Come diventare consulente del lavoro

Come diventare consulente del lavoro

Volete diventare consulenti del lavoro ma non sapete come fare? E’ semplicissimo! Te lo spieghiamo noi

Sempre più persone vogliono intraprendere la consulenza del lavoro come carriera lavorativa ma non sanno quale percorso di studi sia più adatto. Infatti, diventare consulente del lavoro è abbastanza facile. Basta semplicemente scegliere l’iter giusto per diventare un bravo professionista.

Ecco quindi cosa sapere per intraprendere questa professione.

CONSULENTE DEL LAVORO: ecco cosa fare

Il consulente del lavoro è un libero professionista che assolve, per conto di aziende private e pubbliche, agli obblighi di legge in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale nell’ambito della gestione del personale.

Quindi, è colui il quale svolge tutte quelle mansioni in merito a:

  • inquadramento del personale;
  • gestioni delle relazioni, comunicazioni e pratiche principalmente con i Centri per l’Impiego, la Direzione del Lavoro, l’INAIL, l’INPS e con le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro;
  • e in caso di contenzioso, può assistere il giudice, le aziende o i privati.

Quindi, proprio per le attività che è chiamato a svolgere, il consulente del lavoro deve avere una preparazione a 360° in campo economico, giuridico e finanziario.

Infatti, tre sono le fasi fondamentali del percorso per diventare dei veri professionisti:

  • un titolo di studio universitario, anche se non c’è una laurea specifica per essere consulente, è meglio averne una di tipo giuridica o economica;
  • il praticantato assolutamente necessario per poter procedere all’Esame di Stato e poi l’iscrizione all’albo professionale. Infatti, come indicato dall’art. 9 comma 6 del DL 24/01/2012 e successive modificazioni, il praticantato del consulente del lavoro prevede un periodo di tirocinio non superiore ai 18 mesi, presso lo studio di un consulente o di uno dei professionisti indicati dall’art. 1 della legge 12/1979. Inoltre, per poter svolgere il praticantato, è necessario iscriversi al registro dei praticanti, utile ad attestare il periodo di tirocinio presso uno studio accreditato, sotto la supervisione di un esperto;
  • l’esame di Stato e iscrizione all’Albo che avverrà esclusivamente dopo aver svolto i 18 mesi di pratica. Questa, infatti, è una condizione necessaria per sostenere l’esame e svolgere poi la professione di consulente del lavoro.

L’esame di Stato, è una prova che si svolge nelle commissioni territoriali, formate da membri del Ministero del Lavoro, dell’INPS, dell’INAIL e da un professore ordinario di materie giuridiche.

L’esame prevede due fasi:

  • due prove scritte, un tema sul diritto del lavoro e sulla legislazione sociale e la seconda teorico-pratica sul diritto tributario, a scelta della Commissione. La prova si svolge nell’arco di 7 ore;
  • una prova orale su diritto del lavoro, legislazione sociale, diritto tributario, elementi di diritto privato, pubblico e penale, ragioneria, rilevazione del costo del lavoro e formazione del bilancio.

Superato l’esame, è possibile iscriverti all’Albo professionale per essere abilitato all’esercizio della professione. Come gli altri ordini professionali, anche per quello relativo ai consulenti del lavoro, è previsto l’obbligo di formazione continua, con un tetto di 50 crediti formativi da conseguire nell’arco di due anni. Solo dopo aver raggiunto tali crediti, è possibile esercitare la professione di consulente del lavoro, aprendo un proprio studio.

L’abilitazione alla professione è disciplinata dalla legge n.12 del 1979 (“Norme per l’ordinamento della professione di consulente del lavoro”), dal DPR 148/2011 e dai Regolamenti approvati dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro. Quindi, possono essere abilitati alla professione i laureati in scienze giuridiche, economiche e sociali che abbiano svolto un praticantato di 18 mesi presso lo studio di un consulente e quindi superato l’esame per iscriversi all’Albo dei consulenti del lavoro.

Un buon consulente del lavoro deve sviluppare degli ottimi comportamenti lavorativi proprio per le mansioni che andrà a svolgere. Infatti deve avere:

  • accuratezza per lavorare con precisione, minimizzando gli errori e prestando attenzione alla qualità e al controllo dei risultati;
  • flessibilità e adattabilità per modificare schemi mentali e comportamenti in base alle varie esigenze che si presentano;
  • logica e pensiero analitico per capire le situazioni, individuando le relazioni e valutare al meglio le conseguenze.
(Visited 10 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *