Ha ancora senso diventare avvocati?

La figura dell’avvocato, bisogna ammetterlo, ha ancora un certo fascino, anche se sono sempre di meno le opere cinematografiche e letterarie che lo ritraggono. Quando mi sono iscritto in giurisprudenza la mia idea era quella di diventare avvocato penalista, dopo la laurea ho notato che nella mia città c’erano 1200 avvocati e ho deciso di dedicarmi ad altro.

Ancora 10 anni fa, forse 15, la professione però era ben considerata, c’era una sorta di prestigio sociale nel farlo, maturato da decenni in cui gli avvocati avevano conquistato una solida posizione di rendita, situandosi a metà tra i legislatori e i cittadini, come un corpo intermedio simile a una casta sacerdotale, chiamata a interpretare un corpus legislativo imponente, contraddittorio e farraginoso.

avvocatiLe norme per diventare avvocati ogni tanto cambiano, perché cambiano i tempi e si evolvono le esigenze dei cittadini, sorgono nuovi diritti e alcuni comportamenti diventano usi. In generale gli avvocati hanno perso potere di contrattazione con la politica, anche se per lungo tempo sono stati la “classe” dominante all’interno del parlamento. Le recenti riforme in materia di avvocatura hanno tolto all’avvocato alcuni privilegi, nel tentativo – tra i tanti – di far sgomberare i tribunali di inutili cause che all’avvocato non dovrebbero nemmeno arrivare. Così ad esempio le separazioni e i divorzi oggi possono anche passare attraverso altri strumenti, così come è necessario oggi cercare una soluzione stragiudiziale ancor prima di rivolgersi al giudice.

Chi vuole diventare avvocato deve quindi sapere cosa l’aspetta: una selva dove in tanti sgomitano per trovare cause e contenzioni, spesso utilizzando posizioni di rendita derivate dall’appartenere a una famiglia storica di avvocati o da lavorare in determinati ambiti e luoghi. Tutte le indagini svolte tra i giovani avvocati (inferiori a 40 anni) denunciano il fatto che fare la professione a determinate condizioni è troppo costoso. I costi di mantenimento dello studio sono aumentati, l’iscrizione all’albo richiede sempre maggiori costi di contribuzione previdenziale, sono state eliminate le tariffe minime che hanno scatenato una gara al ribasso tra avvocati, come se ci trovassimo di fronte a un mercato rionale dove la tutela viene proposta a prezzi ridicoli. I giovani tengono duro, ma denunciano anche il fatto che la professione è organizzata per tutelare gli anziani, che hanno ancora un grosso potere decisorio negli organi associativi.

Ci sono settori dove però l’avvocatura è ancora importante e può regalare soddisfazioni sia di carattere professionale, sia di carattere personale. La nostra società è profondamente cambiata: viviamo in un’epoca nella quale l’economia è caratterizzata da servizi, la privacy è una chimera, il fisco incrocia banche dati e apre contenziosi, spesso si ha a che fare con “terminali” piuttosto che persone. Nell’ambito del commercio si lavora in tutto il mondo, stanno svanendo le cause di eredità dei terreni, rimangono invece in piedi tutte le cause fallimentari, quelle assicurative, la sicurezza sul lavoro. Il consiglio, per chi ancora spera di diventare avvocato, è quello di armarsi di pazienza sapendo che se non si è in una posizione di favore (scotta dirlo, ma è la verità) bisogna aspettare anche una decina d’anni per raggiungere la piena indipendenza economica.

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