione: un social media di immagini e video con applicazione di filtri che serve a raccontare la vita quotidiana. Con le stories l’interazione del pubblico aumenta a dismisura, perché gli utenti seguono determinati profili per non perdersi questi brevi racconti. Instagram influisce a livello tecnologico sulla produzione degli smartphone, che ora puntano sulla qualità della fotocamera per raggiungere più clienti.
  • Nascono altri social media che si diffondono soprattutto tra i più giovani, come Tik Tok e Snapchat. Tik Tok in particolare è il preferito dalla Generazione Z.

Dal punto di vista della comunicazione personale, lo smartphone sempre collegato alla rete dati, ora arrivata al 5G, consente di soppiantare la tradizionale comunicazione via SMS con la chat online (WhatsApp e Telegram).

Questi due strumenti vengono usati come canali di informazione. Enorme il ruolo giocato da Telegram durante il conflitto seguito all’invasione russa dell’Ucraina.

Al contempo anche la radio si trasforma.

E trova la concorrenza di un nuovo media in formato audio: il podcast.

Il nome podcast deriva proprio dall’unione tra la parola cast (trasmissione) e pod, che deriva dall’iPod, il lettore MP3 della Apple che a sua volta, all’inizio degli anni 2000, aveva cambiato il modo di fruire della musica, fino a giungere ai servizi di streaming moderni come Spotify, Pandora, Apple Music (prima conosciuta come iTunes) e Amazon Music.

Con il successo dei podcast, questi servizi di streaming allargano i loro confini, proponendo contenuti originali che vanno oltre il semplice ascolto della musica, e diventano oggetto di campagne pubblicitarie, e produzioni anche da parte dei protagonisti dei vecchia media (come gli editori di giornali e tv, i giornalisti, gli scrittori).

Le differenze principali

I vecchi media propongono contenuti e notizie generati da professionisti del settore (autori televisivi, giornalisti, personaggi della tv e dello spettacolo).

I nuovi media sono aperti a ogni genere di contenuto prodotto sia dagli utenti, sia dai professionisti della comunicazione.

La comunicazione nei vecchi media segue dei canoni che derivano molto dalla tradizione, con formati classici, come i notiziari a un determinato orario, gli editoriali, i rotocalchi di cronaca, le dirette sportive.

Nei nuovi media c’è meno programmazione, la comunicazione è molto più rapida e di facile fruizione. Per gli utenti è più difficile assistere ad eventi live di svariate ore, preferiscono la visione / ascolto immediati che non durino troppo.

Spesso questo ascolto avviene in modalità multitasking, cioè durante altre attività come l’esercizio fisico, il lavoro, il trasferimento al posto di lavoro e ritorno a casa (commuting).

I media tradizionali sono separati tra loro. La tv va solo sul mezzo televisivo e mostra audio e immagini in movimento. La radio emette solo il sonoro. I giornali e le riviste vanno in stampa ed escono nel formato che tutti conosciamo.

I nuovi media invece vedono un’integrazione delle varie forme di comunicazione, cui si adeguano i vecchi media. Così le versioni online dei quotidiani oggi contengono immagini, video, file audio, grafici, tabelle.

Non ci sono veri limiti all’uso di un sistema piuttosto che di un altro. Gli utenti si spostano da un nuovo media all’altro senza problemi perché sono abituati a farlo.

Da un punto di vista pubblicitario i fruitori dei vecchi media erano considerati consumatori, in quanto la loro propensione era proprio quella del consumo passivo, come si acquista un altro prodotto.

Questa spinta in direzione del consumatore si è avvertita con l’arrivo delle tv e delle radio private, e con la diffusione delle riviste di settore (fine anni 70, inizio anni 80 in Italia, qualche decennio prima negli USA).

Invece, con i new media non si parla di consumatori ma di utenti.

Utenti perché ovviamente la loro (la nostra…) modalità di fruizione è possibile solo accedendo alla rete internet. E anche perché, in questo modo, la nostra attività viene tracciata.

Infatti, un’altra differenza sta proprio nello scambio che c’è tra chi offre notizie e contenuti oppure concede spazio per farli e chi li utilizza o chi crea contenuti.

Un social media offre lo spazio per creare un profilo, aggiornarlo, costruire persino un business, come capita con i canali YouTube, le pagine Facebook, i profili Instagram… ma in cambio di questo cediamo una marea di dati personali che riguardano le nostre attività online.

In questo modo, chi gestisce la pubblicità online (tra cui due grandi aziende come Alphabet e Meta) può mostrare annunci più pertinenti, che si basano sui gusti e gli interessi.

Nei vecchi media non era possibile accedere a questa mole di dati, per cui la pubblicità si basava su analisi di mercato, studi demografici, complessi, ma non così raffinati.

Con i new media è arrivato il pericolo delle fake news, cioè la diffusione sui social media di notizie palesemente finte e contenuti non veritieri, creati all’unico scopo di generare rabbia e indignazione.

Questa rabbia produce condivisioni e quindi più visite ai siti e i profili che propalano le notizie, aumentando i ricavi.

Le conseguenze sono negative ad ogni livello, come hanno dimostrato gli studi sulle elezioni americane del 2016 e sul voto nel referendum per la Brexit, alimentati entrambi dal risentimento verso non meglio specificati nemici.

In ogni caso non è che prima non esistessero le notizie false, ma c’era un controllo editoriale maggiore, che ora non è sempre garantito.

Quindi se è vero che i nuovi media portano enormi possibilità a tutti quanti, essi non garantiscono sulla veridicità dei fatti.

Occorre affidarsi scrupolosamente al proprio senso critico. E pensare due volte prima di cliccare su una notizia che ai nostri occhi (e alla nostra mente) appare troppo bella per essere vera.