Il bonapartismo di ieri e di oggi

Come suggerisce il nome, il termine bonapartismo indicò in Francia un partito politico che si fece assertore e rappresentante dei diritti al trono di Francia e dei privilegi ad esso collegati, derivati da Napoleone Bonaparte alla sua famiglia, con l’intento di restaurare il potere della famiglia.

renziQuando Napoleone uscì di scena, il partito bonapartista si consolidò di fronte alla restaurazione monarchica dei Borboni, sostenuta dai vincitori della Francia e trovò numerosi seguaci nell’esercito, nella burocrazia e tra i piccoli proprietari terrieri. Sembrò che la sua funzione di resistenza alla monarchia dovesse esaurirsi al momento della morte di Napoleone (1821), invece esso riprese vigore nelle rivoluzioni degli anni ’30 e ’40 dell’Ottocento, trovando in Luigi Napoleone l’erede ideale per portare avanti le pretese dinastiche. Luigi Napoleone aveva fallito più di un tentativo di guidare un moto insurrezionale, ma nonostante ciò aveva intuito che tra il popolo il mito dell’imperatore era molto vivo. Quando nel 1848 fu instaurata la repubblica, in seguito alla brave dittatura di Cavaignac, Luigi Napoleone Bonaparte si presentò come candidato alle elezioni presidenziali uscendone trionfalmente eletto. Egli si valse del potere esecutivo per instaurare un governo autoritario personale, rinsaldando il partito bonapartista. Tanto che nel 1851 con un colpo di stato si fece imperatore, proclamandosi Napoleone III. Dopo questo avvenimento, il bonapartismo come movimento politico aveva cessato le sue funzioni e fatto venire meno le sue aspirazioni originarie. Il secondo impero cadde nel 1870, come sappiamo, e con esso finì anche il movimento politico. Il bonapartismo si indebolì sempre di più a scapito dei movimenti popolari, come il socialismo, che era intervenuto col suo carico di rivendicazioni determinate dai grandi cambiamenti sociali della Francia, diventata una potenza industrializzata.

In politica, nel linguaggio filosofico e dottrinale, il termine bonapartismo è usato, oltre che per identificare una forma di governo in cui, esautorato il potere legislativo, cioè il parlamento, si attua la subordinazione di ogni potere all’esecutivo guidato da una personalità carismatica (come fu Napoleone III prima del colpo di stato) anche – e soprattutto oggi – in riferimento a una politica estera espansionistica, che al di là degli specifici obiettivi di espansione, ha lo scopo di consolidare all’interno un regime che sta traballando, grazie a operazioni esterne di puro prestigio. Ad esempio, come accadde con il regime militare argentino che scatenò la guerra delle Falkland. In Italia, la pubblicistica ha spesso usato il termine in riferimento alla politica interna, tacciando di bonapartismo quei presidenti del consiglio che hanno guidato in modo carismatico l’esecutivo, influenzando in maniera decisiva il voto del Parlamento (Craxi, Berlusconi e da ultimo Matteo Renzi sono stati definiti a più riprese “bonapartisti”).

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