Cavour e la politica estera: Alessandro Barbero

Cavour nell’aprile del 1854 accolse una proposta inglese a carattere non ufficiale per l’invio di un contingente di 15000 uomini in Crimea. La sua promessa al governo inglese non piaceva ai ministri del suo gabinetto, invero era assai gradita al Re che spingeva per un intervento. In realtà l’intervento militare del Piemonte fu assai limitato. I 15000 uomini del corpo di spedizione, furono tenuti a lungo in posizione di riserva e parteciparono solo alla battaglia della Cernalia, in cui subirono la perdita di una trentina di uomini. Mentre circa 2000 furono le vittime di un’epidemia di colera. Ma l’opinione pubblica piemontese e italiana accolse con entusiasmo le notizie dello scontro della Cernaia. Cavour, nel successivo 1855, accompagnò il Re nel viaggio ufficiale a Parigi e Londra, e nella capitale francese Napoleone III gli rivolse la famosa domanda: “che posso fare per l’Italia?”. Ma la guerra finì prima che la situazione fosse chiarita per il Piemonte. Gli alleati riluttavano ad ammettere il piccolo stato subalpino al congresso per la pace su una base di parità con gli altri paesi e Cavour, dopo un rifiuto di d’Azeglio di capeggiare la delegazione piemontese in condizioni poco chiare, dovette partire egli stesso per Parigi. Nel congresso, apertosi il 25 febbraio, ottenne la richiesta parità, ma in pratica si limitò alle sole questioni in cui il Piemonte era interessato.

L’attenzione delle grandi potenze era volta alla conclusione della pace, e Cavour, che intanto aveva stretto legami con i più intimi confidenti di Napoleone III, dal conte Arese al medico personale dell’imperatore, dottor Tonneau, solo dopo la firma del trattato, ottenne che si parlasse dei problemi italiani nella famosa seduta dell’8 aprile. Alle dichiarazioni moderate di Walewski fecero seguito aspre critiche del rappresentante inglese Lord Clarendon, specie contro il governo pontificio. Cavour mise in rilievo i pericolo derivanti per il Piemonte dall’instabilità politica provocata in Italia dalla politica dei governi reazioni e dall’occupazione, da parte austriaca, di territori pontifici. Non era molto e ancora meno apparve nella nota ufficiale della seduta. Cavour, deluso ed esasperato, tentò di trascinare l’Inghilterra nella guerra contro l’Austria, ma il disegno era assai improbabile vista l’alleanza maturata in segreto dalle tre potenze. Tuttavia l’opinione nazionale era sollevata al vertice dal fatto che per la prima volta le grandi potenze avevano riconosciuto, in certo modo, l’anormalità della situazione italiana; un’eco assai larga si ebbe anche negli ambienti liberali, e gli stessi governi di Londra e di Parigi si indussero a premere su Roma e Napoli affinché concedessero riforme e miglioramenti. Il Piemonte inoltre aveva tratto grande prestigio dal parlare a nome dell’Italia. Era il primo decisivo passo verso la costituzione del regno unitario.

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