Cosa è il separatismo?

In Italia le istanze separatistiche più importanti hanno riguardato, con vari gradi e sfumature, le regioni più autonome come la provincia di Bolzano, la Sardegna e la Sicilia. Le altre iniziative come quelle riguardanti l’indipendenza della presunta Padania. Lasciando perdere queste stupidaggini folkloristiche, andiamo ad analizzare il separatismo, in cosa consiste e come si determina.

separatismoIl termine separatismo si rifà all’aspirazione politica di una determinata parte, contraddistinta da una comunanza di etnicità, religione, lingua o altro genere di comunanza, di staccarsi da un altro gruppo che viene percepito come dominante, ma estraneo. Questo desiderio quindi può far leva su una supposta oppressione o discriminazione da parte dell’altro gruppo, oppure dall’inconciliabilità di usi, costumi, lingue e altre usanze che rendono la convivenza difficilmente sopportabile. In altri casi, pur non essendoci un motivo derivante dall’oppressione o da una convivenza difficile, la parte separatrice sente di poter camminare da sola e procedere meglio se indipendente o autonoma, magari adottando leggi migliorative e sistemi di governo più efficienti.

Le ragioni per il separatismo, storicamente parlando, sono tante. Spesso i separatisti invocano l’oppressione culturale, religiosa, etnica. Questi motivi sono validi per far cessare il comportamento odioso nei loro confronti, ma potrebbero essere non validi dal punto di vista storico. Ad esempio, è veramente difficile dire che il Nord Italia abbia un motivo di secessione dall’Italia basandosi sul fatto che il SUD sarebbe inefficiente. Posta così i fautori del nordismo non vorrebbero rendersi indipendenti, ma semplicemente prendere a calci il sud, anziché contribuire fattivamente con idee e progetti a rendere il sud simile al nord, dal punto di vista sociale ed economico. La richiesta di maggior autonomia dei sardi è invece sorretta in modo storico dalla distanza dalla madrepatria e dal fatto di essere un gruppo etnico abbastanza isolato e differente da quello italico.

La risposta al separatismo può essere di tutti i tipi: passiva, attiva, violenta o negoziale. Nel caso delle repubbliche ex sovietiche del Baltico, esse si sono fatte indipendenti sfruttando la dissoluzione del potere centrale di Mosca, facendo leva sul fatto che esse erano un gruppo etnico ben definito, disconosciuto dal potere autoritario sovietico. In altri casi, come nella Guerra Civile Americana, i secessionisti del SUD furono schiacciati dalla risposta dell’Unione, che agiva su basi etiche superiori (no alla tratta degli schiavi, si all’unione politica). Nei Balcani il separatismo ha dato luogo a numerose guerre per via del nazionalismo esasperato dei vari gruppi etnici. In generale l’ONU riconosce il principio dell’autodeterminazione dei popoli, ma non è detto che ogni aspirazione separatistica provenga da un popolo definito come tale.

(Visited 60 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *