Il caffè non è cancerogeno, parola di OMS

C’è un silenzioso compagno degli italiani, amato e riverito come pochi: il caffè. Su di lui però ci sono sempre state dicerie, informazioni distorte, malelingue. Il caffè è stato messo sul banco degli imputati per vari crimini contro la salute dell’uomo: per chi soffre di cardiopatie, per chi ha problemi ai reni o alle vie urinarie, per chi ha la pressione troppo alta e infine è stato persino accusato di essere cancerogeno. In alcuni casi c’è una verità: il caffè deve i suoi effetti stimolanti alla presenza della caffeina. Essa, come tutte le droghe, è stata largamente usata in medicina, perché ha un’azione farmacologica ampia, riconosciuta: ha una marcata azione diuretica e agisce sulla secrezione dei succhi gastrici, facilitando la digestione. Essa – come sappiamo – ha una notevole azione sul sistema nervoso centrale e viene utilizzata come stimolante della respirazione, del sistema circolatorio e delle funzionalità intellettive. La sensazione di “sveglia” e “rinvigorimento” è ben nota, come è noto il fatto che in dosi elevate essa possa creare insonnia, eccitazione, tremore, perfino convulsioni e aritmie cardiache da qui tutte le attenzioni mediche sull’abuso, tanto giustificate. A livello di comunicazione al pubblico si parla spesso di numero di tazzine di espresso, per cercare di limitarne il consumo.

Ma uno studio recente e forse definitivo commissionato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso la IARE (International Agency for Research on Cancer) ha rivisto alcuni risultati vecchi ormai di 25 anni fa che vedevano nel caffè un fattore cancerogeno. La ricerca ha messo insieme più di 500 studi, tesi a dimostrare una volta per tutte quali effetti abbia questa che rimane tra le bevande più consumate al mondo.
Per anni si è pensato che esso potesse essere causa di insorgenza di tumore al fegato o all’utero nelle donne, ma valutando un consumo medio di 3 o 4 tazzine al giorno, è venuto fuori che non ci sono assolutamente legami tra la bevanda e i casi registrati annualmente. Una buona notizia per tutti gli italiani, che spesso usano il caffè come bevanda di ristoro durante l’orario di lavoro. Il consiglio, raccomandano sempre i medici, è quello di moderarlo, limitandosi appunto a non più di 3 massimo 4 tazzine al giorno. A differenza di ciò che si crede va infine aggiunto che il caffè lungo, seppure meno denso dell’espresso, contiene più caffeina del caffè ristretto, abitualmente consumato da noi italiani. Analogo studio è in corso per stabilire gli effetti cancerogeni del the.

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