Come funziona il Parlamento

In Italia vige una repubblica parlamentare. La Costituzione regola le prerogative del Parlamento, che è l’organo legislativo principale ed è investito delle funzioni di controllo sull’attività dell’esecutivo e di altri organi costituzionali. In sostanza, il Parlamento è l’organo con maggiori poteri. Una repubblica parlamentare come la nostra si regge sul principio della rappresentanza.

La rappresentanza è il contrario della democrazia diretta e funziona appunto tramite i rappresentanti del popolo, eletti – nel nostro caso – su una base democratica. La base democratica da cosa è assicurata? Dal suffragio universale e dal fatto che si possa liberamente esprimere la propria convinzione politica, senza condizionamenti esterni. Per questo si definisce l’Italia una Repubblica parlamentare democratica.

Il nostro parlamento, stante la bocciatura del referendum voluto dal Governo Renzi dello scorso dicembre, è diviso in due rami equivalenti, che hanno gli stessi poteri, anche se in ordine gerarchico il Senato prevale sulla Camera. Il Senato è formato da 315 membri più i senatori a voti, eletti su base regionale. La Camera dei Deputati consta di 630 membri rappresentanti esclusivamente delle forze politiche che hanno ottenuto almeno un seggio nelle elezioni generali.

Il Parlamento è una istituzione articolata, che per via della propria complessità, gode del potere di produrre regolamenti interni per il suo funzionamento. Questi regolamenti assicurano anche la copertura finanziaria dell’amministrazione, che è complessa, articolata e divisa in uffici (della Camera e del Senato). Il Parlamento, essendo il luogo principe della nostra democrazia, è assoggettato alle regole della Costituzione, la legge principale. All’inizio il Senato aveva una durata differente, che nel 1963 è stata armonizzata a quella della Camera: un deputato eletto entra in carica per 5 anni.

Spesso la sorte del Parlamento dipende dalle condizioni politiche, ma più spesso la storia italiana ci ha detto che esso riesce a sopravvivere ai governi e mantenersi fino al termine della legislatura, anche quando le condizioni politiche iniziali, scaturite dalle elezioni, siano venute a mancare. Questo avviene non per un malcostume italiano, che pure esiste (quello dei cambi di casacca), ma perché i deputati e i senatori sono eletti – si dice – “senza vincolo di mandato”. Ovvero non sono obbligati a tenere le posizioni che li hanno fatti eleggere, questo per evitare eccessivi condizionamenti.

Dopo le elezioni in genere si costituiscono i gruppi parlamentari, che secondo i regolamenti devono possedere delle speciali caratteristiche numeriche. La vita del Parlamento è scandita dai regolamenti, che sono le fonti principali con le quali si regola la vita interna delle due camere. I regolamenti stabiliscono i criteri di voto, l’ordine dei lavori, l’assunzione di un ordine del giorno, le forme e i riti da seguire per le varie funzioni, sia dei gruppi, sia dei singoli deputati.

Il bicameralismo impone che le funzioni e le forme di esercizio del potere, previsto dalla Costituzione, sono simili per le Camere, ma devono essere esercitate separatamente. Questo vuol dire che quando viene discussa una legge, essa deve essere approvata da entrambe le camere (o dalle Commissioni competenti) in modo identico. Allo stesso modo, Camera e Senato non sono tenute a uniformarsi circa la fiducia da dare a un esecutivo, che pertanto può essere sfiduciato da una delle due camere.

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