Cavour e l’unità d’Italia

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Camillo Benso conte entrò nell’accademia militare nel 1820 e la frequentò fino al 1826, uscendone con il grado di ufficiale del genio. Dopo qualche anno, convinto che i doveri della disciplina militare non si accordavano con il suo carattere indipendente, lasciò la carriera per dedicarsi all’agricoltura e alle scienze economiche e sociali. Viaggiò moltissimo, visitando vari paesi e prendendo contatti con i maggiori esponenti del liberalismo dell’epoca, finchè, formatosi una solida preparazione economica e politica, rientrò a Torino nel 1835, stabilendosi a Leri ed accudendo all’amministrazione dei beni della famiglia. Giornalista brillante e polemista, prese viva parte alla preparazione dei giovani contro l’Austria, voluta da Carlo Alberto, appoggiando su Il Risorgimento da lui fondato con Cesare Balbo , le idee del sovrano e una politica costituzionale antiaustriaca.

Cavour: tra finanza, scienza e arte militare

Eletto deputato per il collegio di Torino alla I legislatura e ritornato al parlamento nella III del 1849, anche dopo la sconfitta svolse la sua azione con coerenza di dirittura. Nella discussione per la legge contro il foro ecclesiastico  sostenne il principio dell’autorità dello stato da conciliarsi con la dignità della Chiesa ed il rispetto per la religione. Nell’ottobre del 1850 egli entrava a far parte del ministero D’Azeglio quale ministro per l’Agricoltura; attivissimo e accentratore, a quello dell’Agricoltura unì poi anche il ministero delle Finanze. Manifestatasi in Parlamento un’opposizione conservatrice, si accostò al Rattazzi, uomo di sinistra, facendolo eleggere presidente della Camera. Alle dimissioni del governo, il re confermò la sua fiducia al D’Azeglio che formò un nuovo gabinetto, escludendo il Cavour. Si trattava però di una breve assenza dal governo. Dopo pochi mesi — su designazione dello stesso D’Azeglio, il missionario Cavour ritornava al potere da trionfatore, quale presidente del Consiglio e ministro delle Finanze. Lo spirito di libertà economica che lo animava, gli permise, nonostante le opposizioni anche violente o chiassose dei suoi oppositori, di realizzare un’ardita e completa riforma legislativa, che certo accrebbe il prestigio sabaudo In Italia, già alto per la rapida restaurazione delle forze armate piemontesi e per il riordinamento delle finanze. Il governo presieduto da Cavour si apprestava intanto ad un intervento contro la Russia per la questione orientale: intervento che fu possibile per l’ottima situazione militare, economica e parlamentare del piccolo paese nonostante l’incomprensione e l’opposizione dovute principalmente alle classi aristocratiche e conservatrici dl Torino che, per la volontà del nuovo sovrano Vittorio Emanuele II e per la genialità del suo ministro, finirono per essere messe a tacere. Creatasi così intorno alla corona ed al governo una forte solidarietà ed un’unica volontà. fu definitivamente deciso e realizzato il glorioso inter-vento In Crimea (1835) col quale II C., ridato tutto Il prestigio all’esercito piemontese — che si coprì di gloria alla Cernaia — ebbe agio di stringere rapporti con la Francia e l’Inghilterra e portare alla Conferenza Internazionide di Parigi (1856) la causa dell’indipendenza italiana, denunciando l’intollerabile supremazia austriaca nella penisola.

Le battaglie e le vittorie fino all’Unità d’Italia

Il 20 e II 21 luglio del 1858 C. si incontrava con Napoleone III a Plombiéres gettando le basi per una alleanza che doveva permettere al Piemonte la conquista del Lombardo-Veneto in una guerra contro l’Austria. Il grande evento era ormai imminente. Cavour ne curava la preparazione minuziosamente con frequenti contatti con tutti gli esponenti liberali della penisola e guadagnando alla sua causa uomini repubblicani come Manin, Mazzini e Garibaldi, che aderì alla Società Nazionale, organo politico di Cavour per l’unità sotto la corona sabauda. Nel 1859 scoppiò la guerra contro l’Austria e Cavour nella sua qualità di ministro degli Esteri, con mirabile attività unì a quella militare la sua azione diplomatica. Tuttavia non gli fu possibile evitare l’armistizio di Villa-franca tra Napoleone III e l’imperatore d’Austria, che parve distruggere la sua opera e dar torto alle sue previsioni. Crollato il suo sogno di conseguire la liberazione dell’Italia settentrionale e centrale, sì ritirò dal governo. Gli successe un Ministero Rattazzi- Lamarmora. Ma la sua assenza, durante la quale egli sedette all’opposizione parlamentare, fu di breve durata. Ritornato al potere nel gennaio del 1860, senza preoccuparsi dell’assenso o meno della Francia, con un’azione decisiva, realizzava l’unione della Toscana e dell’Emilia al Piemonte. Ormai il movimento unitario assumeva carattere nazionale e il Cavour con abilità somma, alternando la prudenza all’audacia, col pretesto di tutelare l’ordine e l’altrui diritto, appoggiò efficacemente la spedizione dei Mille. Dopo la liberazione di Palermo, assunse direttamente la responsabilità dell’azione politica e militare che, iniziata a Calatatafimi, doveva concludersi nell’ultima decisiva battaglia sul Volturno. L’Italia — escluso Venezia, il Veneto e Roma — era liberata. Il 14 marzo 1881 veniva proclamato il regno d’Italia.

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