Chi era Ataturk

ataturkIl nome di battesimo di quello che viene considerato il padre della Turchia moderna è Mustafa Kemal, detto Ataturk, cioè padre dei turchi e Gazi, il vittorioso. È stato un generale, uomo politico e patriota turco, fondatore e primo presidente dell’attuale repubblica turca retta da Recep Erdogan. La carriera militare inizia sotto l’egida del decadente Impero Ottomano, alla vigilia dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Combatte contro l’Italia nella guerra di Libia nel 1911-1912 e soprattutto si distingue nella prima guerra mondiale, in particolare nella vittoriosa battaglia di Gallipoli, una delle più sanguinose e cruente del conflitto. Fu però dopo la guerra e in seguito all’armistizio e alla pace di Versailles che Mustafa Kemal assunse la guida del suo popolo.

Insoddisfatto del comportamento del sultano Mehmed VI, che aveva accettato tutte le clausole imposte dai vincitori (Inghilterra, Italia, Usa e Francia) che prevedevano sostanzialmente uno smembramento dell’impero ottomano e una riduzione sostanziale del territorio turco, Ataturk non si diede per vinto e pronunciò il proclama di Amasya, di condanna del governo e a favore dell’unità del paese.

Nell’aprile del 1920 riunì ad Ankara una grande assemblea nazionale, che lo elesse presidente, e come primo atto disconobbe la pace di Sevres, che assicurava a Italia, Grecia e gli altri alleati un controllo di una parte sensibile dell’attuale territorio turco. Grazie a una serie di brillanti vittorie contro i greci, riuscì a imporre loro l’armistizio.

Ne nacque un nuovo nazionalismo turco, che abolì il sultanato ottomano, dando semplicemente al califfo dei poteri solamente spirituali. Abilissimo in diplomazia, venne a patti con l’Italia e le altre potenze europee firmando la pace di Losanna, nel 1923, che assicurava la completa indipendenza e integrità territoriale della Turchia. Fece pertanto proclamare la nascita della repubblica Turca, diventando il dominus e presidente effettivo, grazia anche al ruolo svolto dal suo partito e spostando la capitale in Ankara, al centro del paese, per controllare meglio la situazione politica.

Ataturk finita questa fase bellicosa, si dedicò a consolidare la crescita del proprio paese, inaugurando una lunga stagione di pace, avviando rapporti di pace con la Russia, destinati a logorarsi, con la Grecia, la Romania e la Iugoslavia. Fu inoltre favorevole a una pace duratura con Iraq, Iran e Afghanistan, rappresentando un forte modello di stabilizzazione dell’area.

In politica interna Ataturk esercitò in modo franco ed efficace tutti i poteri che gli aveva conferito la Costituzione, ispirandosi al modello di sviluppo occidentale, desideroso di elevare la Turchia al rango di quelle che venivano considerate le potenze dell’epoca. Impose pertanto delle riforme che riguardarono tutti gli aspetti della vita religiosa, civile e politica del paese.

L’aspetto più importante e che crea frizioni anche oggi, con il partito dei fratelli musulmani di Erdogan, con forti aspirazioni islamiste, e perciò visto con sospetto dall’Occidente, è che nel 1938 dichiarò l’Islam come una religione qualunque, facendola cessare dal ruolo di religione di stato. Fu introdotto l’uso del turco in luogo dell’arabo per i riti pubblici, fu sostituita la domenica al venerdì come giorno festivo, si stabilì la limitazione del numero delle moschee e il divieto ai ministri di culto di vestire abiti religiosi al di fuori degli stessi edifici.

Fu Ataturk il primo a dare inizio alle repressioni delle minoranze linguistiche come i curdi, ma le repressioni riguardavano anche le leggi religiose, sostituite da quelli civili. Ovunque l’insegnamento fu unificato: si usò l’alfabeto latino al posto dei segni arabi, introdusse delle società storiche e linguistiche incaricate di portare a termine questo processo di occidentalizzazione, che colpi e favori in qualche modo le donne. Nel 1934 l’assemblea nazionale gli conferì il titolo di Ataturk. Il suo ruolo è stato sempre visto in modo ambivalente: il suo carattere duro e intransigente non ha certo favorito la democratizzazione del paese, perché ha comunque conferito all’esercito il ruolo di guardiano delle istituzioni laiche. Ruolo che ha portato a numerosi colpi di stato, come l’ultimo di venerdì 15 luglio 2016.

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