Stalin: la propaganda del tiranno

stalin e la propaganda

Quando Stalin compì 50 anni, nel dicembre del 1928, una celebrazione sfarzosa lo presentò al popolo russo come il messia, discepolo dell’adorato Lenin e suo profeta. Fu l’inizio del culto della personalità, che sarebbe continuato anche dopo la sua morte. Attraverso la propaganda, la storia russa venne riscritta: Stalin, e non Troscky, sarebbe stato il più stretto collaboratore di Lenin durante la Rivoluzione d’Ottobre, e nell’immaginario collettivo egli crebbe non solo spiritualmente ma anche fisicamente, visto che la sua modesta statura (poco più di un metro e sessanta) aumentò di oltre 20 cm nelle statue a grandezza naturale che gli furono dedicate. Al popolo, Stalin, non doveva apparire come un tiranno crudele ma come un’amabile e rassicurante figura paterna. La frase ‘grazie, caro compagno Stalin, per la nostra felice infanzia!’ appariva in tutte le scuole e gli asili, e i bambini cantavano continuamente lo slogan nel corso delle celebrazioni. Il titolo ‘padre’ fu ripreso da quello che si riservava ai preti (peraltro cacciati ed eliminati in tutta l’Unione Sovietica) e associato esclusivamente a Stalin. E fu questo ‘Padre Stalin’, adorato e venerato dal popolo, che pianificava la morte di milioni di loro.

Stalin contro il nazismo dopo l’alleanza con la Germania

Alla fine degli anni Trenta, Stalin poteva contare su ben pochi alleati a causa del sistema comunista  inconciliabile con quella delle democrazie occidentali. Dopo il tentativo fallito di firmare un’alleanza militare anti-tedesca con Inghilterra e Francia, decise di allearsi con la Germania nazista con cui aveva un interesse in comune: la spartizione della Polonia. L’Unione Sovietica, due anni più tardi la firma del patto di non aggressione, il dittatore russo fu preso in contropiede. Aveva ignorato gli avvertimenti di Churchill, fatto uccidere i disertori tedeschi che lo avevano avvisato dell’attacco imminente e rifornito la Germania di provviste fino al giorno prima. Si ritirò nella sua dacia per tre giorni, ignorando le chiamate al telefono, e rifiutandosi di vedere chiunque. Stava affrontando la brutale realtà delle sue stesse azioni: si ritrovava con un esercito indebolito dalle sue stesse epurazioni che avevano eliminato 40.000 uomini e gran parte del corpo ufficiali. Dovette sentirsi solo di fronte alla spaventosa minaccia di Hitler e delle sue armate che stavano dilagando sul suolo dell’Unione Sovietica. Ma in quei drammatici momenti uscì la parte migliore del tiranno: la tenacia e la decisione a lottare che avrebbe trasmesso all’esercito e al popolo russo. All’esercito di Hitler che avanzava con la forza prorompente delle sue divisioni corazzate, le forze di Stalin seppero opporsi con eroica determinazione, combattendo fino all’ultimo sangue, metro dopo metro, per quattro lunghi anni. Scontri e assedi epici, come quello di Stalingrado o la battaglia di Kursk,  cosparsero il suolo della nazione del sangue di milioni di soldati e civili

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