Cosa votare il 4 dicembre

Domenica prossima si tengono le votazioni sul referendum confermativo della riforma costituzionale votata dal Parlamento e portata avanti dal Governo e dalla maggioranza. A oggi gli schieramenti per il SI e per il NO sono abbastanza delineati, ma a livello popolare, secondo gli ultimi sondaggi, la quota di indecisi è ancora ampia.

Con questo articolo vogliamo fornire una guida in extremis per orientarsi sul voto.

La riforma riguarda principalmente i poteri delle Camere e il rapporto tra queste e il Governo, nonché la distribuzione dei poteri alle Regioni.

La Camera dei Deputati diventerà la prima camera e unica a votare la fiducia. L’elezione non cambierà, così come comprenderà sempre 630 deputati eletti su base universale.

Il ministro Boschi
Il ministro Boschi
A cambiare è di molto, in caso di vittoria del SI, sarà il Senato. Attualmente è la nostra camera alta, il suo presidente è la seconda carica dello stato. Passando il SI i ruoli si invertiranno a favore del presidente della Camera. Il Senato invece non sarà più elettivo, ma verrà composto da 95 membri eletti dai consigli regionali, tra cui almeno 21 sindaci, più 5 di nomina presidenziale. Il Senato avrà competenze molto ristrette: non concederà più la fiducia, ne riceverà o spedirà le leggi all’altra Camera per l’approvazione. In questo caso nel processo legislativo potrà votare osservazioni, modificare le leggi, ma la Camera potrà non osservarle. Sarà dunque la Camera a decidere, interrompendo il continuo “dai e vai” di rimbalzo che oggi tende ad allungare i tempi di approvazione delle leggi, con il meccanismo delle votazioni fotocopia.

Uno dei punti di maggior polemica e frizione tra i due schieramenti riguarda comunque la composizione del Senato. All’articolo 2 della riforma si prevede che saranno i cittadini a indicare quali, tra i consiglieri regionali eletti, una volta entrati in carica, andranno a occupare lo scranno di Palazzo Madama. Dal punto di vista delle immunità comunque essi saranno equiparati ai deputati, servendo l’autorizzazione per essere sottoposti ad arresto o intercettazione.

Oggi il presidente della repubblica viene eletto dalla seduta comune dei due rami del Parlamento. A questi si aggiungono i delegati regionali. Con il nuovo Senato delle Autonomie non ci sarà più bisogno dei delegati regionali e per votare l’elezione del capo dello stato serviranno, per i primi quattro scrutini, i due terzi dei componenti totali delle due camere (730). L’istituto antiquato e spesso criticato dei senatori a vita sparirà. Rimarranno in carica solo quelli nominati da Napolitano e Matterella, fino a esaurimento.

Il primato della Camera è anche ribadito per la votazione dei giudici costituzionali, 3 a 2 rispetto al Senato.

Dal punto di vista dei rapporti tra Camera e Governo, molta enfasi è posta sui limiti ai decreti legge: essi dovranno avere un tempo certo e saranno limitati ad alcune materie, in maniera più stringente. Sulla scorta dell’esperienza pregressa le leggi elettorali potranno essere esaminate dalla Corte Costituzionale con ricorso, su richiesta di un quarto dei componenti della Camera, per verificarne l’idoneità ed evitare i pastrocchi del passato.

La riforma del Titolo Quinto

La parte relativa alle competenze Stato / Regioni viene nuovamente rimessa in discussione. Lo Stato accentra alcune competenze strategiche come l’energia, la protezione civile e le infrastrutture fondamentali. Inoltre avrà la parola finale in caso di leggi regionali che riguardino l’interesse nazionale.

Seguendo l’esempio adottato in Sardegna, le province saranno abolite definitivamente, togliendole anche dal novero della carta costituzionale (introdotte nella famosa riforma del titolo V del 2001). Sarà abolito anche il CNEL il cui ultimo presidente, pagato dai contribuenti, era l’ex ministro di Forza Italia Antonio Marzano.

Referendum e leggi di iniziativa popolare

Le leggi di iniziativa popolare ad oggi prevedevano la raccolta di 50.000 firme. Ma la popolazione italiana è salita, superando i 60 milioni, pertanto è abbastanza normale che la nuova riforma porti questo limite necessario di firme a 150.000 – oggi una iniziativa popolare non viene spesso calendarizzata, finendo nel pozzo nero dei lavori parlamentari. Con la nuova riforma la Camera dovrà indicare i tempi precisi di discussione.

Per quel che riguarda il referendum, la riforma introduce il referendum propositivo, usato in lungo e in largo in altri paesi, per quel che riguarda i grandi temi che dividono o interessano l’opinione pubblica (come ad esempio i matrimoni tra persone dello stesso sesso). Per il referendum abrogativo, qualora i proponenti riescano a raccogliere 800.000 firme anziché 500.000 il quorum valido non sarà considerato quello del 50%+1 degli aventi diritto, ma del numero dei partecipanti alla consultazione elettorale precedente.

Il sito del governo: http://www.riformeistituzionali.gov.it/riforma-costituzionale/
http://www.bastaunsi.it/
Il comitato per il no: http://www.referendumcostituzionale.online/

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