Armando Diaz, il generale della vittoria

Nei ritratti storici che ogni tanto presentiamo ai nostri attenti lettori, oggi parliamo di Armando Diaz, il generale napoletano che fu a capo dell’esercito italiano nel momento più difficile, quello della resistenza successiva alla disfatta di Caporetto. Prima di diventare generale era stato un ufficiale di artiglieria, partecipando come comandante di reggimento nella guerra contro l’impero Ottomano per il possesso della Libia. La sua brillante carriera lo portò al comando di un corpo d’armata nell’ora più delicata, la battaglia di Caporetto. Egli insieme a pochi altri salvò il suo esercito ripiegando in modo ordinato sulla linea del Piave, che divenne il nuovo fronte dopo aver ceduto su tutta la linea.

Il suo comandante superiore, il generale Cadorna, fu sostituito ed egli divenne comandante supremo dell’esercito nel novembre successivo alla disfatta, nel 1917. Il ruolo di Diaz è stato ampiamente riconosciuto dalla storia perché seppe infondere tranquillità e coraggio alle truppe prostrate dalla sconfitta. Soprattutto seppe individuare le cause di essa, frettolosamente indicate in una resa facile da Cadorna, definendo anche quali erano i punti deboli che avevano permesso al nemico di avanzare così tanto e penetrare nel territorio nazionale.

Il problema maggiore della sconfitta era stato sicuramente causato dalla mancanza di una tattica difensiva. L’esercito italiano fin dal primo giorno aveva impostato la guerra come offensiva, tanto che ne aveva lanciate in sequenza, conquistando di tanto in tanto qualche vetta poco significativa. Ma nei fatti l’avanzata italiana non era stata mai profonda, nello spirito della guerra di trincea. Alla fine comunque l’esercito dell’Austria-Ungheria temeva di credere da un momento all’altro. A furia di ricevere spallate l’imperatore Carlo, succeduto al vecchio Francesco Giuseppe, decise di ricorrere all’aiuto importante della Germania, che mise a disposizione un contingente moderno, fatto di agili squadre di assalto, capaci di infiltrarsi dietro le retrovie del nostro fronte.

Diaz si occupò principalmente di dirigere la guerra dal punto di vista delle condizioni morali e fisiche delle truppe, concedendo permessi, alzando il morale dei soldati e lasciando che il suo stato maggiore lavorasse in modo elastico, secondo quando suggeriva il campo di battaglia. Il giovane Pietro Badoglio in questo fu il suo principale collaborate.

Fu quindi grazie alla sua energia e alla sua capacità di motivare le truppe che l’Italia seppe riprendersi dal crollo del 2017 e arrivare alla resistenza del Piave, che fu attraversato durante l’offensiva che portò alla vittoria di Vittorio Veneto. Fu fatto senatore del regno e duca della Vittoria e si ritirò con la carica più alta per un militare, da Maresciallo d’Italia, non prima di aver fatto il Ministro della Guerra, il ruolo di garante dell’esercito verso la monarchia, nel primo governo Mussolini.

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