Essere di destra o di sinistra in Italia

Definire oggi una propria posizione politica non è facile. In Italia, ad esempio, lo spettro delle opzioni è veramente ampio. Ci sono partiti di estrema destra come la Lega e Fratelli d’Italia, altri partiti che pur non dichiarandosi di destra o di sinistra, hanno posizioni di estrema destra come il M5S. Il partito democratico è il primo partito della sinistra, ma spesso attua politiche di centro. E la sinistra del PD, al solito divisa e frammentata, è tutto fuorché un’area riformista e moderna come la si può trovare in altre nazioni. Ma a parte queste semplificazioni, cosa distingue la destra e dalla sinistra e in che posizione politica si situa chi pensa cosa.

vediamo le opzioni:
Storicamente a a destra si collocano forze conservatrici e liberali, che ambiscono al libero mercato e una minor ruolo dello Stato. In Italia è diverso: la tara del Fascismo ha fatto si che le posizioni liberali, non dirigiste, anarco-capitaliste siano state isolate e ridotte a pochi partiti di testimonianza, come il partitore radicale (che pure nasce e appartiene all’area del socialismo liberale, cioè a sinistra). In Italia la destra è nazionalista, statalista, a favore della spesa pubblica e per la mano pesante nell’economia. Inoltre è per la salvaguardia delle forme tradizionali della famiglia e del matrimonio e ha una visione conservatrice dei ruoli della donna e dell’uomo. Non sorprende che nel tempo abbia perso l’appoggio delle piccole e medie imprese, che si aspettano meno tasse e una burocrazia più civile e snella.

Al centro ci stanno tutte le forze che vedono un temperamento di tutte le posizioni forti: cioè no al dirigismo, ma nemmeno troppe liberalizzazioni in economia. Una continua mediazione tra diversi gruppi di interesse, per approvare leggi in maniera progressiva. Infatti in questo campo, che si può definire di centro / centro-sinistra stanno spesso i progressisti, i liberal americani, quelle aree del conservatorismo di destra più aperte alle novità e in grado di recepire in modo cauto i cambiamenti della società. La Democrazia Cristiana, nei fatti, era un grande partito di centro che bilanciava istanze estreme provenienti da più posizioni, interpretando i cambiamenti della società (con errori macroscopici come nel caso del Divorzio, che peraltro divise il blocco cattolico).

A sinistra ci sono i blocchi che derivano dalla tradizione comunista, anarchica e socialista. Ma nei quali ora l’intervento dello stato, ora un supposto governo del popolo dominano sul resto della società. Incline a molti cambiamenti, a spezzare le regole tradizionali condivide con le forme di destra più estreme, come il Fascismo, il Nazismo o la Teocrazia, la tendenza a schiacciare i diritti individuali in ragione di un’esigenza suprema, che a seconda dei momenti storici è stata individuata nella Morale, nella divinità, nell’ordine, nella supremazia della razza, nel destino storico di un popolo, nel Benessere del Popolo. Tutti concetti assai generici portati avanti da élite e cricche la potere che poi sono irrimediabilmente cadute.

In sostanza, in Italia oggi definirsi di destra o di sinistra è assai complicato. Per esperienza chi dice di “non essere di destra o di sinistra” è un sostenitore della destra nera, di derivazione missina. Molto forte a Roma, questa destra è stata decisiva nell’affermazione del M5S, un partito che convoglia rabbia, ma non vero dissenso critico. Il campo stesso della sinistra è disorientato dalle mosse di Renzi, che ha avuto l’ambizione per lui eccessiva di creare un partito della nazione, una nuova DC, regolatrice dal centro delle varie istanze del paese.

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